Attuality and Society
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<<...nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l'importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti... così sei un vincente!>>
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Ernesto Che Guevara: la vera mentalità del comandate

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faresti meglio a dire, tutto il mondo politico e imprenditoriale...hehehe






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8/4/2005 3:40 PM
 
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l'ho visto il documentario su history channel...dice ke il che nn era certo uno stratega ma era un comandante valido e carismatico,il primo della linea,nn diceva mai fate ma diceva facciamo...e nn abusava mai del proprio potere!!insegnò anke a leggere e scrivere ai suoi uomini!!







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8/4/2005 4:05 PM
 
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qndo in bolivia un agente della cia comunicò al che prigioniero ke sarebbe stato giustiziato il che impallidi,poi si ricompose e disse "giusto,sciocco io,nn avrei mai dovuto farmi prendere vivo dagli americani...dica sl a mia moglie di essere felice e risposarsi,ai miei figli di lottare sempre fino alla vittoria x i propri ideali e a fidel ke vedrà ke la rivoluzione avrà successo nel mondo" l'agente della cia,ad un'intervista rilasciò ke si sentì obbligato ad abbracciarlo...e il soldato ubriacone boliviano ke dovette giustiziarlo,vedendo lo sguardo fisso e deciso del che(qllo sguardo ke è ora un'icona)nn riuscì a sparare e se ne andò,poi il che li disse "cosa fai codardo!stai solo uccidendo un uomo!" allora il soldato si voltò e sparò al che!!







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8/4/2005 6:03 PM
 
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Re:

Scritto da: ZebroticO 04/08/2005 15.40
l'ho visto il documentario su history channel...dice ke il che nn era certo uno stratega ma era un comandante valido e carismatico,il primo della linea,nn diceva mai fate ma diceva facciamo...e nn abusava mai del proprio potere!!insegnò anke a leggere e scrivere ai suoi uomini!!


lui era uno e gli uomini tanti, se li trattava veramente male lo accoppavano...






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8/7/2005 11:57 PM
 
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nn è vero!!tt gli altri comandanti(la maggiorparte)abusano di potere!!o trattano male i propri uomini...essendo comandanti nn vengono accoppati!!







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chiedo scusa m è scappato!!







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Re:

Scritto da: ZebroticO 07/08/2005 23.57
nn è vero!!tt gli altri comandanti(la maggiorparte)abusano di potere!!o trattano male i propri uomini...essendo comandanti nn vengono accoppati!!

quoto alla grande..se cè una cosa di cui il Cè poteva contare,era il rispetto e l'onore di tutto il suo "Esercito"ke non l'avrebbe mai tradito alle spalle!
..che alla fine era della normalissima gente..giusto ZebroticO?
..cioè insomma voglio dire ke non era di certo un Esercito formato da Professionisti..



















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8/8/2005 2:26 PM
 
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Re:

Scritto da: ZebroticO 07/08/2005 23.57
nn è vero!!tt gli altri comandanti(la maggiorparte)abusano di potere!!o trattano male i propri uomini...essendo comandanti nn vengono accoppati!!


certo, questo xkè non era un esercito vero e proprio ma preparato alla svelta, essendo una rivoluzione..e non combattendo x una "cosa" qualsiasi.






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8/25/2005 2:11 AM
 
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esatto...gli eserciti rivoluzionari nn sn mai formati interamente da militari...qllo della rivoluzione russa,per esempio, aveva però molti militari in rivolta al suo interno!!ma qllo cubano era fatto di volontari...cm il che!!







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9/6/2005 12:40 PM
 
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Re:

Scritto da: ZebroticO 25/08/2005 2.11
esatto...gli eserciti rivoluzionari nn sn mai formati interamente da militari...qllo della rivoluzione russa,per esempio, aveva però molti militari in rivolta al suo interno!!ma qllo cubano era fatto di volontari...cm il che!!

anche il Chè stesso era un volontario?? osta..questo lò ignoravo



















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9/10/2005 11:00 AM
 
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bè se nn volea non combatteva..






