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Aldo Moro

Last Update: 2/25/2008 3:48 PM
2/25/2008 2:49 PM
 
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Biografia


1916: nasce il 23 settembre a Maglie, in provincia di Lecce.
1934: consegue la maturità classica al Liceo "Archita" di Taranto.
1938: si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Bari discutendo una tesi su "La capacità giuridica penale". La tesi, ripresa ed approfondita, costituirà la sua prima pubblicazione scientifica e lo avvierà alla carriera universitaria.
1939: viene pubblicata la sua tesi di laurea e diventa Presidente della
FUCI (Federazione Universitaria Cattolica).
1941: ottiene l'incarico di Filosofia del diritto e di Politica coloniale presso l'Università di Bari.
1942: pubblica "La subiettivazione della norma penale" e ottiene la libera docenza in Diritto Penale.
1943: fonda a Bari, con altri amici "La Rassegna" che uscirà fino al 1945.


La famiglia e la politica

1945: è un anno importante sul piano personale e professionale. Sposa Eleonora Chiavarelli, con la quale avrà quattro figli, diventa Presidente del Movimento Laureati dell'Azione Cattolica, è direttore della rivista "Studium" di cui sarà assiduo collaboratore, impegnandosi a sensibilizzare i giovani laureati all'impegno politico. Pubblica "Il Diritto".
1946: viene eletto all'Assemblea Costituente. Fa parte della Commissione dei "75" incaricata di redigere il testo costituzionale ed è relatore per la parte riguardante "i diritti dell'uomo e del
cittadino"
. E' anche vicepresidente del gruppo Dc all'Assemblea.
1947: si consolida l'impegno universitario. Pubblica "Appunti sull'esperienza giuridica: lo Stato e l'Antigiuridicità penale". Diventa professore straordinario di Diritto Penale all'Università di Bari.


Deputato

1948: nelle elezioni del 18 aprile viene eletto deputato al Parlamento nella circoscrizione Bari-Foggia. Viene nominato sottosegretario agli Esteri nel quinto Gabinetto De Gasperi.
1951: pubblica "Unità e pluralità di reati" e diventa Professore ordinario di Diritto Penale all'Università di Bari.
1953: viene rieletto al Parlamento e diventa Presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera dei Deputati.
1954: parallelamente alla attività politica, intensificatasi negli ultimi tempi, prosegue con impegno e dedizione gli studi giuridici. Pubblica, infatti, "Osservazioni sulla natura giuridica della execptio veritatis".


Ministro

1955: diventa ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni.
1956: Nel corso del VI Congresso nazionale della Dc che si svolse a Trento, consolidò la sua posizione all'interno del Partito. Fu infatti tra i primi eletti nel Consiglio nazionale del Partito.
1957: diventa ministro della Pubblica Istruzione nel governo ZOLI. Si deve a lui l'introduzione dell'educazione civica nelle scuole.
1958: rieletto alla Camera dei Deputati, è ancora ministro della Pubblica Istruzione nel secondo Governo Fanfani.
1959: VII Congresso della Dc che si svolge a Firenze. Gli viene affidata la Segreteria del Partito, incarico riconfermatogli anche dal successivo Congresso che si svolse a Napoli nel 1962 e che manterrà fino al gennaio del 1964.


Capo del Governo

1963: rieletto alla Camera, è chiamato a costituire il primo governo organico di centro-sinistra, rimanendo continuamente in carica come Presidente del Consiglio fino al giugno del 1968, alla guida di tre successivi ministeri di coalizione con il Partito socialista. Nel 1963 ottiene anche il trasferimento alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma, in qualità di titolare della cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura penale.
1968: viene rieletto alla Camera, ma le elezioni puniscono i partiti della coalizione e determinano la crisi del centro-sinistra. La sua posizione nel Partito appare, in questi anni, un po' decentrata. Dal
1970 al 1974, assume, anche se con qualche intervallo, l'incarico di ministro degli Esteri ( dal 1970 al giugno 1972 nel II e III ministero RUMOR; dal luglio 1973 al maggio 1974 nel IV e V ministero Rumor).
1974: ottobre, ritorna alla presidenza del Consiglio formando il suo IV ministero che dura sino al gennaio 1976 ( governo bicolore con il PRI).
1976: presiede il suo quinto ministero che ha però vita breve: febbraio 1976- aprile 1976.
E' un governo monocolore democristiano.
Nel luglio del 1976 viene eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc.


La fine

1978: il 16 marzo ALDO MORO viene rapito dalle Brigate Rosse e gli uomini della sua scorta barbaramente assassinati. E' un attacco al cuore dello Stato e alle istituzioni democratiche che Moro degnamente rappresentava.



Viene rapito mentre si stava recando in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del nuovo governo ANDREOTTI costituito con l'appoggio e l'ingresso del PCI nella maggioranza programmatica e parlamentare, da Moro ampiamente favorito. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, lo statista veniva ucciso dalle Brigate Rosse. Il suo corpo viene rinvenuto nel bagagliaio di un'auto in via Caetani, emblematicamente a metà strada tra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure.









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2/25/2008 2:59 PM
 
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Un martire della democrazia

Biografia politica




Aldo Moro nacque a Maglie, in Puglia, nel 1916 e meglio di chiunque altro seppe condurre la propria attività politica all’insegna della moderazione, del dialogo e della ricerca del compromesso e dell’accordo tra le diverse parti politiche.

Fin dai tempi dell’Assemblea Costituente Moro applicò il dialogo e la ricerca di convergenza tra le parti in causa nella sua opera politica.

Alla Costituente rappresentò la Democrazia Cristiana di cui era stato eletto deputato e si fece promotore delle istanze più solidali del gruppo vicino alle posizioni di Giorgio La Pira e di GIUSEPPE DOSSETTI; era il “personalismo cattolico” per cui il ruolo e la funzione dello Stato erano da vedere nel rispetto della persona umana: lo Stato era in funzione dell’uomo e del cittadino e non viceversa.

L’opera del giovane Aldo Moro fu di straordinaria utilità per l’evoluzione e la buona riuscita dell’Assemblea Costituente.

Fin dalla fine degli anni ’40 Moro ricoprì importanti cariche pubbliche politiche e di governo: fu sottosegretario, ministro ed infine segretario generale organizzativo dello “scudo crociato” dopo la disfatta fanfaniana nel secondo decennio degli anni ’50.

Dalla segreteria di Piazza del Gesù, Moro iniziò a tessere una sottile ragnatela di peculiari rapporti politici il cui compito principale era il contribuire, pur mantenendo inalterato il ruolo fondamentale della DC, allo sviluppo della democrazia italiana.

Moro, uomo di potere e di governo, capiva i limiti ed i disagi del sistema politico e sociale della Repubblica italiana, della salvezza e dello sviluppo dell’Italia repubblicana era sicuro a patto che esso avvenisse all’insegna del dialogo tra tutte le forze politiche democratiche e tutte le parti sociali ed economiche legittimate alla partecipazione a tale processo di convergenza democratica.

L’elemento cardine e lo spirito della politica morotea consistevano nel progressivo e lento “allargamento delle basi della democrazia” italiana coinvolgendo e legittimando tutte le forze politiche democratiche e figlie della Resistenza componenti “l’arco costituzionale”.

Ciò doveva avvenire senza colpire o minare la centralità democristiana, che nell’ottica di Moro era vista come elemento base per la salvezza del sistema; la DC era “condannata a governare” per il bene del nostro Paese e della nostra Democrazia.

In nome di tale interesse supremo Moro cadde come un martire, martire della civiltà e delle proprie idee, alle quali fu fedele fino alla fine proprio come altri due famosi Martiri, questi però della fede, a cui sembra giusto affiancare lo statista pugliese: San Thomas Bechet e San Tommaso Moro (mai nessuna omonimia fu più appropriata!).

La politica morotea diede i suoi primi frutti all’inizio degli anni ’60 quando l’allora segretario democristiano si fece portavoce, dopo l’esperienza tambroniana del 1959, della “apertura a sinistra”, ossia del coinvolgimento dei socialisti del PSI di Pietro Nenni, che dopo i fatti d’Ungheria del 1956 si erano allontanati dai comunisti rompendo l’unità d’azione con il PCI ed imboccando la strada dell’autonomismo, prima, con i governi presieduti da Fanfani, nell’area della maggioranza di governo, poi, con i governi presieduti dallo stesso Moro, l’ingresso di ministri socialisti nell’esecutivo.

Moro diede al suo centro-sinistra un’impronta più moderata nel campo economico e sociale rispetto all’esperienza fanfaniana, ma fu all’avanguardia per quanto riguarda gli equilibri politici.

Il centro-sinistra subì un duro colpo dal tentativo di colpo di stato del generale Giovanni De Lorenzo (Piano Solo) che pose fine alla fase propulsiva di tale formula politica di governo.

Tappe fondamentali dell’incontro tra democristiani e socialisti furono i congressi dei due partiti, rispettivamente a Firenze ed a Napoli ed al teatro La Fenice di Venezia, l’incontro tra Nenni e Moro al residence della Camilluccia ed infine la convenzione degli economisti della sinistra democristiana di Pasquale Saraceno a San Pellegrino.

L’incontro tra Nenni e Moro doveva riprendere il filo interrotto di un dialogo mai nato tra don Sturzo e Turati, unica possibilità, nel 1922, di sbarrare il passo alle camicie nere di Benito Mussolini.

Finita la spinta propulsiva del governo con i socialisti vi fu la bufera del 1968 con la contestazione studentesca e l’autunno caldo del 1969 con le lotte operaie.

Aldo Moro fu uno dei pochi politici a capire la portata storica di quegli eventi che, forse, egli stesso aveva contribuito a provocare, avendo addormentato, dopo il 1964, il centro-sinistra convincendo i socialisti a rinviare le riforme strutturali del sistema, riforme che tanto stavano a cuore a Riccardo Lombardi ed ad Antonio Giolitti, “a data da destinarsi”.

In risposta a tale ondata impetuosa di richieste di innovazione del sistema e della vita italiana, il moderatissimo Aldo Moro formulò una nuova teoria politica: il progressivo incontro con il Partito Comunista allora guidato da Enrico Berlinguer.

Ciò doveva avvenire in tre differenti e successive fasi: astensione di tutti i partiti dell’arco costituzionale, quindi compresi anche i comunisti, su di un governo monocolore democristiano; successivo voto favorevole dei sopracitati partiti nei confronti del medesimo governo ed infine la partecipazione diretta di esponenti di tutti i partiti dell’arco costituzionale ad un nuovo ed innovativo governo.

Le prime due fasi (astensione e voto favorevole) di tale programma politico si realizzarono realmente e Moro le diresse in qualità di Presidente della DC, la terza fase, invece, non si ebbe mai: per impedirla menti e braccia crudeli la soffocarono nel sangue dello stesso Moro, che la avrebbe dovuta guidare dal Quirinale, essendo il candidato naturale dei partiti democratici alla successione del Presidente della Repubblica, che proprio nel 1978 vedeva scadere il proprio mandato, Giovanni Leone nell’oneroso ed onorato compito di ricoprire la Somma Magistratura dello Stato.

