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"Il comportamento gay maschile è intrinsecamente rischioso."

Last Update: 2/18/2013 4:04 PM
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L’autorevole organizzazione di ricerche americana il NARTH ha dichiarato alla American Medical Association i seguenti risultati:

Il comportamento gay maschile è intrinsecamente rischioso.

Un altro serio argomento da considerare: il comportamento gay maschile è carico di rischi letali. Dire che qualcuno che ha un’attrazione verso lo stesso sesso è ancorato alla sua identità sessuale e non può cambiare, significa relegare quella persona in uno stile di vita che è molto più frequentemente associato a malattie a trasmissione sessuale, abuso di droga, depressione, pensieri suicidi e a fallimenti nelle relazioni.

Il fatto è che il comportamento e l’identità omosessuale possono realmente essere modificati, e in alcuni casi, c’è un sostanziale sviluppo di risposta eterosessuale. La AMA non raccomanderebbe che gli individui dipendenti dall’alcol continuino a bere, né sosterrebbe che gli alcolisti sono “nati con quei desideri” e non dovrebbero essere aiutati – quando richiedono un tale aiuto – nel modificare il loro comportamento indesiderato.

Quelli che seguono sono fatti concreti sulla pericolosità dello stile di vita gay: nel 1997, l’ International Journal of Epidemiology pubblicò i risultati dei tassi di mortalità fra i maschi omosessuali e bisessuali in Canada. Il rapporto fu svolto dal British Columbia Center for Excellence in HIV/AIDS, St. Paul's Hospital, Vancouver, Canada.

L’autore di questa indagine concluse: “In un importante centro canadese, l’aspettativa di vita all’età di 20 anni per gli uomini gay e bisessuali è da 8 a 20 anni inferiore rispetto agli altri uomini. Se lo stesso tasso di mortalità dovesse continuare, stimiamo che quasi la metà degli uomini gay e bisessuali che attualmente hanno 20 anni di età non raggiungeranno il loro 65simo compleanno. Nella migliore delle ipotesi, gli uomini gay e bisessuali di questo centro urbano hanno attualmente un’aspettativa di vita simile a quella che tutti gli uomini canadesi avevano nel 1871.” [9]

Una delle indagini più recenti sulle pratiche sessuali intrinsecamente rischiose degli omosessuali è stata pubblicata dal dott. John R. Diggs. Scrivendo in "The Health Risks Of Gay Sex” , il dott. Diggs rileva che gli uomini omosessuali contraggono la sifilide ad un tasso che è da 3 a 4 volte più elevato di quello degli eterosessuali. Inoltre, il rapporto anale mette gli uomini gay a forte rischio di cancro anale, e il rapporto anale è anche responsabile di emorroidi, lacerazioni anali, traumi anorettali e ritenzione di corpi estranei. C’è un tasso estremamente alto di infezioni parassitiche e altre infezioni intestinali tra uomini omosessuali che si dedicano a contatti orali e anali.

Secondo il dott. Diggs, un’indagine CDC del 1988 sugli omosessuali maschi ha scoperto che il loro comportamento sessuale era responsabile del 21% di tutti i casi di Epatite B. Questo è significativo se si considera che i gays sono solo il 2% della popolazione. [10]

Un rapporto CDC uscito nel Novembre 2003 indicava che l’infezione da AIDS tra i gays è in crescita in 29 stati. E, nel 2004, gli ufficiali sanitari di Seattle indicavano un livello crescente di cancro anale tra i maschi omosessuali.

Gli ufficiali sanitari sono anche preoccupati riguardo la pratica crescente di “barebacking," o "bug chasing" tra gli omosessuali. I bug chasers sono maschi gay che deliberatamente cercano di infettarsi con l’HIV. Questo è stato riportato nell’edizione dell’Aprile 2004 del Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes. [11]

Questa lettera è stata approvata da 39 professionisti nei campi della medicina, psicologia, psichiatria, assistenza sociale oltre che leaders laici membri del NARTH.







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5/12/2007 7:46 PM
 
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Psicoterapia. Ormoni. Preghiera. Coloro che vogliono “curare” l’omosessualità
stanno tornando all’attacco, magari sotto la mascherta di gruppi di “aiuto”.
Sapendo di non potere parlare di“guarire” ciò che anche ufficialmente non è una malattia, oggi parlano di “aiutare a fiorire”. Ma qualcuno ricorre ancora agli ormoni.
Abbiamo svolto un’inchiesta su chi sono e come agiscono i “guaritori”.