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3/9/2006 10:21 PM
 
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Re: Re:

Scritto da: koby54 06/09/2005 12.40
anche il Chè stesso era un volontario?? osta..questo lò ignoravo



era volontario nel senso che lui era di famiglia borghese, si è spogliato di tutti i suoi beni per fare il rivoluzionario, dopo essersi fatto una cultura marxista-leninista







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10/12/2007 6:51 PM
 
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ERNESTO "CHE" GUEVARA

Conosciuto per la sua crudeltà, fu lui uno dei primi
a impiantare le fucilazione di massa, come mezzo
per eliminare quelli che si opponevano ai suoi metodi
crudeli e sanguinari.
La sua guerriglia terrorista portò morte in diversi
punti dell’emisfero.
Da ricordare il suo testamento di odio, sangue e terrore,
riassunto nelle ultime parole del fatidico guerrigliero
(guerrafondaio), simbolo ancora per molti,
anche tra i “pacifisti”."Su tutte le cose dobbiamo
mantenere vivo il nostro odio ed incoraggiarlo fino
al prossimo …",”… "l'odio come fattore di lotta,
l'odio intransigente verso il nemico che porta l'essere
umano oltre i suoi limiti e lo trasforma in un
freddo e selettivo macchinario per uccidere."
Di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel
1928, Ernesto Guevara De La Serna detto
"CHE. In Guatemala viene a conoscenza delle
precarie condizioni di fame e miseria delle
popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura
Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti
interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala,
viene inviato un contingente militare
statunitense a rovesciare il dittatore. Comincia
così un odio smisurato da parte del "CHE"
verso gli Stati Uniti. In una notte del 1955,
Guevara incontra in Messico un giovane avvocato
cubano in esilio che si prepara a rientrare
a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in
sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei
"guerriglieri sanguinari" e la volontà di espropriare
il dittatore Batista dal territorio cubano.
Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e
altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, auto nominatosi
comandante di una colonna di combattenti,
si fa notare per la sua crudeltà e determinazione
contro il nemico, anche quando
è inerme.
Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero
della sua unità, ruba per fame un pezzo
di pane ad un compagno. Senza processo o
interrogatorio, Guevara lo fa legare ad un palo
e giustiziare mediante fucilazione. Nel 19-
58 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del
regime di Batista a SANTA CLARA. Da lì a
presto il dittatore Batista fugge sconfitto e
Guevara viene nominato "procuratore" (boia)
della prigione della CABANA. La popolazione
cubana era in festa, non sapevano che i
successori di Batista avrebbero portato molti
più morti e disperazione che la speranza di
una vita migliore! L'ufficio in cui esercita
Guevara, diventa teatro di torture e omicidi
tra i più efferati denunciati anche dall ONU e
da Amnesty international.
Secondo alcune stime, sarebbero state uccise
oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni
d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si
consideravano, al contrario del "CHE", democratici
e non violenti.

Nel 1960 il "pacifista" GUEVARA, istituisce
un "campo di concentramento" sulla penisola
di GUANAHA,dove trovarono la morte oltre
50.000 persone colpevoli soltanto di non
condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"
!! Ma non sarà il solo campo,
altri ne sorgeranno come a Santiago di Las
Vegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud
est dell'isola dove sorge il campo Nueva Vida,
e nella zona di Palos dove istituisce il
campo Capitolo. Quest'ultimo è un campo
speciale per bambini sotto i 10 anni! Se una
persona si era resa colpevole di reato a sfondo
politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia.
La maggior parte degli internati veniva
lasciata con addosso le sole mutande, le
celle non erano mai pulite, li lasciavano marcire
per anni nei propri escrementi in attesa di
fucilazione o torture indicibili. Guevara non
perde tempo a mettere in pratica il
suo"modello sovietico". Successivamente gli
fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria
e presidente del BANCONACIONAL,
la Banca centrale di Cuba. Elogia ( Anche
se è ignorante in materia economica, tantochè
la banca presto fallì, i soldi sparirono e migliaia
di famiglie rimasero fregate da Guevara)
l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro
ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa
casa colonica in un quartiere residenziale
a l'AVANA. Impone la povertà forzata
alla popolazione mentre lui vive nel lusso più
abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA.
La vita "comoda" e l'ozio ammorbidiscono
il guerrigliero Guevara; mette su
qualche chilo e passa il tempo tra un party e
le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia
grossa e la pesca d'altura. In omaggio a
Lenin, chiama il suo primogenito Vladimir.
Nel suo testamento, da buon allievo della
scuola Maoista-Leninista del Terrore elogia
l’odio come metodo per fare dell’ uomo uno
strumento di morte. Queste idee sono frutto
dello stesso uomo che per oltre 30 anni è stato
falsamente mitizzato come simbolo di pace e
uguaglianza, di amore per il prossimo e di
fratellanza. Guevara si adopera a diffondere
sistematicamente la guerriglia in giro per il
mondo. Nel 1963 è in Algeria dove si unisce
a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore
di popolazioni civili. Il suo continuo
desiderio di diffusione per la lotta armata, lo
porta del 1967 in Bolivia dove si allea col
Partito Comunista Boliviano ma non riceve
alcun appoggio da parte della popolazione locale,
nessuno di loro si unisce alla sua unità
di guerriglieri. Isolato e braccato, Ernesto
Guevara De La Serna detto "CHE", viene
catturato dai miliziani locali boliviani e giustiziato
il 9 ottobre 1967. Molti lati di questa
vicenda non furono mai chiariti come non si
saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel
Castro nella morte del "CHE". Dopo la sua
morte, Fidel Castro ricopriva la carica di massima
autorità al governo di Cuba ancora vigente
ai giorni nostri. Di tutto questo orrore
sopra descritto non si è mai saputo niente di
ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano
del 1980.