Ancora oggi nella vita politica italiana c’è il ricordo di quella immane tragedia; mai la vita pubblica repubblicana fu così duramente scossa: aleggia tuttora il fantasma di via Fani.

In una calda primavera di vent’anni fa si consumò l’evento più tragico della storia della Repubblica italiana: un gruppo di terroristi composto da brigatisti rossi, dopo averne trucidato la scorta, rapì Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, e, dopo più di un mese di prigionia, lo uccise causando una ferita nel tessuto democratico del Paese che non è stata più sanata.

Non è intenzione delle seguenti pagine analizzare la vicenda Moro dal punto di vista giudiziario e non si vuole nemmeno formulare giudizi morali sul comportamento dei differenti attori della vicenda.

Le righe che seguiranno hanno come obiettivo una breve e sintetica analisi storica-politica degli eventi precedenti all’omicidio del leader DC e delle conseguenze che tale atto ebbe nella vita del Paese.

Le elezioni del 1976 avevano visto l’affermazione del PCI di Enrico Berlinguer che era giunto a sfiorare il sorpasso sullo storico avversario, la DC in quel momento guidata dal moroteo Benigno Zaccagnini: furono le elezioni dei due vincitori.

I comunisti si facevano portavoce di richieste di rinnovamento della politica nazionale e furono i primi ad affrontare la denuncia della “questione morale”, ossia della disinvoltura con cui molti politici agivano.

All’inizio degli anni ’70, a seguito del colpo di stato reazionario effettuato in Cile dal generale Pinochet, Berlinguer si era fatto promotore di un accordo di sistema tra le grandi culture politiche di massa: comunisti, cattolici e socialisti; il “compromesso storico”.

I principali interlocutori del leader comunista furono Moro ed il leader repubblicano Ugo La Malfa, entrambi sostenitori di un forte rinnovamento del sistema politico italiano.

Il “compromesso storico” doveva servire alla legittimazione del PCI potendo rendere possibile un’alternanza ed una alternativa anche nella vita politica italiana.

Si prospettava una soluzione di tipo tedesco: negli anni ’60 in Germania(RFT) vi era stata una “grande coalizione” tra democristiani e socialdemocratici la cui conclusione fu una serie di governi a guida socialdemocratica.

I governi Andreotti (DC) che si formarono dopo le elezioni del 1976 ebbero, in un primo momento l’astensione di tutti i partiti dell’arco costituzionale (DC, PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI) che successivamente, tranne i liberali che si espressero contro, tramutarono tale voto in voto favorevole.

A tale esperimento si opposero numerose forze, sia palesi, sia occulte, tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale.

La morte di Moro comportò la fine dell’esperienza della solidarietà nazionale e si assistette alla trasformazione dello scenario politico italiano.

Il ruolo riformatore dei comunisti italiani venne di molto ridimensionato(il PCI venne rimandato all’opposizione) e si affacciò nel panorama politico italiano l’on. Bettino Craxi il cui ruolo di “ago della bilancia” fruttò per tutti gli anni ’80 una notevole rendita di posizione.

Durante i cinquantacinque giorni del sequestro ci fu il dibattito e lo scontro tra la linea della fermezza e la linea favorevole alla trattativa: fu giusto non trattare, fare altrimenti sarebbe stato come legittimare, rinforzandole, le Brigate Rosse; ciò che è da condannare furono i ritardi e le omissioni che avrebbero potuto portare alla salvezza del Presidente democristiano.

Ancora oggi attorno al caso Moro esistono numerosi ed irrisolti misteri.

Non si sa neppure e non sembra, quindi, giusto esprimersi al riguardo nulla di preciso a riguardo della veridicità delle lettere inviate da Moro durante la prigionia.

Probabilmente ha ragione Alessandro Natta, anche se ciò può apparire di un grado di cinismo molto elevato, quando dice che la grande sfortuna di Moro, la cui sorte era ormai stata decisa al momento del rapimento, fu quella di non essere rimasto ucciso in via Fani, seguendo, così, il truce e tragico destino del maresciallo Oreste Leonardi e degli altri agenti della scorta.

Chi scrive, anche per ragioni anagrafiche, non può essere iscritto tra i nostalgici del compromesso storico ed è ben conscio dell’impossibilità e della difficoltà di avanzare ipotesi storiche postume, ma è altrettanto convinto che se la sorte dello statista DC, non avesse il dialogo tra i cattolici ed i social-comunisti, all’Italia ed agli italiani si sarebbero risparmiati i rampanti anni ’80, gli anni del craxismo imperante, della “governabilità craxiana” e del “successo senza moralismi”, alla fine dei quali gli Italiani si sono trovati pieni di debiti e con forti lacerazioni nel rapporto fiduciario tra cittadini ed istituzioni.

Sarebbe ora di poter trovare la verità conclusiva del caso Moro, appurando la verità e trovando tutti i responsabili di tale efferato atto di barbarie.

Aldo Moro e le altre vittime hanno il diritto di poter riposare in pace e gli italiani di conoscere la verità: lo sviluppo democratico dell’Italia non può avvenire mantenendo tali scheletri negli armadi.

Di Aldo Moro resta, come lo definì Papa Paolo VI, il ricordo di “un uomo mite e buono”, il cui pensiero politico è ora più che mai attuale ed utile all’Italia democratica e repubblicana.

2/25/2008 3:05 PM
 
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Il caso Moro


Il sequestro di Aldo Moro definito dalla BR "Operazione Fritz" è un caso unico non solo nella loro storia, ma in tutta quella della guerriglia in Occidente, comprese quelle semisecolari dell'IRA irlandese e dell'ETA basca. Un caso unico per cui sono stati scritti decine di libri, una letteratura che si arricchisce ogni anno, ricostruzioni storiche e saggi di fantapolitica. Giovani artisti hanno inventato "installazioni", si sono fatti film e spettacoli teatrali.

Le interpretazioni di quanto accaduto coprono una gamma che va dal "tutto è stato chiarito" delle plurime sentenze e delle versioni convergenti di Moretti e di Cossiga, con le BR uniche protagoniste, all'idea del complotto ordito dalla CIA e gestito in Italia dalla P2, sino al richiamo in prima pagina del "Corriere della Sera" per cui, secondo Franceschini, Moretti sarebbe appunto un infiltrato della CIA, ed è proprio Cossiga a difenderlo come autentico rivoluzionario.

Ma torniamo al 1978: La mattina del 16 Marzo Aldo Moro, presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, sta andando in Parlamento dove è in programma il dibattito sul nuovo governo, quello della solidarietà nazionale, con il Partito Comunista per la prima volta nella maggioranza. Un governo che lui ha voluto, convincendo i parlamentari democristiani pochi giorni prima in una storica riunione.

In via Fani, alle 9:02 l'agguato: il commando BR entra in azione. L’intera scorta (gli agenti di polizia Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e il vice brigadiere di polizia Francesco Zizzi) viene sterminata, l’onorevole Moro prelevato - insieme a 2 delle sue 5 abituali borse - e trasferito su una Fiat 132.

Il sequestro si protrae per 55 giorni durante i quali le BR emettono 9 comunicati e recapitano varie lettere autografe scritte da Moro ai familiari e a personalità del mondo politico e religioso.

Alle 12:30 del 9 Maggio, con una telefonata ad un amico della famiglia Moro, viene indicato il posto dove trovare il corpo di Moro. Verrà rinvenuto nel bagagliaio di una Renault 4 in via Michelangelo Caetani, nei pressi di via delle Botteghe Oscure (sede del PCI) e Piazza del Gesù (sede della DC).

Verso le 17:30 la famiglia Moro diffonde un comunicato: "La famiglia desidera che sia pienamente rispettata dalle autorità di stato e di partito la precisa volontà di Aldo Moro. Ciò vuol dire: nessuna manifestazione pubblica o cerimonia o discorso; nessun lutto nazionale, né funerali di stato o medaglia alla memoria. La famiglia si chiude nel silenzio e chiede silenzio. Sulla vita e sulla morte di Aldo Moro giudicherà la storia".
2/25/2008 3:09 PM
 
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I principali protagonisti dell’operazione



- Mario ‘Maurizio’ Moretti
- Valerio ‘Matteo’ Morucci
- Bruno ‘Claudio’ Seghetti
- Germano ‘Gulliver’ Maccari
- Anna Laura ‘Camilla’ Braghetti
- Barbara ‘Sara’ Balzerani
- Adriana ‘Alexandra’ Faranda
- Prospero ‘Giuseppe’ Gallinari
2/25/2008 3:12 PM
 
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"Operazione Fritz" - Cronologia del caso Moro


16 marzo, via Fani, Roma


- h. 9.02-9.05: il commando Br entra in azione. L’intera scorta (gli agenti di polizia Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e il vice brigadiere di polizia Francesco Zizzi) viene sterminata, l’on. Moro prelevato - insieme a 2 delle sue 5 abituali borse - e trasferito su una Fiat 132.

- Secondo la versione processuale fornita da Valerio Morucci, Moro viene trasferito subito nell’appartamento di via Montalcini 8 (l’unica “prigione” per tutti i 55 giorni del sequestro). In via Montalcini vivono stabilmente Anna Laura Braghetti e Germano Maccari (l’ing. Altobelli), affittuari del locale, mentre Mario Moretti e Prospero Gallinari vi fanno la spola.

- Due ore dopo l’agguato, il ministro dell’Interno Francesco Cossiga istituisce un Comitato tecnico-operativo per coordinare le ricerche e l’azione delle forze di polizia e sicurezza. Tutti i componenti di tale struttura figureranno iscritti negli elenchi della Loggia P2 di Licio Gelli.

- In quello stesso giorno al Viminale si decide di istituire un ulteriore “gruppo ristretto”, incaricato di gestire la crisi presso il ministero dell’Interno; il Parlamento non conoscerà l’esistenza né, tantomeno, l’attività di tale “gruppo”.

- L’attività del Comitato tecnico-operativo viene verbalizzata fino al 3 aprile: i verbali successivi, se esistono, non sono mai stati trovati.
2/25/2008 3:14 PM
 
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18 marzo



- Comunicato n°1 delle Br con allegata la foto di Moro nella “prigione del popolo”. Su segnalazione di due inquilini dello stabile, la polizia giunge nei pressi dell’appartamento di via Gradoli 96, bussa alla porta, non ottiene risposta e si defila. In quell’appartamento vivono Mario Moretti e Barbara Balzerani.