“Io sono diventato omosessuale per una madre castrante e un padre ostile. Sono stato in analisi per tre anni (narth.com) e ora sono felicemente sposato e quasi del tutto etero.
Guarire è possibile, ed io ne sono la prova. Rimanere omosessuale sarebbe stato come arrendersi. […]
Ora un gay penserà: "Questo mi sta dicendo che sono un fallito". No, sei solo uno che non è stato aiutato nel modo giusto. […]
L’aiuto giusto è un padre che ti dice che tu sei un uomo vero e che ce la puoi fare”.
Questa lettera anonima, reperita su Internet, porta alla luce un universo sotterraneo poco noto: quello delle promesse di cura degli omosessuali italiani. Chi sta “aiutando” l’anonimo gay che scrive a “diventare” eterosessuale?
Vediamolo assieme.

La sigla Narth, citata nella testimonianza, nasconde l’”associazione nordamericana per la ricerca e la terapia dell’omosessualità” ( http://www.narth.com/index.html ), fondata nel 1992 dal cattolico Joseph Nicolosi, che raccoglie un modesto gruppo di psichiatri e psicoanalisti che considerano l’omosessualità curabile con una terapia, (che “può durare anche anni”), battezzata riparativa, ricostitutiva o di riconversione.
Tale “terapia” nasce nei primi anni Ottanta dagli studi di Elisabeth Moberly, telogo inglese autoproclamatasi psicologa, e dal testo Homosexuality: a new Christian ethic (“Omosessualità: un’etica cristiana”) che, osservando l’omosessualità con pregiudizi cattolici, individua le sue cause in “incomprensioni” nel rapporto tra padre e figlio.
Nicolosi ha ripreso quegli studi e avrebbe individuato in una terapia psicanalitica (iniziazione alla mascolinità, superamento del falso “io”, ricomposizione del rapporto con il padre, attraverso la competizione e rapporti maschili non sessuali, biblioterapia, psicoterapia di gruppo, terapia del sogno, per arrivare alla trasformazione all’amore per una donna e altro) la possibilità di curare i gay trasformandoli in eterosessuali. Per questo si è appoggiato a personaggi come Charles Socarides, psicoanalista tradizionale che non ha mai accettato l’idea che l’omosessualità non sia una malattia.

Il sito del Narth non fornisce indirizzi email a cui scrivere (è invece molto chiaro su come donare denaro all’associazione!).
Spacciandomi per “Giovanni”, un “tipico” gay italiano in cerca di cura, invio un fax direttamente alla loro sede, in California, chiedendo se qualche terapeuta italiano sia in grado d’aiutarmi.
Mi risponde Dinah Finley, l’assistente amministrativo del Narth, dopo poche ore: “Sfortunatamente la nostra rete di terapeuti non include l’Italia […]. Se cerchi un terapeuta, chiedigli ‘Credi che l’omosessualità sia curabile?’ Se ti dice no, continua con il successivo, fino a quando troverai quello che ti darà la risposta che cerchi”.
Evidentemente non posso telefonare a tutti gli psicoterapeuti italiani. Siamo in un vicolo cieco. Che strada avrà mai seguito quindi il nostro “quasi etero” per trovare il suo guaritore?
“Fortunatamente” il sito del Narth è ricco d’informazioni anche su altri gruppi americani che cercano di curare gli omosessuali. Tra i più celebri ci sono Exodus http://www.exodus.to/ , Courage http://couragerc.net/ , e Living Waters http://www.livingwaters.com .
Queste organizzazioni, tutte cristiane, si limitano però ad invitare i gay al cambiamento raggiungibile con castità e preghiera.
Sui siti di tutte queste organizzazioni, oltre alla possibilità di donare denaro e acquistare gadget, si trovano innumerevoli testimonianze, anche tradotte in italiano, di ex omosessuali che, dopo un vissuto di misere, grazie alla fede e alla potenza di Dio hanno ritrovato la “retta via”.
Tuttavia nemmeno le organizzazioni citate, che sono le più conosciute, hanno (fortunatamente) sedi in Italia. Altro buco nell’acqua.