Intervista di Libero ad Alina,figlia del dittatore cubano
di Barbara Romano

Così parla Alina riguardo
al padre, contro il quale ha messo
in atto una guerra sul filo della voce,
condotta via etere dalle frequenze
di una emittente radiofonica di Miami.
Grazie alle sue parole sarà possibile
rendersi conto della reale situazione
cubana e delle condizioni in cui attualmente
stanno versando i molto più
che 75 prigionieri politici catturati da
Fidel.
Dove si trovano?
"Sono confinati in delle carceri isolate.Hanno diritto al massimo a due ore di visita ogni tre mesi e non
possono avvalersi di cure mediche di alcun tipo".
Prigioni vicine all'Avana?
"Fuori dai centri abitati, talmente lontane che ogni visita diventa una crociata".
Da quanto tempo sono lì?
"Da marzo, sono stati messi dentro lo stesso giorno in cui è scoppiata la guerra in Iraq.Castro ha approfittato
del fatto che l'attenzione fosse tutta concentrata a Bagdad, ha capitalizzato la distrazione collettiva
per mettere a segno l'ultimo suo crimine".
Alina, che cosa sta succedendo a Cuba?
"Quello che succede da 44 anni.Le ultime tre fucilazioni non sono nulla di nuovo per i cubani. E' che
Fidel negli ultimi anni aveva dato l'impressione di un'apertura democratica...
Ma lui fa sempre così.Apre uno spiraglio che sembra l'inizio della ricostruzione della società civile.Li
fa andare avanti per tre anni e poi, quando individua bene chi sono e che cosa stanno facendo,li fa mettere
in galera.E fa subito marcia indietro".
A Cuba si giustiziano con la fucilazione persone indiziate di
reato senza un regolare processo!
Al punto da far fucilare tre ragazzi, come è successo ai sequestratori del traghetto cubano ad aprile?
"Sono gli ultimi rantoli del regime, quando un dittatore è in declino diventa ancora più violento.E' successo
anche in Spagna con Franco".
Il regime di Fidel Castro è in agonia?
"Se non è agli ultimi giorni, agli ultimi anni sicuramente".
E perché non cade?
"Perché la dittatura si sostiene con l'appoggio esterno".
E l'appoggio di chi?
"Prima era la Russia".
E oggi?
"L'Europa".
Chi in Europa è dalla sua parte?
"I governi europei sono sempre stati tanto ingenui da credere che si potesse arrivare a un dialogo con
Castro per portare Cuba verso la democrazia.A questo va aggiunto un diffuso sentimento antiamericano
in Europa".
Ma quali sono i Paesi europei che sostengono Fidel?
"L'Italia fa affari con Cuba, per esempio, nel settore della telefonia.Principalmente la Spagna, l’ Olanda
con l'industria metallurgica, la Francia con il turismo, Israele ha degli alberghi a Cuba, la Germania con
industrie di ogni tipo".
E cosa deve fare l'Europa per fermare l'escalation di violenza a Cuba?
"In questo mio viaggio in Europa io ho scoperto una cosa interessante, che nessuno sa quello che dovrebbe
fare, ma tutti hanno molto chiaro quello che non faranno".
Cioè?
"Nessuna pressione, nessuna interruzione delle relazioni diplomatiche,tanto meno degli affari che intrattengono
con il regime castrista".
E gli Stati Uniti?
"Hanno esattamente lo stesso atteggiamento.L'embargo, del resto, è tutto un bluff".
Perché?
"Perché sono gli americani oggi i soci più importanti di Cuba. Tre mesi fa 350 agricoltori hanno presentato
i loro prodotti alla fiera dell'Avana, ma nonostante tutto questo il mondo crede che la miseria
cubana sia colpa dell'embargo.E né gli Stati Uniti, né l'Europa hanno fatto quello che avrebbero dovuto