Comunicato n° 1 - Sequestro Aldo Moro

Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo ALDO MORO, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta di cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata. Chi è ALDO MORO è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino ad oggi il gerarca più autorevole, il "teorico" e lo "stratega" indiscusso di quel regime democristiano che da trent'anni opprime il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione imperialista di cui la DC è stata artefice nel nostro paese, dalle politiche sanguinarie degli anni '50, alla svolta del "centro-sinistra" fino ai giorni nostri con "l'accordo a sei", ha avuto in ALDO MORO il padrino politico e l'esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste. E' inutile elencare qui il numero infinito di volte che Moro è stato presidente del Consiglio o membro del Governo in ministeri chiave, e le innumerevoli cariche che ha ricoperto nella direzione della DC, (tutto è ampiamente documentato, e sapremo valutarlo opportunamente), ci basta sottolineare come questo dimostri il ruolo di massima e diretta responsabilità da lui svolto, scopertamente o "tramando nell'ombra", nelle scelte politiche di fondo e nell'attuazione dei programmi controrivoluzionari voluti dalla borghesia imperialista. Compagni, la crisi irreversibile che l'imperialismo sta attraversando mentre accelera la disgregazione del suo potere e del suo dominio, innesca nello stesso tempo i meccanismi di una profonda ristrutturazione che dovrebbe ricondurre il nostro paese sotto il controllo totale delle centrali del capitale multinazionale e soggiogare definitivamente il proletariato. La trasformazione nell'area europea dei superati Stati-nazione di stampo liberale in Stati Imperialisti delle Multinazionali (SIM) è un processo in pieno svolgimento anche nel nostro paese. Il SIM, ristrutturandosi, si predispone a svolgere il ruolo di cinghia di trasmissione degli interessi economici-strategici globali dell'imperialismo, e nello stesso tempo ad essere organizzazione della controrivoluzione preventiva rivolta ad annichilire ogni "velleità" rivoluzionaria del proletariato. Questo ambizioso progetto per potersi affermare necessita di una condizione pregiudiziale: la creazione di un personale politico - economico - militare che lo realizzi. Negli ultimi anni questo personale politico strettamente legato ai circoli imperialisti è emerso in modo egemone in tutti i partiti del cosiddetto "arco costituzionale", ma ha la sua massima concentrazione e il suo punto di riferimento principale nella Democrazia Cristiana. La DC è così la forza centrale e strategica della gestione imperialista dello Stato. Nel quadro dell'unità strategica degli Stati Imperialisti, le maggiori potenze che stanno alla testa della catena gerarchica, richiedono alla DC di funzionare da polo politico nazionale della controrivoluzione. E' sulla macchina del potere democristiano, trasformata e "rinnovata", è sul nuovo regime che essa ha imposto che dovrà marciare la riconversione dello Stato-nazione in anello efficiente della catena imperialista e potranno essere imposte le feroci politiche economiche e le profonde trasformazioni istituzionali in funzione apertamente repressiva richieste dai partner forti della catena: USA, RFT.
Questo regime, questo partito sono oggi la filiale nazionale, lugubremente efficiente, della più grande multinazionale del crimine che l'umanità abbia mai conosciuto. Da tempo le avanguardie comuniste hanno individuato nella DC il nemico più feroce del proletariato, la congrega più bieca di ogni manovra reazionaria. Questo oggi non basta. Bisogna stanare dai covi democristiani, variamente mascherati, gli agenti controrivoluzionari che nella "nuova " DC rappresentano il fulcro della ristrutturazione dello SIM, braccarli ovunque, non concedere loro tregua. Bisogna estendere e approfondire il processo al regime che in ogni parte le avanguardie combattenti hanno già saputo indicare con la loro pratica di combattimento. E' questa una delle direttrici su cui è possibile far marciare il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo, su cui sferrare l'attacco e disarticolare il progetto imperialista. Sia chiaro quindi che con la cattura di ALDO MORO, ed il processo al quale verrà sottoposto dal Tribunale del Popolo, non intendiamo "chiudere la partita" né tantomeno sbandierare un "simbolo", ma sviluppare una parola d'ordine su cui tutto il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo si sta già misurando, renderlo più forte, più maturo, più incisivo e organizzato.


Intendiamo mobilitare la più vasta e unitaria iniziativa armata per l'ulteriore crescita DELLA GUERRA DI CLASSE PER IL COMUNISMO.


Portare l'attacco allo stato imperialista delle multinazionali. Disarticolare le strutture, i progetti della borghesia imperialista attaccando il personale politico-economico-militare che ne è l'espressione.


Unificare il movimento rivoluzionario costruendo il partito comunista combattente.
2/25/2008 3:15 PM
 
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21 marzo



- Il Governo emana le norme d’emergenza antiterrorismo
2/25/2008 3:17 PM
 
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25 marzo




- Comunicato n°2: le Br hanno cominciato il “processo” contro Moro e la Dc; l’interrogatorio è condotto dal solo Moretti. Oltre a Moretti solamente Prospero Gallinari ha contatto con Moro.



25 Marzo 1978, Comunicato n° 2 - Sequestro Aldo Moro

l. - IL PROCESSO AD ALDO MORO
Lo spettacolo fornitoci dal regime in questi giorni ci porta ad una prima considerazione. Vogliamo mettere in evidenza il ruolo che nello SIM vanno ad assumere i partiti costituzionali. A nessuno è sfuggito come il quarto governo Andreotti abbia segnato il definitivo esautoramento del parlamento da ogni potere, e come le leggi speciali appena varate siano il compimento della più completa acquiescenza dei partiti del cosiddetto "arco costituzionale" alla strategia imperialista, diretta esclusivamente dalla DC e dal suo governo. Si è passati cioè dallo Stato come espressione dei partiti, ai partiti come puri strumenti dello Stato. Ad essi viene affidato il ruolo di attivizzare i loro apparati per luride manifestazioni di sostegno alle manovre controrivoluzionarie, contrabbandandole come manifestazioni "popolari"; più in particolare al partito di Berlinguer e ai sindacati collaborazionisti spetta il compito (al quale sembra siano ormai completamente votati) di funzionare da apparato poliziesco antioperaio, da delatori e da spie del regime. La cattura di Aldo Moro, al quale tutto lo schieramento borghese riconosce il maggior merito del raggiungimento di questo obiettivo, non ha fatto altro che mettere in macroscopica evidenza questa realtà. Non solo, ma Aldo Moro viene citato (anche dopo la sua cattura!) come il naturale designato alla presidenza della Repubblica. Il perché è evidente. Nel progetto di "concentrazione" del potere, il ruolo del Capo dello Stato Imperialista diventa determinante. Istituzionalmente i1 Presidente accentra già in sé, tra le altre, le funzioni di capo della Magistratura e delle Forze Armate; funzioni che sino ad ora sono state espletate in maniera più che altro simbolica e a volte persino da corrotti buffoni (vedasi Leone). Ma nello SIM il Capo dello Stato ed il suo apparato di uomini e strutture dovrà essere il vero gestore degli organi chiave e delle funzioni che gli competono. Chi meglio di Aldo Moro potrebbe rappresentare come capo dello SIM gli interessi della borghesia imperialista? Chi meglio di lui potrebbe realizzare le modifiche istituzionali necessarie alla completa ristrutturazione dello SIM? La sua carriera però non comincia oggi: la sua presenza, a volte palese a volte strisciante, negli organi di direzione del regime è di lunga data. Vediamone le tappe principali, perché di questo dovrà rendere conto al Tribunale del Popolo.

1955 - Moro è ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni.

1957 - Moro è ministro della Pubblica Istruzione nel governo ZoIi, retto dal Movimento Sociale Italiano.

1959-60 - Viene eletto segretario della DC. Sono gli anni del governo Tambroni, dello scontro frontale sferrato dalla borghesia contro il Movimento Operaio. La ferma resistenza operaia viene affrontata con la più dura repressione armata: nel luglio '60 si conteranno i proletari morti, massacrati dalla polizia di Scelba.

l963 - In quest'anno parte la strategia americana di recupero della frangia di "sinistra" della borghesia italiana con l'inglobamento del PSl nel governo, nel tentativo di spaccare il Movimento Operaio. E' la "svolta" del centro-sinistra e Moro se ne assumerà la gestione per tutti gli anni successivi come Presidente del Consiglio.

1964 - E' Presidente del Consiglio. Emergono le manovre del SIFAR, di De Lorenzo e di Segni, che a conti fatti risulterà un'abile macchinazione ricattatoria perfettamente funzionale alla politica del suo governo. Quando la sporca trama verrà completamente allo scoperto, come un vero "padrino" che si rispetti, Moro affosserà il tutto e ricompenserà con una valanga di "omissis" i suoi autori.

1965-68 - E' ininterrottamente Presidente del Consiglio.

1968-72 - In tutto questo periodo è ministro degli Esteri. La pillola del centro-sinistra perde sempre più la sua efficacia narcotizzante e riprende l'offensiva del Movimento Operaio con un crescendo straordinario. La risposta dell'Imperialismo è stata quella che va sotto il nome di "strategia della tensione".

1973-74 - È sempre ministro degli Esteri.

1974-78 - Assume di nuovo la Presidenza del Consiglio e nel '76 diventa Presidente della DC. E' in questi anni che la borghesia imperialista supera le sue maggiori contraddizioni e marcia speditamente alla realizzazione del suo progetto. E' in questi anni che Moro diventa l'uomo di punta della borghesia, quale più alto fautore di tutta la ristrutturazione dello SIM. Su tutto questo, ed altro ancora, è in corso l'interrogatorio ad Aldo Moro.

Esso verte: a chiarire le politiche imperialiste e antiproletarie di cui la DC è portatrice; a individuare con precisione le strutture internazionali e le filiazioni nazionali della controrivoluzione imperialista; a svelare il personale politico-economico-militare sulle cui gambe cammina il progetto delle multinazionali; ad accertare le dirette responsabilità di Aldo Moro per le quali, con i criteri della GIUSTIZIA PROLETARIA, verrà giudicato.

2. - IL TERRORISMO IMPERIALISTA E L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO
A livello militare è la NATO che pilota e dirige i progetti continentali di controrivoluzione armata nei vari SIM europei. I nove paesi della CEE hanno creato L'ORGANIZZAZIONE COMUNE D1 POLIZIA che è una vera e propria centrale internazionale del terrore. Sono i paesi più forti della catena e che hanno già collaudato le tecniche più avanzate della controrivoluzione ad assumersi il compito di trainare, istruire, dirigere le appendici militari nei paesi più "deboli" che non hanno ancora raggiunto i loro livelli di macabra efficienza. Si spiega così l'invasione inglese e tedesca dei super-specialisti del S.A.S. (Special Air Service), delle BKA (Bundeskriminalamt) e dei servizi segreti israeliani. Gli specialisti americani invece non hanno avuto bisogno di scomodarsi: sono installati in pianta stabile in Italia dal 1945. ECCOLA QUI L'INTERNAZIONALE DEL TERRORISMO. Eccoli qui i boia imperialisti massacratori dei militanti dell'IRA, della RAF, del popolo Palestinese, dei guerriglieri comunisti dell'America Latina che sono corsi a dirigere i loro degni compari comandati da Cossiga. E' una ulteriore dimostrazione della completa subordinazione dello SIM-Italia alle centrali imperialiste, ma è anche una visione chiara di come per le forze rivoluzionarie sia improrogabile far fronte alla necessità di calibrare la propria strategia in un'ottica europea, che tenga conto cioè che i1 mostro imperialista va combattuto nella sua dimensione continentale. Per questo riteniamo che una pratica effettiva dell'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO debba cominciare oggi anche stabilendo tra le Organizzazioni Comuniste Combattenti che il proletariato europeo ha espresso un rapporto di profondo confronto politico, di fattiva solidarietà, e di concreta collaborazione. Certo, faremo ogni sforzo, opereremo con ogni mezzo perché si raggiunga fra le forze che in Europa combattono per il comunismo la più vasta integrazione politica possibile. Non dubitino gli strateghi della controrivoluzione e i loro ottusi servitorelli revisionisti vecchi e nuovi, che contro l'internazionale del terrore imperialista sapremo costruire l'unità strategica delle forze comuniste.