Che il nostro “quasi etero” sia passato da una libreria?
In Italia sono a disposizione almeno quattro testi di guaritori di gay. Di Joseph Nicolosi: Omosessualità maschile, un nuovo approccio (Sugarco, 1997) e Omosessualità, una guida per i genitori (Sugarco, 2003). Di Gerard van den Aardweg (un Nicolosi olandese) Una strada per il domani: guida all’(auto) terapia dell’omosessualità (Città nuova, 2004) e Omosessualità & speranza (Edizioni Ares, 1995).
Entrambi gli autori, richiamando l’uno i successi terapeutici dell’altro, sostengono che la condizione di omosessuale è di per sé infelice, che l’omosessualità non è innata ed è patologica, che l’amore omosessuale è falso e che potenti lobby gay influenzano gli studiosi, tanto da non permettere uno studio serio, scientifico e approfondito della cura dei gay (cfr. al proposito: http://it.gay.com/view.php?ID=19943).
I risultati e le proposte dei due autori, al dì là della fama che si sono creati, non sono considerati attendibili dalla comunità scientifica.
L’Apa, la maggiore associazione di psicologi americani, che dal 1973 non considera più l’omosessualità una malattia, in un documento [il numero 200001] condanna espressamente la cosiddetta terapia riparativa: “[gli ] sforzi di ripatologizzare l’omosessualità sostenendo che possa essere curata sono spesso guidati non da rigore scientifico o ricerca psichiatrica, ma, qualche volta, da forze religiose e politiche che si oppongono ai diritti civili di gay e lesbiche. […] La letteratura sulla terapia riparativa usa teorie che rendono difficile formulare una selezione scientifica dei criteri per le modalità di trattamento. La letteratura non solo ignora l’impatto dello stigma sociale […] è una letteratura che attivamente stigmatizza l’omosessualità”.
Anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha cancellato l’omosessualità dal suo Manuale dignostico delle malattie mentali, ma Nicolosi e compagni sembrano non essersene accorti.
In sostanza, non esiste alcuno studio su rivista scientifica che supporti la “terapia riparativa” o i tentativi di “curare” l’omosessualità.
L’unico intervento psicologico condiviso dalla comunità scientifica, per gli omosessuali, come dice Antonella Montano (in: Psicoterapia con pazienti omosessuali, McGraw-Hill 2000) è “un aiuto ed un accompagnamento all'accettazione e alla scelta di sé e come rilevarsi gay o lesbica”.

Ma torniamo al nostro quasi ex gay. Se si è informato in libreria, ed è attento, il testo Omosessualità maschile: un nuovo approccio potrebbe avergli aperto la strada per trovare un Nicolosi italiano.
Quel testo ha infatti la prefazione della dottoressa Chiara Atzori, medico infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, mentre le conclusioni sono di padre Livio Fanzaga, direttore di “Radio Maria”, “filosofo del diritto” e “docente presso la facoltà di bioetica - Ateneo pontificio Regina Apostolorum”.
Un vasto campionario dei loro interventi omofobi è reperibile con facilità sul web. Che il nostro quasi etero sia riuscito a contattarli?
Lanciamo l’esca: Giovanni e la sua triste lettera di gay in cerca di cura scrive a Fanzaga e alla Atzori. Il primo non risponde.
La dottoressa Atzori, la più celebre propagandatrice italiana del verbo di Nicolosi, che si è sempre rifiutata di farsi intervistare da “Pride”, questa volta risponde, con l’autorevole e-mail lavorativa della divisione malattie infettive ospedale Sacco di Milano, offrendomi il telefono di uno psicoterapeuta milanese, “persona preparata ed accogliente”.
Con parole accorte insiste però sul fatto che non esistono terapeuti che curino l’omosessualità, perché la stessa non è una malattia. è evidente che la dottoressa Atzori sa di muoversi su un terreno minato: un medico che fornisce terapie non scientifiche rischia infatti la radiazione dall’albo. Nella sua prudente mail, quindi, non c’è nulla di illegale: abbiamo avversari fanatici, ma accorti.
La Atzori mi conferma l’inesistenza di un Narth italiano, ma m’invita a un incontro informale con un gruppo di “gay in cammino verso l’eterosessualità”, offrendomi il volantino che pubblicizza un corso. Potevamo mancare?
Nel volantino sono presenti altri nomi di religiosi, come padre Ferdinando Colombo, docente universitario di teologia pastorale presso lo Studio teologico dei frati minori cappuccini della provincia di san Carlo in Lombardia (che tiene conferenze con titoli ameni come “Maschio e femmina li creò”), e di due “ex gay”.
In Italia la Atzori non è sola. A propagandare il verbo Nicolosi e a sostenere la “uscita” (visto che di “cura” non possono parlare apertamente) dall’omosessualità, alcuni crociati di comprovata fede cattolica: Mario Palmaro, Bruto Maria Bruti di Alleanza Cattolica (www.alleanzacattolica.org) e Arrigo Muscio, che collaborano con alcune televisioni per le rubriche "Preghiera e guarigione" e "Momento di fede". Nessuno di loro si è lasciato intervistare.