fare con Castro. Per questo sono qui".
Per quale ragione esattamente?
Per informare la gente della realtà cubana, approfittando che per qualche magia sia venuta alla luce l'ultima
ondata repressiva con le relative esecuzioni".
Perché, ce ne sono state altre di cui il mondo è all'oscuro?
"Un'infinità.Mio padre è un assassino.Ha mandato a morte 18.000 persone in 44 anni di regime".
Ma per anni non si erano più raggiunti tali picchi di violenza a Cuba.
"Ricordate che Castro è un politico, astuto anche,con un apparato di propaganda davvero eccellente".
E lui non ha pensato che queste ultime esecuzioni potevano compromettere quell'immagine più
"democratica" che ha tanto faticosamente costruito?
"Castro crede di essere così potente che non gliene importa niente degli effetti che i suoi crimini possono
provocare sull'opinione pubblica,perché lui sa di riuscire a manipolarla, anche quella straniera, come
e quando vuole.Lo conosco bene, è mio padre".
Quando ha saputo che era suo padre?
"A dieci anni".
Da chi?
"Da mia madre".
Che effetto le ha fatto sapere che era la figlia di Fidel Castro?
"Era l'unico uomo che frequentava casa, non mi ha sorpreso più di tanto:ma non ci ho messo molto a
capire che non era tanto normale".
In che senso non era normale?
"Le sembra normale un padre che si fa vivo solo alle due di notte?Un padre c'è anche di giorno, aiuta i figli
a fare i compiti, li porta a fare la spesa,con il mio queste cose non esistevano proprio".
Con che assiduità frequentava la sua casa?
"Dipende. A suo capriccio: in certi periodi c'era spesso, in altri raramente,certi giorni non si faceva vedere
affatto.Quando ero piccola devo dire che l'ha frequentata molto".
Che rapporto aveva con lui?
"Gli piaceva moltissimo giocare.Lui era molto abile con le mani,gli piacevano le bacchette cinesi".
E cosa le diceva da bambina?
"E' passato troppo tempo.Uno non può vivere emotivamente con una doppia faccia.Io mi sento cubana,
madre ed esule, molto più che figlia di Fidel".
Che immagine ha conservato di suo padre?
"Nessuna".
Avrà in mente un volto quando pensa a lui...
"Non lo penso".
A quei tempi lui come era considerato dalla sua gente?
"A quell'epoca lui era un dio popolare.E da bambina mi dava fastidio vedere questa persona che parlava
per nove ore alla televisione.Siccome la gente sapeva che frequentava casa mia, mi usavano da intermediaria,
portandomi delle lettere da consegnargli".
Che lettere?
"Lettere che contenevano storie molto tragiche di gente morta, scomparsa, torturata..."
Secondo lei è cambiato il modo in cui è considerato da suo popolo?
"Completamente".
Oggi come è visto Fidel Castro a Cuba?
"Come un diavolo".
Tutta la popolazione lo vede così?
"Non tutti purtroppo.C'è molta gente che ancora crede nella propaganda.Hanno subito il lavaggio del cervello
con il giornale e due emittenti televisive che trasmettono solo programmi governativi".
Quando ha rotto con suo padre?
"E'stata una decisione personale che ho preso quando avevo 22 anni, nel '56".
E come glielo ha detto?
"Non gliel'ho mai detto.Gli ho tolto il saluto e basta".
Quando è stata l'ultima volta che lo ha visto?
"Un giorno nel suo ufficio, ero passata di lì qualche minuto".
Ricorda che vi siete detti?
"Ma che ne so, non mi sveglio mica ogni giorno pensando a Fidel Castro..."
Libero, domenica 6 luglio 2003