Ciò detto va fatta una chiarificazione. Sin dalla sua nascita la nostra Organizzazione ha fatto proprio il principio maoista "contare sulle proprie forze e lottare con tenacia". Applicare questo principio, nonostante le enormi difficoltà, è stato per la nostra Organizzazione più che una scelta giusta una scelta naturale; il proletariato italiano possiede in sé un immenso potenziale di intelligenza rivoluzionaria, un patrimonio infinito di conoscenze tecniche e di capacità materiali che con il proprio lavoro ha saputo collettivamente accumulare una volontà e una disponibilità alla lotta che decenni di battaglie per la propria liberazione ha forgiato e reso indistruttibili. Su questo poggia tutta la costruzione della nostra Organizzazione; la crescita della sua forza ha le solide fondamenta del proletariato italiano, si avvale dell'inestimabile contributo che i suoi figli migliori e le sue avanguardie danno alla costruzione del PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.

Mentre riaffermiamo con forza le nostre posizioni sull'Internazionalismo Proletario, diciamo che la nostra Organizzazione ha imparato a combattere, ha saputo costruire ed organizzare autonomamente i livelli politico-militari adeguati ai compiti che la guerra di classe impone. Organizzare la lotta armata per il Comunismo, costruire il Partito Comunista Combattente, prepararsi anche militarmente ad essere dei soldati della rivoluzione è la strada che abbiamo scelto, ed è questo che ha reso possibile alla nostra Organizzazione di condurre nella più completa autonomia la battaglia per la cattura ed il processo ad Aldo Moro.

Intensificare con l'attacco armato il processo al regime, disarticolare i centri della controrivoluzione imperialista. Costruire l'unità del movimento rivoluzionario nel Partito Combattente.

Onore ai compagni Lorenzo Jannucci e Fausto Tinelli assassinati dai sicari del regime.




2/25/2008 3:19 PM
 
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29 marzo


- Lettera di Moro, la prima delle 28 che scriverà durante i 55 giorni di prigionia, a Cossiga: il leader Dc chiede al governo di trattare con le Br. La lettera dovrebbe rimanere segreta secondo la volontà dell’ostaggio, ma le Br decidono di renderla pubblica insieme al comunicato n° 3. Oltre alla lettera indirizzata a Cossiga, le Br fanno recapitare altre 2 lettere: una alla moglie Eleonora e l’altra all’amico Rana.


29 Marzo 1978, Comunicato n° 3 - Sequestro Aldo Moro

L'interrogatorio, sui cui contenuti abbiamo già detto, prosegue con la completa collaborazione del prigioniero. Le risposte che fornisce chiariscono sempre più le linee controrivoluzionarie che le centrali imperialiste stanno attuando; delineano con chiarezza i contorni e il corpo del "nuovo" regime che, nella ristrutturazione dello Stato Imperialista delle Multinazionali, si sta instaurando nel nostro paese e che ha come perno la Democrazia Cristiana. Proprio sul ruolo che le centrali imperialiste hanno assegnato alla DC, sulle strutture e gli uomini che gestiscono il progetto controrivoluzionario, sulla loro interdipendenza e subordinazione agli organismi imperialisti internazionali, sui finanziamenti occulti, sui piani economici politici militari da attuare in Italia, il prigioniero Aldo Moro ha cominciato a fornire le sue "illuminanti" risposte. Le informazioni che abbiamo così modo di recepire, una volta verificate, verranno rese note al movimento rivoluzionario che saprà farne buon uso nel prosieguo del processo al regime che con l'iniziativa delle forze combattenti si è aperto in tutto il paese. Perché proprio di questo si tratta. La cattura ed il processo ad Aldo Moro non è che un momento, importante e chiarificatore, della Guerra di Classe Rivoluzionaria che le forze comuniste armate hanno assunto come linea per la costruzione di una società comunista, e che indica come obbiettivo primario l'attacco allo stato imperialista e la liquidazione dell'immondo e corrotto regime democristiano. Aldo Moro, che oggi deve rispondere davanti ad un Tribunale del Popolo, è perfettamente consapevole di essere il più alto gerarca di questo regime, di essere il responsabile al più alto livello delle politiche antiproletarie che l'egemonia imperialista ha imposto nel nostro paese, della repressione delle forze produttive, delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori, dell'emarginazione e miseria di intere fasce di proletariato, della disoccupazione, della controrivoluzione armata scatenata dalla DC, e sa che su tutto questo il proletariato non ha dubbi, che si è chiarito le idee guardando lui e il suo partito nei trent'anni in cui è al potere, e che il Tribunale del Popolo saprà tenerlo in debito conto. Ma Moro è anche consapevole di non essere il solo, di essere, appunto, il più alto esponente del regime, chiama quindi gli altri gerarchi a dividere con lui le responsabilità, e rivolge agli stessi un appello che suona come una esplicita chiamata di "correità". Ha chiesto di scrivere una lettera segreta (le manovre occulte sono la normalità per la mafia democristiana) al governo ed in particolare al capo degli sbirri Cossiga. Gli è stato concesso, ma siccome niente deve essere nascosto al popolo ed è questo il nostro costume, la rendiamo pubblica. Compagni, in questa fase storica, a questo punto della crisi la pratica della violenza rivoluzionaria è l'unica politica che abbia la possibilità reale di affrontare e risolvere la contraddizione antagonista che oppone proletariato metropolitano e borghesia imperialista. In questa fase la lotta di classe assume per iniziativa delle Avanguardie rivoluzionarie la forma della Guerra. Proprio questo impedisce al nemico di "normalizzare la situazione" e cioè di riportare una vittoria tattica sul movimento di lotta degli ultimi dieci anni, e sui bisogni, le aspettative, le speranze che essa ha generato. Certo siamo noi a volere la guerra!


Siamo anche consapevoli del fatto che la pratica della violenza rivoluzionaria spinge il nemico ad affrontarla, lo costringe a muoversi, a vivere sul terreno della guerra; anzi ci proponiamo di fare emergere, di stanare la controrivoluzione imperialista dalle pieghe della società "democratica" dove in tempi migliori se ne stava comodamente nascosta. Ma, detto questo, è necessario fare chiarezza su un punto: non siamo noi a creare la "controrivoluzione". Essa è la forma stessa che assume l'Imperialismo nel suo divenire: non è un "aspetto ma la sostanza", l'imperialismo è controrivoluzione. Fare emergere attraverso la pratica della Guerriglia questa fondamentale verità è il presupposto necessario della Guerra di Classe nelle metropoli. In questi ultimi anni abbiamo visto snodarsi i piani della controrivoluzione; abbiamo visto le maggiori città italiane poste in stato d'assedio, lo scatenarsi dei "corpi speciali" e degli apparati militari del regime contro il proletariato e la sua avanguardia; abbiamo visto le leggi speciali, i Tribunali Speciali, i campi di concentramento; abbiamo visto l'attacco feroce alla classe operaia e alle sue condizioni di vita, l'opera di sabotaggio e repressione delle lotte dei berlingueriani e l'infame compito che si sono assunti per la delazione, lo spionaggio, la schedatura poliziesca nelle fabbriche. Ma abbiamo anche visto dispiegarsi il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo.


L'iniziativa proletaria non si è fermata, anzi si è estesa e ha assunto i contenuti e le forme della Guerra di Classe Rivoluzionaria. L'interesse del proletariato, l'antagonismo degli sfruttati verso il loro oppressore, i bisogni e la volontà di lottare per il Comunismo, vivono oggi nella capacità dimostrata dal MPRO di sferrare l'attacco armato contro il nemico imperialista. Questo bisogna fare oggi. Estendere l'iniziativa armata contro i centri economici-politici-militari della controrivoluzione, concentrare l'attacco sulle strutture e gli uomini che ne sono i fondamentali portatori, disarticolare a tutti i livelli i piani delle multinazionali imperialiste.


E' fondamentale pure realizzare quei salti politici e organizzativi che la guerra di classe impone, costruire la direzione del MPRO, assumersi la responsabilità di guidarlo, costruire in sostanza il Partito Comunista Combattente. Solo cosi è possibile avviarsi verso la vittoria strategica del proletariato. La violenza e il terrorismo dello Stato Imperialista delle Multinazionali, che si abbattono quotidianamente sul proletariato dimostrano che la belva imperialista possiede sì artigli d'acciaio, ma dicono anche che è possibile, colpirla a morte, che è possibile annientarla strategicamente. Come pure non incantano nessuno gli isterismi piagnucolosi di chi, intrappolato nella visione legalista e piccolo borghese della lotta di classe, si è già arreso ed ha accettato la sconfitta finendo inesorabilmente ad essere grottesco reggicoda di ogni manovra reazionaria.
Il MPRO è ben altra cosa, e il dispiegarsi della Guerra di Classe Rivoluzionaria lo sta dimostrando. Portare l'attacco allo Stato Imperialista delle Multinazionali. Estendere e intensificare l'iniziativa armata contro i centri e gli uomini della controrivoluzione imperialista.


Unificare il Movimento Rivoluzionario costruendo il Partito Comunista Combattente.



2/25/2008 3:20 PM
 
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30 marzo


- Le forze politiche confermano la linea della fermezza: non verrà intavolata alcuna trattativa con il partito armato.
2/25/2008 3:21 PM
 
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2 aprile


- Bologna: la seduta spiritica e l’indicazione della località Gradoli, uno degli episodi più grotteschi dell’intera vicenda. A questa fantomatica seduta, a cui partecipa – tra gli altri – anche il futuro Presidente del Consiglio Romano Prodi, lo spirito evocato compone sul tavolo le lettere G-r-a-d-o-l-i. I partecipanti alla seduta informano le forze dell’ordine che assediano il paese di Gradoli, in provincia di Viterbo, senza però trovare traccia di Aldo Moro. Gli investigatori sostengono che a Roma non esiste una via Gradoli. Anziché da uno spirito, l’indicazione arriva ai professori bolognesi probabilmente dagli ambienti vicini dell’autonomia.
2/25/2008 3:23 PM
 
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4 aprile


- Comunicato n° 4 e lettera di Moro a Zaccagnini: lo statista rinnova gli appelli alla trattativa. Nella Dc una minoranza favorevole al dialogo con il partito armato, capeggiata da Amintore Fanfani, prende contatti con il Psi di Bttino Craxi.