Ma dove sta lo scandalo? In fondo abbiamo scoperto solo un banale circuito d’individui con il vizio dell’omofobia. Il “Narth italiano” stesso si limita a pubblicizzarsi con il beneplacito di Radio Maria e dichiara esplicitamente (a scanso di denunce) di non offrire cure, ma solo speranze (per quanto vane) ad omosessuali disperati.
Ebbene, le cose non sono così semplici. In primo luogo perché, come dimostrerà la prossima intervista, la speranza di una cura per l’omosessualità può rivelarsi molto pericolosa.
Inoltre, sempre secondo l’Apa (in un’appendice al documento sopraccitato) la terapia di riconversione è rischiosa: “I rischi potenziali della terapia riparativa sono grandi, e includono depressione, ansietà e comportamenti autodistruttivi”, con un ritardo anche di anni nel processo di accettazione, unica “terapia” disponibile per l’omosessualità.
è per questi motivi che negli Usa sono nati gruppi di omosessuali vittime della “terapia riparativa”, che lottano perché l’inefficacia della stessa diventi di dominio pubblico. Sono gli “ex ex-gay”.
Recentemente questi gruppi hanno portato all’attenzione dei media la curiosa vicenda di due dei fondatori di “Exodus” (maschi entrambi) che, abbandonata l’associazione, ora sono felicemente in coppia.
Lo scandalo ha travolto “Exodus” e tutto il fenomeno degli “ex gay”.

Allora dove sta lo scandalo?
Sta in psicologi che nonostante un codice deontologico che li obbliga a seguire procedure scientifiche, indirizzano verso una terapia non scientifica.
Sta nel miscuglio tra scienza, moralismo e teologia spacciato come “la sola verità”.
Guardando poi più lontano, sta nel fatto che propagandare certi metodi è più che pericoloso: non era una teoria (pseudo) “scientifica” anche la supremazia biologica della razza, nel nazismo? Purtroppo però gli effetti sugli innocenti di quella nefasta teoria di fantasia sono stati estremamente reali..






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12/5/2008 2:29 PM
 
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discussione interessante che si era persa nella cartella, mi pare il caso di riportarla in auge..anche perché Upuaut aveva pubblicato un post interessante..






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12/5/2008 3:59 PM
 
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ma è solo un orientamento sessuale! perchè farla così lunga -non parlo a te, dico in generale.
se sono esposti a malattie come il cancro ed emorroidi, lo dovrebbe essere tutte le donne che lo praticano [il sesso anale]
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5/25/2010 6:46 PM
 
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Infatti mi sembra un discorso poco coerente con la realtà e l'oggettività delle cose.






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anche a me






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Re:
@Mimmi the Maneater@, 05/12/2008 15:59:

ma è solo un orientamento sessuale! perchè farla così lunga -non parlo a te, dico in generale.
se sono esposti a malattie come il cancro ed emorroidi, lo dovrebbe essere tutte le donne che lo praticano [il sesso anale]




Il Popolo delle Libertà ha promesso che nella prossima legislatura si batterà per la conquista dei diritti civili per i gay e le coppie di fatto,
contro la quale ci sarà l'opposizione di Monti e Casini.

Tutto questo discorso è interessante ma non fatevi confondere dalla propaganda
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