NEL MONDO CUBA E’ SOLO UN PARADISO DI DONNE E
SIGARI, , PER I CUBANI IL MONDO E’ TUTTA QUELLA
LIBERTA’ CHE LORO NON HANNO MAI AVUTO .
COFI ANNAN
PRESIDENTE O.N.U




Dove nasce il “logo” del “Che”, talmente inflazionato che compare
sul sedere delle tartarughe imbalsamate
Chi era Ernesto Guevara senza “Che”
di Carlos Carralero e Joel Rodriguez

Era un professionista della guerra che
voleva sostituire il “vecchio uomo” con il
nuovo Ma chi era davvero Ernesto Guevara,
al di là di ogni appropriazione indebita
(il nomignolo “Che” significa per
l’appunto “mio”) del personaggio? Un
uomo di pace costretto a fare la guerra
per difendere il suo popolo? Oppure, un
assetato di potere che sfruttò cinicamente
la guerra per la sua carriera politica?
Nessuno dei due, si direbbe. Nel
senso che per lui la guerra non era un
“necessario passaggio” verso altro, ma
una vera e propria “ragione di vita".
Nella sua esistenza rivoluzionaria non
smise mai di ripetere uno slogan, che
oggi diremmo simile a quello di alcuni
fanatici terroristi ‘alla Osama Ben Laden':
“Il rivoluzionario deve imparare a odiare
e a uccidere, uccidere, uccidere".
Proprio così, “matar, matar, matar” ripetuto
tre volte come una cantilena di
morte. Come dimostra anche la sua storia,
diventata mito fin dall’incontro con
Castro del 1956, in cui Guevara fu scelto
da Fidel come “medico della guerriglia".
Raccontano i guerriglieri, che durante
il primo combattimento alla Sierra
Maestra, Guevara lanciò violentemente
la valigetta dei medicinali dicendo:
“Datemi il fucile". La freddezza era ciò
che lo definiva. Il suo più grande merito
era la volontà di lottare contro l’asma
cronica cui era soggetto, ma il dramma
della sua personalità consisteva nel fatto
che lui “proiettava” la malattia sul
presunto nemico. Questa forma fredda
di concepire la vita lo portò, non solo a
diventare implacabile col nemico, ma
anche a sacrifi
care la vita di molti altri esseri umani, i
propri compagni di battaglia. L’indifferenza
del Che davanti al pericolo della
terza guerra mondiale è un elemento
importante in quest’analisi. Lui pensava
di costruire un mondo a sua immagine e
somiglianza: l’uomo nuovo, sopra le ceneri
dell’umanità distrutta. “Bisogna creare,
uno, due, tre...tanti Vietnam": questo
il suo messaggio alla Ticontinentale,
raduno di rivoluzionari del “Terzo mondo”
svoltosi a Cuba nel 1966. Era un appello
alla violenza, all’odio: sapeva bene
che lì si disegnava un piano di terrore
contro l’Occidente. Paradossalmente,
però, Che Guevara nacque veramente
quando morì. Accadde in Bolivia, occasione
in cui l’esercito locale, uccidendolo,
fece un ottimo servizio a Castro, al
comunismo internazionale e anche ai
violenti del Sessantotto: fu da allora che
il Che divenne il simbolo dell’ “eroe morto
per raggiungere la giustizia sociale”
(dimenticando tutti quelli che lui aveva
ucciso) e quindi un pretesto alla violenza.
Probabilmente, se non fosse stato
“santificato” dalla morte in Bolivia, Guevara
avrebbe fatto la fine di tanti stretti
collaboratori di Castro, eliminati da quest’ultimo
perché “facevano ombra” all’unico
dittatore: Santamaria, Frank Pais,
José Antonio sono alcuni dei grandi nomi
scomparsi, che i cubani conoscono e
che la storia collocherà un giorno nel
posto giusto. L’unico a sopravvivere fu il
fratello di Castro, una figura insignificante
e fedele fino alla morte a Fidel.
Discorso analogo per i russi, che non lo
vedevano di buon occhio, perché aveva
avuto l’arroganza di criticare, una volta,
il loro operato. Realtà, queste, che vengono