4 Aprile 1978, Comunicato n° 4 - Sequestro Aldo Moro

IL PROCESSO AD ALDO MORO


Moro afferma nelle sue lettere che si trova in una situazione "eccezionale" privo della "consolazione" dei suoi compari, e perfettamente consapevole di cosa lo aspetti. In questo una volta tanto siamo d'accordo con lui.
Che uno dei più alti dirigenti della DC si trovi sottoposto ad un processo popolare, che debba rispondere ad un Tribunale del Popolo di trent'anni di regime democristiano, che il giudizio popolare nella sua prevedibile durezza avrà certamente il suo corso, è una situazione che fino ad ora è stata "eccezionale". Ma le cose stanno cambiando. L'attacco sferrato negli ultimi tempi dal Movimento Proletario di Resistenza Offensivo contro le articolazioni del potere democristiano, contro le strutture e gli uomini della controrivoluzione imperialista, stanno modificando radicalmente questa situazione. Si sta attuando in tutto il paese, con l'iniziativa delle avanguardie combattenti, il PROCESSO AL REGIME che pone sotto accusa i servi degli interessi delle Multinazionali, che smaschera i loro piani antiproletari, che è rivolto a distruggere la macchina dell'oppressione imperialista, lo Stato Imperialista delle Multinazionali. Il processo al quale è sottoposto Moro è un momento di tutto questo. Deve essere quindi chiaro che il Tribunale del Popolo non avrà né dubbi né incertezze, quanto meno secondi o "segreti" fini ma saprà giudicare Moro per quanto lui e la DC hanno fatto e stanno facendo contro il movimento proletariato.


La manovra messa in atto dalla stampa di regime, attribuendo alla nostra organizzazione quanto Moro ha scritto di suo pugno nella lettera a Cossiga, è stata subdola quanto maldestra. Lo scritto rivela invece, con una chiarezza che sembra non gradita alla cosca democristiana, il suo punto di vista e il nostro. Egli si rivolge agli altri democristiani (nella seconda lettera che ha chiesto di scrivere a Zaccagnini e che noi recapitiamo e rendiamo pubblica, li chiama tutti per nome), li invita a prendersi le loro responsabilità presenti e passate (le responsabilità che essi dovranno assumersi di fronte al Movimento Rivoluzionario, e che nel corso dell'interrogatorio il prigioniero sta chiarendo, sono ben altre da quelle accennate da Moro nella sua lettera), li invita a considerare la sua posizione di prigioniero politico in relazione a quella dei combattenti comunisti prigionieri delle carceri del regime. Questa è la sua posizione che, se non manca di realismo politico nel vedere le contraddizioni di classe oggi in Italia, è utile chiarire che non è la nostra.


Abbiamo più volte affermato che uno dei punti fondamentali del programma della nostra Organizzazione è la liberazione di tutti i prigionieri comunisti e la distruzione dei campi di concentramento e dei lager di regime. Che su questa linea di combattimento il movimento rivoluzionario abbia già saputo misurarsi vittoriosamente è dimostrato dalla riconquistata libertà dei compagni sequestrati nei carceri di Casale, Treviso, Forli, Pozzuoli, Lecce etc.
Certo perseguiremo ogni strada che porti alla liberazione dei comunisti tenuti in ostaggio dalla Stato Imperialista, ma denunciamo come manovre propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far credere nostro ciò che invece cerca di imporre: trattative segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti.


Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro andrà regolarmente avanti e non saranno le mistificazioni degli specialisti della controguerriglia psicologica che potranno modificare il giudizio che verrà emesso.
Compagni, il proletariato metropolitano non ha alternative.
Per uscire dalla crisi deve porsi a risolvere la questione centrale del potere.
USCIRE DALLA CRISI VUOL DIRE COMUNISMO!


Vuol dire: ricomposizione del lavoro manuale e intellettuale; organizzazione della produzione in funzione dei bisogni del popolo, del "valore d'uso" e non più del "valore di scambio", vale a dire dei profitti di un pugno di capitalisti e di multinazionali.


Tutto questo è oggi storicamente possibile.


Necessario e possibile!


E' possibile utilizzare l'enorme sviluppo raggiunto dalle forze produttive per liberare finalmente l'uomo dallo sfruttamento bestiale, dal lavoro salariato, dalla miseria, dalla degradazione sociale, in cui lo inchioda l'imperialismo.
E' possibile stravolgere la crisi imperialista in rottura rivoluzionaria e questa ultima in punto di partenza di una società che costruisce ed è costruita da UOMINI SOCIALI, mettendo al suo centro l'espansione e la soddisfazione crescente dei molteplici bisogni di ciascuno e di tutti.
L'Imperialismo delle multinazionali è l'Imperialismo che sta percorrendo fino in fondo, ormai senza illusioni, la fase storica del suo declino, della sua putrefazione.
Non ha più nulla da proporre, da offrire, neppure in termini di ideologia.
La mobilitazione reazionaria delle masse, in difesa di se stesso, che sta alla base della sua affannosa ricerca di consenso, non può appoggiarsi in questa fase su nessuna base economica.


La controrivoluzione preventiva come soluzione per ristabilire "la governabilità delle democrazie occidentali" si smaschera ora come fine a sé.
LA FORZA E' LA SUA UNICA RAGIONE!


La congiuntura attuale è caratterizzata dal passaggio dalla fase della "pace armata" a quella della "guerra".


Questo passaggio viene manifestandosi come un processo estremamente contraddittorio, che contemporaneamente si identifica con la ristrutturazione dello Stato Imperialista delle Multinazionali.


Si tratta quindi di una congiuntura esternamente importante la cui durata e specificità dipendono dal rapporto che si stabilisce tra rivoluzione e controrivoluzione: non è comunque un processo pacifico, ma, nel suo divenire, assume progressivamente la forma della GUERRA.


Per trasformare il processo di guerra civile strisciante, ancora disperso e disorganizzato, in una offensiva generale, diretta da un disegno unitario, è necessario sviluppare e unificare il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo costruendo il Partito Comunista Combattente. Movimento e Partito non vanno però confusi. Tra essi opera una relazione dialettica, ma non un rapporto di identità. Ciò vuol dire che è dalla classe che provengono le spinte, gli impulsi, le indicazioni, gli stimoli, i bisogni che l'avanguardia comunista deve raccogliere, centralizzare, sintetizzare, rendere teoria e Organizzazione stabile e infine, riportare nella classe sotto forma di linea strategica di combattimento, programma, strutture di massa del potere proletario. Agire da Partito vuol dire collocare la propria iniziativa politico militare all'interno e al punto più alto dell'offensiva proletaria, cioè sulla contraddizione principale e sul suo aspetto dominante in ogni congiuntura, ed essere cosi, di fatto, il punto di unificazione del MPRO, la sua prospettiva di potere. Agire da Partito vuol dire anche dare all'iniziativa armata un duplice carattere: essa deve essere rivolta a disarticolare e a rendere disfunzionale la macchina dello stato, e nello stesso tempo deve anche proiettarsi nel movimento di massa, essere di indicazione politico militare per ,orientare, mobilitare, dirigere e organizzare il MPRO verso la Guerra Civile Antimperialista.


Questo ruolo di disarticolazione, di propaganda e di organizzazione, va svolto a tutti i livelli dell'oppressione Statale capitalista e a tutti i livelli della composizione di classe. Non esistono quindi livelli di scontro "più alti” o "più bassi". Esistono, invece, livelli di scontro che incidono e intaccano il progetto imperialista, ed organizzano strategicamente il proletariato oppure no.
Organizzare il potere proletario oggi significa individuare le linee strategiche su cui fare marciare lo scontro rivoluzionario, ed articolare ovunque a partire da questo, l'attacco armato contro i centri fondamentali politici, economici, militari dello Stato Imperialista. Organizzare il potere proletario oggi significa organizzare strategicamente la nuova situazione.


Non bisogna spaventarsi di fronte alla ferocia del nemico e sopravvalutare la forza e l'efficacia dei suoi strumenti di annientamento.


SI PUO' E SI DEVE VIVERE CLANDESTINAMENTE IN MEZZO AL POPOLO, perché questa è la condizione di esistenza e di sviluppo della guerra di classe rivoluzionaria nello Stato Imperialista.


In questo senso parliamo di "contenuto strategico della clandestinità", di "strumento indispensabile della lotta rivoluzionaria in questa fase" e nello stesso tempo mettiamo in guardia contro ogni altra interpretazione "difensiva" o "mitica" che sia. Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, nelle carceri e ovunque si manifesti la oppressione imperialista, ORGANIZZARE IL POTERE PROLETARIO significa: portare l'attacco alle determinazioni specifiche dello Stato Imperialista e nel contempo costruire la unità del proletariato metropolitano nel MPRO

[Edited by Frida07 2/25/2008 3:26 PM]
2/25/2008 3:28 PM
 
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10 aprile




- Comunicato n° 5: le Br rendono pubblicano l’interrogatorio a Moro nel quale lo statista si scaglia duramente contro Taviani, accusato di opportunismo e trasformismo. Lo stesso Taviani, infatti, Ministro degli Interni all’epoca del sequestro Sossi, si era dichiarato favorevole in quella occasione a un eventuale scambio di prigionieri.



10 Aprile 1978, Comunicato n° 5 - Sequestro Aldo Moro

L'interrogatorio del prigioniero prosegue e, come abbiamo già detto, ci aiuta validamente a chiarire le linee antiproletarie, le trame sanguinarie e terroristiche che si sono dipanate nel nostro Paese (che Moro ha sempre coperto), ad individuare con esattezza le responsabilità dei vari boss democristiani, le loro complicità, i loro protettori internazionali, gli equilibri di potere che sono stati alla base di trent'anni di regime DC, e quelli che dovranno stare a sostegno della ristrutturazione dello SIM. L'informazione e la memoria di Aldo Moro non fanno certo difetto ora che deve rispondere davanti a un Tribunale del Popolo.


Mentre confermiamo che tutto verrà reso noto al popolo e al movimento rivoluzionario che saprà utilizzarlo opportunamente, anticipiamo tra le dichiarazioni che il prigioniero Moro sta facendo, quella imparziale ed incompleta che riguarda il teppista di Stato Emilio Taviani.


Non vogliamo fare nessun commento a ciò che Moro scrive perché, pur nel contorto linguaggio moroteo che quando afferma delle certezze assume la forza di "velate allusioni", esprime con chiarezza il suo punto di vista su ciò che riguarda Taviani, i suoi giochi di potere nella DC, e le trame in cui è implicato. Ma anche la nostra memoria non ha difetto, ricordiamo il teppista Taviani e la sua cricca genovese con in testa il "fu" Coco, Sossi, Castellano, Catalano montare pezzo per pezzo il processo di regime contro il gruppo rivoluzionario XXII Ottobre, distribuire ai comunisti combattenti secoli di galera che nella sua ottusità controrivoluzionaria avrebbe dovuto essere una tremenda lezione per il proletariato genovese, togliergli ogni speranza e possibilità di lottare per il Comunismo.