tenute accuratamente nascoste dai
complici del castrismo in Occidente e
Dove nasce il “logo” del “Che”, talmente inflazionato che compare
sul sedere delle tartarughe imbalsamate
Chi era Ernesto Guevara senza “Che”
di Carlos Carralero e Joel Rodriguez
altrove. Insomma, così come il Guevara
vivo creava interferenze, il Guevara
morto sarebbe diventato ottimo materiale
per l’opera di strumentalizzazione di
Castro e dintorni. E così fu: Castro si impadronì
del simbolo per la sua propaganda
e ai russi faceva comodo che ci fosse
soltanto il fidato Fidel, oppressore del
proprio popolo che ha venduto l’anima al
diavolo stalinista pur di detenere il potere
eterno. Prima di morire, Guevara inviò
il suo messaggio chiave al raduno dei
rivoluzionari di Asia, Africa e America Latina.
E le sue furono ancora parole di odio
e di morte. Sapeva, tra l’altro, che lì
si disegnava un piano di lotta violenta
contro l’Occidente e contro gli americani.
E oggi, molti di noi esuli da Cuba si chiedono
perché i cubani morti per difendersi
dalla “giustizia rivoluzionaria” non
hanno diritto almeno allo stesso omaggio
che è toccato a Guevara e ai suoi
compagni cubani morti per portare la
guerriglia in Bolivia. La Cuba castrista,
che è stata sempre un Centro Internazionale
di propaganda comunista, esportando
e incoraggiando violenza, non solo
ha allenato alla guerriglia, ma ha anche
mandato in guerra per il mondo migliaia
di giovani cubani, costretti a partecipare
in conflitti lontani alla loro cultura e anche
alle loro coscienze . Inoltre, usando
Guevara come un prodotto turistico -
compare addirittura dipinto sul sedere
delle tartarughe cubane imbalsamate -
Castro e i suoi complici fanno propaganda
al comunismo. Mentre Fidel Castro,
maestro della strumentalizzazione politica,
continua ad innalzare la memoria di
Guevara nell’intento di far tornare il fervore
rivoluzionario ormai addormentato,
il popolo cubano rimane nel buio della
propaganda. Non sa nemmeno cosa fa
l’opposizione perché essa è controllata e
repressa giorno e notte. E in Europa, un
gruppo di irresponsabili porta la bandiera
della pace assieme alle immagini di
Guevara. Saranno consapevoli del male
che stanno portando alla società? Secondo
me, sì. Far fare manifestazioni in nome
della pace portando un simbolo di
violenza, mi sembra un crimine più che
un’idiozia. E’ per questo che gli adulti italiani
devono insegnare ai giovani l’altra
parte della storia, ovvero, della vita. Fino
a portare luce sulla “zona diabolica”
che la strumentalizzazione non vuole far
vedere: la menzogna come mezzo per
fini malvagi. Quello che si percepisce
nelle manifestazioni dei “ p a c i f i s t i ”
(oppure quando certi giornalisti o politici
parlano alla televisione) è un messaggio
di pericolosa nostalgia, indirizzato a risvegliare
la zona addormentata della società
violenta del Sessantotto e degli anni
‘70. Una frustrazione quasi suicida. In
questi giorni, più che meravigliati, siamo
amareggiati nel vedere certi politici e
giornalisti buttarsi come avvoltoi sulla
materia morta degli errori degli uomini o
delle debolezze della democrazia, gonfiando
d’opportunismo la pancia delle loro
ambizioni politiche. Gli stessi che mai
faranno una critica ai regimi cinese, cubano,
coreano, parlano ad esempio della
prigione americana di Guantanamo, ma
non hanno l’onestà politica ed il coraggio
etico di parlare della “guantanamera”
prigione castrista, dove vengono deportati
i dissidenti del regime residenti all’Avana,
distanti 1000 km dai loro familiari.





“Cuba, un paese di lacrime e morte”
Dalla rivista mensile della Fondazione Nazionale
Cubano – Americana
20 Maggio 1992

• 266.000 uomini, donne e bambini in 241 tra prigioni e campi di concentramento;
• 2.000.000 di esiliati politici;
• 54.000 morti per motivi politici (12.486 fucilati);
• 52.000 “balseros” che hanno cercato di scappare dalla Cuba di Castro, solo 17.000 ce l’hanno
fatta (nel 1994, due anni dopo, dopo l’autorizzazione cubana di lasciare l’isola per chi
voleva, in agosto, piu di 35.000 persone si sono lanciate in mare in un atto suicida, su zattere
malamente costruite, provocando grande stupore sull’opinione pubblica internazionale);
• 54.000 minorenni incarcerati in 73 prigioni per minori
E questa era la situazione 12 anni fa !!!! Attualmente non ci sono cifre attendibili, quello che si sa è solo
una minima percentuale di quello che sta realmente accadendo a Cuba !!!


“Cuba, un paese di lacrime e morte”
Dalla rivista mensile della Fondazione Nazionale
Cubano – Americana
20 Maggio 1992
LISTA PARZIALE DEI PRIGIONIERI POLITICI ARRESTATI
NELL'ULTIMA ONDATA REPRESSIVA DEL REGIME COMUNISTA
CUBANO INIZIATA IL 18 MARZO 2003 PI= Giornalista indipendente
DH= Attivista di diritti Umani
B = Bibliotecario
Adolfo Fernandez Saínz (La Habana) Condanna 15 anni di prigione, Alejandro
González Raga (Camaguey) PI Condanna 14 anni di prigione, Alexis Rodríguez
Fernández (Santiago) Condanna 15 anni di prigione, Alfredo Domínguez Batista (Las
Tunas) Condanna 14 anni di prigione - ( “El Típico”, en Las Tunas), Alfredo Felipe
Fuentes (La Habana) Condanna 26 anni di prigione, Dr. Alfredo Pulido (Camaguey)
DH Condanna 14 anni di prigione, Angel Moya Acosta (Matanzas) Condanna 20 anni
di prigione, Antonio Augusto Villareal Acosta (Corralillo, VC) Condanna 15 anni di
prigione, Antonio Díaz Sánchez (C. Habana) Condanna 20anni di prigione, Ariel
Sigler Amaya (Matanzas) DH Condanna 25 anni di prigione, Arnaldo Ramos
Lauzurique (C. Habana) DH Condanna 18 anni di prigione, Arturo Pérez Alejo
(Manicaragua) DH Condanna 20 anni di prigione, Blas Giraldo Reyes Rodríguez,
(Santi Spíritus) Condanna 27 anni di prigione, Carmelo Díaz Fernández (C. Habana)
PI Condanna 15 anni di prigione, Claro Sánchez Altarriba (Santiago de Cuba)
Condanna 18 anni di prigione, Diosdado González Marrero (Matanzas) DH Condanna
20anni di prigione, Edel José García Díaz (C. Habana) PI Condanna 15 anni di
prigione, Eduardo Díaz Fleites (Pinar del Río) Condanna 21 anni di prigione, Efrén
Fernández Fernández (C. Habana) DH Condanna 12 anni di prigione, Fabio Prieto
Llorente (Isla de Pinos) PI Condanna 20anni di prigione, Félix Navarro Rodríguez
(Matanzas) Condanna 25 anni di prigione, Fidel Suarez Cruz (Pinar del Rio) DH
Condanna 20 anni di prigione, Guido Sigler Amaya (Matanzas) Condanna 20 anni di
prigione, Héctor Maseda Gutiérrez (C. Habana) PI Condanna 20 anni di prigione,
Héctor Palacios Ruiz (C. Habana) DH Condanna 25 anni di prigione, Héctor Raúl
Valle Hernández (San José de las Lajas, LH) DH Condanna 12 anni di prigione,
Horacio Julio Piña Borrego (Pinar del Río) DH Condanna 20 anni di prigione, Iván
Hernández Carrillo (Matanzas) PI / B Condanna 25 anni di prigione, Dr. Jorge Luis
García Paneque (las Tunas) PI / B Condanna 24 anni di prigione - ( “El Típico”, en Las
Tunas), Jorge Luis González Tanquero (Las Tunas) DH Condanna 20 anni di prigione
- ( “El Típico”, en Las Tunas), Jorge Olivera Castillo (C. Habana) PI Condanna 18
anni di prigione, José Daniel Ferrer ( Santiago de Cuba) DH Condanna 25 anni di
prigione, José Miguel Martínez Hernández (Quivicán, LH) Condanna 13 anni di
prigione, José Ramón Gabriel Castillo (Santiago) PI (ICD Press) Condanna 20anni di