Le cose non sono andate cosi e questo pupazzo manovrato, finanziato, protetto dai vari padroni americani sappia che ogni cosa ha un prezzo e che prima o poi anche a lui toccherà pagarlo. Nonostante quanto già abbiamo detto nei precedenti comunicati, gli organi di stampa continuano la loro campagna di mistificazione, volendo far credere l'esistenza di "trattative segrete" o di misteriosi "patteggiamenti"; riteniamo necessario ribadire che questo è ciò che vorrebbe il regime, mentre la posizione della nostra Organizzazione è sempre stata e rimane: NESSUNA TRATTATIVA SEGRETA. NIENTE DEVE ESSERE NASCOSTO AL POPOLO!


Compagni, lo SIM, incapace di dare una risposta politica al processo contro il regime in atto nel Paese da parte delle forze rivoluzionarie, ha risposto con l'unica arma che gli rimaneva: la forza bruta del suo apparato militare. Con la collaborazione attiva dei berlingueriani, ha dichiarato la guerra controrivoluzionaria a tutto il proletariato metropolitano. L'attacco che lo Stato ha sferrato nelle ultime settimane con perquisizioni, fermi e arresti indiscriminati, tende infatti a colpire non solo le avanguardie che praticano la lotta armata, ma l'intero movimento di classe.


Nonostante questo attacco repressivo, al quale dobbiamo aggiungere l'opera sempre più scoperta di polizia antiproletaria, delatori e spie da parte dei revisionisti del PCI, è cresciuta nelle fabbriche l'opposizione operaia allo SIM e alla politica collaborazionista dei berlingueriani e, nel contempo, è continuata l'iniziativa del MPRO e delle organizzazioni rivoluzionarie contro i covi e gli uomini della DC, della Confindustria, dell'apparato militare, approfondendo e dando risalto al processo contro il regime.


Per questo oggi più che mai, non bisogna spaventarsi della ferocia repressiva dello Stato e tanto meno fermarsi a contemplare i successi dell'iniziativa rivoluzionaria, ma bisogna mobilitarsi a estendere a approfondire l'iniziativa armata contro i centri politici, economici, militari dello SIM, concentrare l'attacco sulle strutture e gli uomini che ne sono i fondamentali portatori, disarticolare a tutti i livelli i progetti delle multinazionali imperialiste. Ma se è necessario sviluppare l'iniziativa armata, è altresì fondamentale organizzarsi!
E' fondamentale realizzare quei salti politici e organizzativi che la guerra di classe impone, costruire la direzione del MPRO, assumersi la responsabilità di guidarlo, costruire in sostanza il Partito Comunista Combattente.



2/25/2008 3:31 PM
 
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15 aprile


- Comunicato n° 6: il processo è finito e le Br condannano a morte l’on. Moro.



15 Aprile 1978, Comunicato n° 6 - Sequestro Aldo Moro


L'interrogatorio al prigioniero Aldo Moro è terminato.


Rivedere trent'anni di regime democristiano, ripercorrere passo passo le vicende che hanno scandito lo svolgersi della controrivoluzione imperialista nel nostro paese, riesaminare i vari momenti delle trame di potere, da quelle "pacifiche" a quelle più sanguinarie, con cui la borghesia ha intessuto la sua offensiva contro il movimento proletario, individuare attraverso le risposte di Moro le specifiche responsabilità della DC, di ciascuno dei suoi boss, nell'attuazione dei piani voluti dalla borghesia imperialista e dei cui intessi la DC è sempre stata massima interprete, non ha fatto altro che confermare delle verità e delle certezze che non da oggi sono nella coscienza di tutti i proletari. Non ci sono segreti che riguardano la DC, il suo ruolo di cane da guardia della borghesia, il suo compito di pilastro dello Stato delle Multinazionali, che siano sconosciuti al proletariato. Il perché è molto semplice. I proletari, gli operai, tutti gli sfruttati conoscono bene che cosa significa il regime democristiano, perché l'hanno vissuto e lo vivono sulla pelle; contro il potere della borghesia hanno sempre opposto la più strenua resistenza, hanno lottato e combattuto contro la schiavitù del lavoro salariato, per la liberazione delle infinite energie che un pugno di padroni e di multinazionali ha continuamente saccheggiato e rapinato, contro uno Stato che è sempre servito a perpetuare il dominio della classe più feroce che la storia abbia mai prodotto: la borghesia imperialista. Quali misteri ci possono essere del regime DC da De Gasperi a Moro che i proletari non abbiano già conosciuto e pagato con il loro sangue? "Centrismo", "centro sinistra", "strategia della tensione", "governo delle astensioni", ecc. sono i termini con cui la DC e i suoi complici si sono incaricati 1i mantenere sotto il giogo imperialista il nostro paese, di costringere il proletariato alle ferree condizioni di sfruttamento che la borghesia vorrebbe perpetuare in eterno, di condannare all'emarginazione e alla miseria quelle parti di proletariato che l'interesse del capitale multinazionale non ritiene "conveniente utilizzare", di scatenare il terrore e i massacri dei sicari fascisti e di Stato ogni qual volta la lotta proletaria ha messo in discussione il loro potere.
Ed oggi, che tutto il sistema di dominio dell'imperialismo sta attraversando l'ultimo atto di una crisi mortale, che cosa hanno da offrire la DC, la borghesia e il suo Stato?


Ancora sfruttamento, ancora disoccupazione, ancora emarginazione, ancora il genocidio politico delle avanguardie comuniste con cui vorrebbe annientare l'esigenza del proletariato di lottare per una società diversa senza più sfruttati né sfruttatori, per una società comunista.


L'essenza dello Stato Imperialista, di cui la DC come sempre si è fatta massima rappresentante, è oggi sotto i nostri occhi in tutta la sua evidenza, senza il mistificante velo di "democrazia" formale di cui si era ammantata: rastrellamenti e arresti in massa, stato d'assedio, leggi speciali, tribunali speciali, campi di concentramento.


Stendere una cappa di terrore controrivoluzionario sull'intera società è l'unico sistema con cui questo stato, questo regime DC sorretto dall'infame complicità dei partiti cosiddetti di "sinistra", vorrebbe soffocare ed allontanare lo spettro di un giudizio storico che il proletariato ha già decretato. Non ci sono quindi "clamorose rivelazioni" da fare, ma nostro compito e quello di tutti i rivoluzionari è di organizzare il proletariato, di costruire la forza che eseguirà in modo definitivo la condanna della borghesia e dei suoi servi. Certo l'interrogatorio di Aldo Moro ha rivelato le turpi complicità del regime, ha additato con fatti e nomi i veri e nascosti responsabili delle pagine più sanguinose della storia degli ultimi anni, ha messo a nudo gli intrighi di potere, le omertà che hanno coperto gli intrighi di stato, ha indicato l'intreccio degli interessi personali, delle corruzioni, delle clientele che lega in modo indissolubile i vari personaggi della putrida cosca democristiana e questi, (nessuno si stupirà), agli altri dei partiti loro complici.


Gli scandali, le corruttele, le complicità dei boss democristiani, se li rendono ancora più odiosi, non sono però l'aspetto principale; fanno parte certamente della logica con cui questo putrido partito ha sempre governato, ma quello che conta è la funzione controrivoluzionaria della DC, il suo "servizio" agli ordini delle multinazionali, la sua trentennale opera antiproletaria." Comunque, come abbiamo già detto, tutto sarà reso noto al popolo, e a questo punto facciamo una scelta. La stampa di regime è sempre al servizio del nemico di classe, la menzogna, la mistificazione sono per essa la regola, ed in questi giorni ne ha dato una prova superlativa, il suo compito è quello di utilizzare l'informazione come arma contro il proletariato, e le organizzazioni rivoluzionarie. Le informazioni in nostro possesso quindi, verranno diffuse attraverso la stampa e i mezzi di divulgazione clandestini delle Organizzazioni Combattenti, e soprattutto verranno utilizzate per proseguire con altre battaglie il processo al regime e allo Stato. Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro finisce qui.
Processare Aldo Moro non è stato che una tappa, un momento del più vasto processo allo Stato ed al regime che è in atto nel paese e che si chiama: GUERRA DI CLASSE PER IL COMUNISMO.


Le responsabilità di Aldo Moro sono le stesse per cui questo stato è sotto processo. La sua colpevolezza è la stessa per cui la DC ed il suo regime saranno definitivamente battuti, liquidati e dispersi dalle iniziative delle forze comuniste combattenti. Non ci sono dubbi.


ALDO MORO E' COLPEVOLE E VIENE PERTANTO CONDANNATO A MORTE.



2/25/2008 3:32 PM
 
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18 aprile


- Viene finalmente scoperta la base di via Gradoli, in circostanze da alcuni ritenute quantomeno “strane”.

- Giunge alle redazioni dei quotidiani il falso comunicato n° 7 del Lago della Duchessa. Obiettivo della messiscena, ideata da Claudio Vitalone (all’epoca magistrato della Procura di Roma) e realizzata dall’ambiguo falsario d’arte Tony Chicchiarelli (legato alla banda della Magliana), è quello di saggiare la reazione dell’opinione pubblica e “sparigliare” il gioco delle Br.
2/25/2008 3:34 PM
 
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20 aprile


- Il vero comunicato n° 7: ultimatum di 40 ore delle Br (scambio di prigionieri o esecuzione entro le ore 15 di sabato 22 aprile). Bettino Craxi rompe definitivamente il fronte della fermezza incaricando il Ministro di Grazia e Giustizia Giuliano Vassalli di individuare quali potrebbero essere i prigionieri adatti allo scambio. In serata, Dc e Pci si riuniscono e confermano invece la linea della fermezza.


20 Aprile 1978, Comunicato n° 7 - Sequestro Aldo Moro


E' passato più di un mese dalla cattura di Aldo Moro: un mese nel quale Aldo Moro è stato processato cosi come è sotto processo tutta la DC e i suoi complici; Aldo Moro è stato condannato cosi come è stata condannata la classe politica che ha governato per trent'anni il nostro paese, con le infamie, con il servilismo alle centrali imperialiste, con la ferocia antiproletaria. La condanna di Aldo Moro verrà eseguita cosi come il Movimento Rivoluzionario si incaricherà di eseguire quella storica e definitiva contro questo immondo partito e la borghesia che rappresenta. Detto questo occorre fare chiarezza su alcuni punti.


1- In questo mese abbiamo avuto modo di vedere una volta di più la DC e il suo vero volto.

E' quello cinico e orrendo dell'ottusa violenza controrivoluzionaria.
Ma abbiamo anche visto fino a che punto arriva la sua viltà.
Ancora una volta la DC, come ha fatto per trent'anni, ha cercato di scaricare le proprie responsabilità, di confondere con l'aiuto dei suoi complici la realtà di uno Stato Imperialista che si appresta ad annientare il movimento rivoluzionario, che si appresta al genocidio politico e fisico delle avanguardie comuniste. In Italia, come d'altronde nel resto d'Europa "democratica" esistono dei condannati a morte: sono i militanti combattenti comunisti. Le leggi speciali, i tribunali speciali, i campi di concentramento sono la mostruosa macchina che dovrebbe stritolare nei suoi meccanismi chi combatte per il comunismo. Gli specialisti della tortura, dell'annientamento politico, psicologico e fisico, ci hanno spiegato sulle pagine dei giornali nei minimi dettagli (l'hanno detto, mentendo con la consueta spudoratezza, a proposito del "trattamento" subito da Aldo Moro,
che invece è stato trattato scrupolosamente come un prigioniero politico e con i diritti che tale qualifica gli conferisce; niente di più ma anche niente di meno), quali effetti devastanti e inumani producano lo snaturare l'identità politica dell'individuo, l'isolamento prolungato, le raffinate ed incruente sevizie psicologiche, i sadici pestaggi ai quali sono sottoposti i prigionieri comunisti. E dovrebbe esserlo per secoli, tanti quanti ne distribuiscono con abbondanza i tribunali speciali. E quando questo non basta c'è sempre un medico compiacente, un sadico carceriere che si possano incaricare di saldare la partita. Questo è il genocidio politico che da tempo e per i prossimi anni la DC e i suoi complici si apprestano a perpetrare. Noi sapremo lottare e combattere perché tutto ciò finisca, e non rivolgiamo nessun appello che non sia quello al Movimento Rivoluzionario di combattere per la distruzione di questo Stato, per la distruzione dei campi di concentramento, per la libertà di tutti i comunisti imprigionati.
L'appello "umanitario" lo lancia invece la DC. E qui siamo nella più grottesca spudoratezza. A quale "umanità" si possono mai appellare i vari Andreotti, Fanfani, Leone, Piccoli, Rumor e compari? Ma ora è arrivato il tempo in cui la DC non può più scaricare le proprie responsabilità politiche, può scegliersi i complici che vuole, ma sotto processo prima di
tutto c'è questo immondo partito, questa lurida organizzazione del potere dello stato. Per quanto riguarda Aldo Moro ripetiamo – la DC può far finta di non capire ma non riuscirà a cambiare le cose – che è un prigioniero politico condannato a morte perché responsabile in massimo grado di trent' anni di potere democristiano di gestione dello stato e di tutto quello che ha significato per i proletari. Il problema al quale la DC deve rispondere è politico e non di umanità; umanità che non possiede e che non può costituire la facciata dietro la quale nascondersi, e che, reclamata dai suoi boss, suona come un insulto. Nei campi di concentramento dello stato imperialista ci sono centinaia di prigionieri comunisti, condannati alla "morte lenta" di secoli di prigionia. Noi lottiamo per la libertà del proletariato, e parte essenziale del nostro programma politico è la libertà per tutti i prigionieri comunisti. Il rilascio del prigioniero Aldo Moro può essere preso in considerazione solo in relazione alla LIBERAZIONE DI PRIGIONIERI COMUNISTI. La DC dia una risposta chiara e definitiva se intende percorrere questa strada; deve essere chiaro che non ce ne sono altre possibili. La DC e il suo governo hanno ~8 ore di tempo per farlo a partire dalle ore 15 del 20 aprile; trascorso questo tempo ed in caso di ennesima viltà della DC noi risponderemo solo al proletariato ed al Movimento Rivoluzionario, assumendoci la responsabilità dell'esecuzione della sentenza emessa dal Tribunale del Popolo.


2 – Il comunicato falso del 18 aprile.

E' incominciata con questa lugubre mossa degli specialisti della guerra psicologica, la preparazione del "grande spettacolo" che il regime si appresta a dare, per stravolgere le coscienze, mistificare i fatti, organizzare intorno a sé il consenso. I mass-media possono certo sbandierare, ne hanno i mezzi, ciò che in realtà non esiste; possono cioè montare a loro piacimento un sostegno ed una solidarietà alla DC, che nella coscienza popolare è invece solo avversione, ripugnanza per un partito putrido ed uno Stato che il proletariato ha conosciuto in questi trent'anni e nei confronti dei quali, nonostante la mastodontica opera di propaganda del regime, ha già emesso un verdetto che non è possibile modificare.


C'è un altro aspetto di questa macabra messa in scena che tutti si guardano bene dal mettere in luce, ed è il calcolo politico e l'interesse personale dei vari boss della DC. Come sempre è accaduto per la DC, i giochi di potere sono un elemento ineliminabile della sua corruzione, del suo modo di gestire lo Stato. Sono un elemento secondario ma molto concreto, e ci illuminano ancora di più di quale "umanità" è pervasa la cosca democristiana. Aldo Moro, che rinchiuso nel carcere del popolo ormai ne è fuori, ce li indica senza reticenze, e nel caso che lo riguarda vede come in particolare il suo compare Andreotti cercherà con ogni mezzo di trasformarlo in un "buon affare" (cosi lo definisce Moro), come ha sempre fatto in tutta la sua carriera e che ha avuto il suo massimo fulgore con le trame iniziate con la strage di piazza Fontana, con l'uso oculato e molto personale dei servizi segreti che vi erano implicati. Andreotti ha già le mani abbondantemente sporche di sangue, e non ci sono dubbi che la sceneggiata recitata dai vari burattini di stato ha la sua sapiente regia.
La statura morale dei democristiani è nota a tutti, rilevarla può solo renderceli più odiosi, e rafforzare il proposito dei rivoluzionari di distruggere il loro putrido potere. Di tutto dovranno rendere conto e mentre denunciamo, come falso e provocatorio il comunicato del 18 aprile attribuito alla nostra organizzazione, ne indichiamo gli autori: Andreotti e i suoi complici.

2/25/2008 3:35 PM
 
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22 aprile


- L’appello di Paolo VI: “uomini delle Brigate rosse, vi prego in ginocchio, liberate Moro senza condizioni”.
2/25/2008 3:37 PM
 
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24 aprile


- Comunicato n° 8 e lettera di Moro a Zaccagnini e alla Dc.


24 Aprile 1978, Comunicato n° 8 - Sequestro Aldo Moro

La risposta della Democrazia Cristiana.-


Alle nostre richieste del comunicato n.7 la DC ha risposto con un comunicato di due frasi. Di questo comunicato si può dire tutto tranne che è "chiaro" e "definitivo". Nella prima frase la DC afferma la sua "indefettibile fedeltà allo stato, alle sue istituzioni, alle sue leggi". Che di questo stato della borghesia imperialista la DC è il pilastro fondamentale non è una novità; le leggi dello Stato Imperialista la DC non solo le rispetta ma, scegliendosi di volta in volta i complici, le leggi le fa, le impone e le applica sulla pelle del proletariato. Basta ricordare l'ultimo pacchetto di leggi speciali varate con un decreto del governo Andreotti con cui si sancisce il diritto delle varie polizie del regime di perquisire, arrestare, torturare, chiunque e dovunque, senza alcun limite della propria ferocia. Per far queste leggi la DC e il suo Governo hanno impiegato poco più di un quarto d'ora e i loro complici le hanno felicemente approvate. Quindi, la prima frase del comunicato della DC non dice con chiarezza assolutamente nulla rispetto alla nostra richiesta dello scambio di prigionieri politici. Da parte nostra riaffermiamo che Aldo Moro è un prigioniero politico e che il suo rilascio è possibile solo se si concede la libertà ai prigionieri comunisti tenuti in ostaggio nelle carceri del regime. La DC e il suo Governo hanno la possibilità di ottenere la sospensione della sentenza del Tribunale del Popolo, e di ottenere il rilascio di Aldo Moro: diano la libertà ai comunisti che la barbarie dello Stato imperialista ha condannato a morte, la "morte lenta" dei campi di concentramento. Nessun equivoco è più possibile, ed ogni tentativo della DC e del suo Governo di eludere il problema con ambigui comunicati e sporche dilatorie manovre, sarà interpretato come il segno della loro viltà e della loro scelta (questa volta chiara e definitiva) di non voler dare alla questione dei prigionieri politici l'unica soluzione possibile. Da più parti ci viene richiesto di precisare in concreto quali siano i prigionieri comunisti a cui la DC e il suo Governo devono dare la libertà. Innanzi tutto nelle carceri, nei lager di regime sono rinchiusi a centinaia dei proletari comunisti, l'avanguardia del movimento proletario che lotta e combatte per una società comunista. Tra questi ci sono dei condannati alla "morte lenta": sono quei compagni che nel seno della lotta proletaria hanno imbracciato il fucile, hanno scelto di porsi alla testa del movimento rivoluzionario e di costruire l'organizzazione strategica per la vittoria della rivoluzione comunista e l'instaurazione del potere proletario. Mentre ribadiamo che sapremo lottare per la liberazione di tutti i comunisti imprigionati, dovendo, realisticamente, fare delle scelte prioritarie è di una parte di questi che chiediamo la libertà. Chiediamo quindi che vengano liberati: SANTE NOTARNICOLA, MARIO ROSSI, GIUSEPPE BATTAGLIA, AUGUSTO VIEL, DOMENICO DELLI VENERI, PASQUALE ABATANGELO, GIORGIO PANIZZARI, MAURIZIO FERRARI, ALBERTO FRANCESCHINI, RENATO CURCIO, ROBERTO OGNIBENE, PAOLA BESUSCHIO e, oltre che per la sua militanza di combattente comunista, in considerazione del suo stato fisico dopo le ferite riportate in battaglia, CRISTOFORO PIANCONE.
Chi cerca di vedere per il prigioniero Aldo Moro una soluzione analoga a quella a suo tempo adottata dalla nostra organizzazione a conclusione del processo a Mario Sossi, ha sbagliato radicalmente i suoi conti. A questo punto le nostre posizioni sono completamente definite, e solo una risposta immediata e positiva della DC e del suo Governo, data senza equivoci, e concretamente attuata potrà consentire il rilascio di Aldo Moro.


SE COSI' NON SARA' TRARREMMO IMMEDIATAMENTE LE DEBITE CONSEGUENZE ED ESEGUIREMO LA SENTENZA A CUI ALDO MORO E' STATO CONDANNATO.


La DC e il suo Governo nel tentativo di scaricare le proprie responsabilità incaricano (ma anche in questo caso non vogliono essere chiari) la Caritas Internationalis a prendere "contatti". Noi, allo stato attuale delle cose, non abbiamo bisogno di alcun "mediatore", di nessun intermediario.
Se la DC e il suo governo designano la Caritas Internationalis come loro rappresentante e la autorizzano a trattare la questione dei prigionieri politici, lo facciano esplicitamente e pubblicamente. Noi non abbiamo niente da nascondere, né problemi politici da discutere in segreto o "privatamente".