prigione, José Ubaldo Izquierdo Hernández (La Habana) PI Condanna 16 anni di
prigione, Juan Carlos Herrera Acosta (Guantánamo) Condanna 20 anni di prigione,
Julio César Gálvez (C. Habana) PI Condanna 15 anni di prigione, Julio Antonio Valdés
Guerra (Granma) Condanna 20 anni di prigione, Leonel Grave de Peralta (Santiago de
Cuba) DH Condanna 20 anni di prigione, Léster González Pentón (Santa Clara, Villa
Clara) DH Condanna 20 anni di prigione, Librado Linares García (Villa Clara) DH
Condanna 20 anni di prigione, Luis Enrique Ferrer García (Las Tunas) Condanna 28
anni di prigione - ( “El Típico”, en Las Tunas, celda de castigo), Dr. Luis Milán
Fernández (Santiago) Condanna 13 anni di prigione, Dr. Marcelo Cano Rodríguez
(Ciudad Habana) Condanna 18 anni di prigione, Marcelo López Bañobre (C. Habana)
DH Condanna 15 anni di prigione, Mario Enrique Mayo Hernández (Camaguey) PI
Condanna 20 anni di prigione,Margarito Broche Espinosa (Caibarien, Villa Clara) DH
Condanna 25 anni di prigione, Martha Beatriz Roque Cabello DH. Condanna 20 anni
di prigione,Manuel Vásquez Portal (C. Habana) PI Condanna 18 anni di prigione,
Manuel Ubals González (Guantánamo) . Condanna 20 anni di prigione, Miguel Galván
Gutiérrez (Güines Habana) PI Condanna 26 anni di prigione, Miguel Sigler Amaya
(Matanzas) DH / B, Miguel Valdés Tamayo (C. Habana) PI Condanna 15 anni di
prigione, Mijail Barzaga Lugo (C. Habana) PI Condanna 15 anni di prigione, Nelson
Aguiar Ramírez (La Habana) DH Condanna 13 anni di prigione, Nelson Molinet
Espino (La Habana)DH Condanna 20 anni di prigione, Normando Hernández
González (Camagüey) PI Condanna 25 anni di prigione, Omar Pernet Hernández
(Villa Clara) Condanna 25 anni di prigione, Omar Rodríguez Saludes ( C. Habana) PI
Condanna 27 anni di prigione, Omar Ruiz Hernández (Santa Clara, Villa Clara) PI
Condanna 18 anni di prigione, Orlando Fundora Alvarez (C. Habana) DH Condanna
18 anni di prigione,Orlando Zapata Tamayo DH Condanna 18 anni di prigione,Oscar
Espinosa Chepe (C. Habana) PI . Condanna 20 anni di prigione,Osvaldo Alfonso
Valdez (C. Habana) DH Condanna 18 anni di prigione, Pablo Pacheco Ávila (Ciego de
Avila) PI Condanna 20 anni di prigione, Pedro Argüelles Morán (Camaguey)
Condanna 20 anni di prigione, Pedro Pablo Álvarez Ramos (Ciudad Habana) DH
Condanna 25 anni di prigione, Prospero Gaínza Agüero (Holguín) Condanna 25 anni
di prigione, Rafael Mollet Leyva (Isla de Pinos), Raúl Rivero Castañeda (C. Habana)
PI Condanna 20 anni di prigione, Regis Iglesias Ramírez (C. Habana) DH Condanna
18 anni di prigione, Reinaldo Labrada Peña (las tunas) . Condanna 6 anni di prigione -
( “El Típico”, en Las Tunas), Ricardo González Alfonso (Ciudad Habana) PI / B
Condanna 20 anni di prigione, Dr. Ricardo Silva (Santiago) DH Condanna 10 anni di
prigione, Roberto de Miranda (C. Habana) DH / B Condanna 20 anni di prigione,
Víctor Rolando Arroyo (Pinar del Río) PI / B Condanna 26 anni di prigione, Rafael
Benitez Chui Migdalia, Hernández Enamorado
Altri oppositori arrestati qualche mese prima: Dr. Oscar Elias Biscet González Condanna
25 anni di prigione
Rogelio M. Díaz Menéndez
Jesús Mustafá Felipe Condanna 25 anni di prigione






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10/12/2007 6:52 PM
 
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chiedo venia per la lunghezza del post, ma diverse cose si possono saltare...






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10/18/2007 5:16 PM
 
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rimpicciolito titolo discussione..






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