Gli appelli umanitari –

Alcune personalità del mondo borghese, e alcune autorità religiose, ci hanno inviato con molto clamore appelli cosiddetti umanitari per il rilascio di Aldo Moro. Ne prendiamo atto, ma non possiamo fare a meno di nutrire qualche sospetto; che cioè dietro il presunto spirito umanitario ci sia invece un concreto sostegno politico e propagandistico alla Democrazia Cristiana, e sia in realtà un "far quadrato" intorno alla cosca democristiana come sta avvenendo per tutte le componenti nazionali e internazionali della borghesia imperialista e delle sue organizzazioni, da quelle americane a quelle europee. Ora queste insigni personalità hanno tredici nomi di altrettanti uomini condannati a morte, e per la liberazione dei quali hanno la possibilità di appellarsi alla DC e al suo Governo in nome della stesa "umanità", "dignità cristiana" o altri "supremi ideali" ai quali dicono di riferirsi dimostrando cosi la loro proclamata imparzialità ed estraneità ad ogni calcolo politico. Sta ad essi dimostrare che il loro appello si pone veramente al di sopra delle parti e non è invece una subdola e turpe mistificazione, e che i nostri sospetti nei loro confronti sono soltanto dei pregiudizi.

2/25/2008 3:38 PM
 
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26 aprile


- Craxi ripropone la via della trattativa indicando i nomi di tre terroristi non macchiatisi di reati di sangue a cui sarebbe ipotizzabile la concessione della grazia.
2/25/2008 3:39 PM
 
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27 aprile


- L’asse Psi-Autonomia-Morucci/Faranda intensifica le attività e i contatti per trovare una soluzione; i due “postini” delle Br si incontrano con Lanfranco Pace e Oreste Scalzone, ex leader di Potere operaio.
2/25/2008 3:39 PM
 
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3 maggio


- Vertice a P.zza Barberini tra Moretti, Faranda e Morucci i quali esprimono la loro contrarietà alla decisione di uccidere Moro: questa posizione determinerà in seguito la fuoriuscita dei due dall’Organizzazione.
2/25/2008 3:40 PM
 
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5 maggio


- Comunicato n° 9: “concludiamo la battaglia eseguendo la sentenza di morte”. Moro alla moglie: “Siamo, credo, al momento conclusivo”.


5 Maggio 1978, Comunicato n° 9 - Sequestro Aldo Moro

ALLE ORGANIZZAZIONI COMUNISTE COMBATTENTI, AL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO, A TUTTI I PROLETARI.


Compagni, la battaglia iniziata il 16 marzo con la cattura di Aldo Moro è giunta alla sua conclusione. Dopo l'interrogatorio ed il Processo Popolare al quale è stato sottoposto, il Presidente della Democrazia Cristiana è stato condannato a morte. A quanti tra i suoi compari della DC, del governo e dei suoi complici che lo sostengono, chiedevano il rilascio, abbiamo fornito una possibilità, l'unica praticabile, ma nello stesso tempo concreta e reale: per la libertà di Aldo Moro, uno dei massimi responsabili di questi trent'anni di lurido regime democristiano, la libertà per tredici Combattenti Comunisti imprigionati nei lager dello Stata imperialista.


LA LIBERTÀ' QUINDI IN CAMBIO DELLA LIBERTÀ'.


In questi 51 giorni la risposta della DC, del suo governo e dei complici che lo sostengono, è arrivata con tutta chiarezza, e più che con le parole e con le dichiarazioni ufficiali, l'hanno data con i fatti, con la violenza controrivoluzionaria che la cricca al servizio dell'imperialismo ha scagliato contro il movimento proletario. La risposta della DC, del suo governo e dei complici che lo sostengono, sta nei rastrellamenti operati nei quartieri proletari ricalcando senza troppa fantasia lo stile delle non ancora dimenticate SS naziste, nelle leggi speciali che rendono istituzionale e "legale" la tortura e gli assassinii dei sicari del regime, negli arresti di centinaia di militanti comunisti (con la lurida collaborazione dei berlingueriani) con i quali si vorrebbe annientare la resistenza proletaria.


Lo Stato delle multinazionali ha rivelato il suo vero volto, senza la maschera grottesca della democrazia formale è quello della controrivoluzione imperialista armata, del terrorismo dei mercenari in divisa, del genocidio politico delle forze comuniste.


Ma tutto questo non ci inganna. La ferocia, la violenza sanguinaria che il regime scaglia contro il proletariato e le sue avanguardie, sono soltanto le convulsioni di una belva ferita a morte, e quello che sembra la sua forza dimostra invece la sua sostanziale debolezza. In questi 51 giorni la DC e il suo governo non sono riusciti a mascherare, nemmeno con tutto l'armamentario della controguerriglia psicologica, quello che la cattura, il processo e la condanna del Presidente della DC Aldo Moro, è stato nella realtà: una vittoria del Movimento Rivoluzionario, ed una cocente sconfitta delle forze imperialiste. Ma abbiamo detto che questa è stata solo una battaglia, una fra le tante che il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo sta combattendo in tutto il paese, una fra le centinaia di azioni di combattimento che le avanguardie comuniste stanno conducendo contro i centri e gli uomini della controrivoluzione imperialista, imprimendo allo sviluppo della Guerra di Classe per il Comunismo un formidabile impulso. Nessun battaglione di "teste di cuoio", nessun super specialista tedesco, inglese o americano, nessuna spia o delatore dell'apparato di Lama e Berlinguer, sono riusciti minimamente ad arrestare la crescente offensiva delle forze comuniste combattenti.
E' questa in realtà la maggiore sconfitta delle forze imperialiste. Estendere l'attività di combattimento, concentrare l'attacco armato contro i centri vitali dello Stato imperialista, organizzare nel proletariato il Partito Comunista Combattente è la strada giusta per preparare la vittoria finale del proletariato, per annientare definitivamente il mostro imperialista e costruire una società comunista. Questo oggi bisogna fare per inceppare e vanificare i piani delle multinazionali imperialiste, questo bisogna fare per non permettere la sconfitta del Movimento proletario e per fermare gli assassini capeggiati da Andreotti. Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della DC, del governo e dei complici che lo sostengono e la loro dichiarata indisponibilità ad essere in questa vicenda qualche cosa di diverso da quello che fino ad ora hanno dimostrato di essere: degli ottusi, feroci assassini al servizio della borghesia imperialista. Dobbiamo soltanto aggiungere una risposta alla "apparente" disponibilità del PSI.
Va detto chiaro che il gran parlare del suo segretario Craxi è solo apparenza perché non affronta il problema reale: lo scambio dei prigionieri. I suoi fumosi riferimenti alle carceri speciali, alle condizioni disumane dei prigionieri politici sequestrati nei campi di concentramento, denunciano ciò che prima ha sempre spudoratamente negato; e cioè che questi infami luoghi di annientamento esistono, e che sono stati istituiti anche con il contributo e la collaborazione del suo partito.


Anzi i "miglioramenti" che il segretario del PSI come un illusionista cerca di far intravedere, provengono dal cappello di quel manipolo di squallidi "esperti" che ha riunito intorno a sé, e che sono (e la cosa se per i proletari detenuti non fosse tragica sarebbe a dir poco ridicola) gli stessi che i carceri speciali li hanno pensati, progettati e realizzati. Combattere per la distruzione delle carceri e per la liberazione dei prigionieri comunisti, è la nostra parola d'ordine e ci affianchiamo alla lotta che i compagni e il proletariato detenuto stanno conducendo all'interno dei lager dove sono sequestrati, e lo faremo non solo idealmente ma con tutta la nostra volontà militante e la nostra capacità combattente.
Le cosiddette "proposte umanitarie" di Craxi, qualunque esse siano dal momento che escludono la liberazione dei tredici compagni sequestrati, si qualificano come manovre per gettare fumo negli occhi, e che rientrano nei giochi di potere, negli interessi di partito od elettorali, che non ci riguardano. L'unica cosa chiara è che sullo scambio di prigionieri la posizione del PSI è la stessa, di ottuso rifiuto, della DC e del suo governo, e questo ci basta. A parole non abbiamo più niente da dire alla DC, al suo governo e ai complici che lo sostengono. L'unico linguaggio che i servi dell'imperialismo hanno dimostrato di saper intendere è quello delle armi, ed è con questo che il proletariato sta imparando a parlare.


Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato.

"P.S. – Le risultanze dell'interrogatorio di Aldo Moro e le informazioni in nostro possesso, ed un bilancio complessivo politico militare della battaglia che qui si conclude, verrà fornito al Movimento Rivoluzionario e alle O.C.C. attraverso gli strumenti di propaganda clandestini".

2/25/2008 3:41 PM
 
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6 maggio


- I contatti avviati con le Br tramite gli esponenti dell’Autonomia confermano che le Br accetterebbero lo scambio “uno contro uno”.
2/25/2008 3:43 PM
 
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9 maggio


- Il corpo senza vita dell’on. Moro viene trovato in via Caetani: a sparare è Mario Moretti. Il 6 dicembre 2001 spuntano inoltre i verbali della direzione di partito della Democrazia cristiana tenuta il 9 maggio dai quali emerge – contro qualsiasi ipotesi circa la possibilità di un’apertura in extremis alla trattativa con le Br – che il destino di Moro era ormai deciso e accettato dai vertici della Dc. Neppure Fanfani avrebbe rilanciato la linea della trattativa.


2/25/2008 3:48 PM
 
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Scritti di Aldo Moro


Durante i 55 giorni del sequestro Aldo Moro scrive molte lettere, ad amici, familiari, uomini politici italiani e stranieri, anche al Papa. Allora ne furono rese note sette. Uomini politici, amici di Moro e anche esperti sostennero che non potevano essere state scritte da Aldo Moro, che non lo riconoscevano, che gli erano state estorte dai suoi sequestratori, che era vittima di violente pressioni psicologiche, addirittura che fosse stato drogato.

Dal 1978 a oggi abbiamo saputo che le lettere erano molte più di sette. La Fondazione Moro, nel 1979, in un libro che raccoglie scritti e interventi di tutta una vita (Aldo Moro, Gli avvenimenti e l'intelligenza, Garzanti, 1979), ne pubblica venticinque, tutte sicuramente recapitate. E avverte che mancano nell'elenco le lettere al Papa (che forse sono due), a Kurt Waldheim e a Luigi Cottafavi perché non è stato possibile recuperare i manoscritti originali.

Nel covo di via Monte Nevoso a Milano polizia e carabinieri trovano, nel corso di due perquisizioni - e l'ultima, nel 1990, certamente assai misteriosa - le fotocopie di 412 manoscritti di Aldo Moro redatti durante il sequestro e di alcuni dattiloscritti. Si tratta di appunti, lettere, minute, brutte copie, testamenti. Il materiale è disordinato e risulterà, alla fine, incompleto, i fogli non sono in ordine temporale e neppure di scrittura. Non si sa quali di queste lettere siano state spedite, quali siano state scartate da Moro, quali dai suoi sequestratori.

I documenti comunque vengono resi pubblici dal Parlamento pochi giorni dopo il secondo ritrovamento, i giornali ne pubblicano ampi stralci, sono depositati agli atti dei processi Moro. La Commissione parlamentare sul terrorismo ha pubblicato, nella sua relazione, i manoscritti rinvenuti (con l'eccezione di alcuni, secretati perché di natura privata) e questo lavoro parlamentare è diventato anche un libro (Sergio Flamigni, Il mio sangue ricadrà su di loro, Edizioni Kaos, 1997) nel 1997.
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