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<<...nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l'importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti... così sei un vincente!>>
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John Fitzgerald Kennedy

Last Update: 4/22/2008 9:18 PM
4/22/2008 9:04 PM
 
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John F. Kennedy nasce a Brooklin, nel Massachusetts, il 29 maggio 1917. Partecipa alla Seconda guerra mondiale come volontario; in marina, dopo essere stato ferito alla schiena, torna a Boston dove intraprende la carriera politica. Milita nel Partito Democratico come deputato e, successivamente, come senatore.

Il suo discorso pronunciato in Senato nel 1957 appare particolarmente significativo: Kennedy critica l'appoggio che l'amministrazione Repubblicana offre al dominio coloniale francese in Algeria. Sulla base della sua linea di rinnovamento nei confronti dei "Paesi Nuovi", viene eletto presidente della Sottocommissione per l'Africa dalla commissione estera del Senato.

Il 2 gennaio 1960, annuncia la sua decisione di concorrere alle elezioni presidenziali, scegliendo come suo vicepresidente Johnson; nel discorso di accettazione della candidatura enuncia la dottrina della "Nuova Frontiera". Come in passato, infatti, la Nuova Frontiera aveva indotto i pionieri ad estendere verso ovest i confini degli Stati Uniti, in modo da conquistare nuovi traguardi per la Democrazia Americana, ad esempio combattere il problema della disoccupazione, migliorare il sistema educativo e quello sanitario, tutelare gli anziani e i più deboli; infine, in politica estera, intervenire economicamente in favore dei Paesi sottosviluppati.

In campagna elettorale, assume una posizione riformista e si assicura i voti dei cittadini di colore, oltre all'appoggio degli ambienti intellettuali: in novembre vince le elezioni, battendo il Repubblicano Nixon, anche se con un margine minimo di maggioranza. Al momento della sua investitura, avvenuta il 20 gennaio 1961 a Washington, annuncia la decisione di varare un programma Food For Peace e di stabilire una "Alleanza per il progresso" con i Paesi latino-americani.

Alla fine di maggio parte per un importante viaggio in Europa, nel corso del quale incontra De Gaulle a Parigi, Krusciov a Vienna e Mac Millan a Londra. Al centro dei colloqui sono i rapporti di coesistenza tra USA e URSS, il disarmo, la questione di Berlino, la crisi del Laos, le relazioni politiche, economiche e militari tra gli Stati Uniti e gli alleati europei.

Dopo le esplosioni nucleari sovietiche causate dal alcuni esperimenti, però, autorizza a sua volta la ripresa degli esperimenti nucleari.

Sul piano della politica internazionale, l'obiettivo strategico di Kennedy nei confronti dell'Unione Sovietica è quello di un'intesa mondiale basata sulla supremazia delle due massime potenze, garanti della pace e della guerra. Per quanto riguarda l'America Latina, invece, il suo progetto consiste nell'emarginazione e nella liquidazione del Castrismo Cubano. Viene stipulata la "Alleanza per il progresso", cioè un grande programma finanziario offerto all'organizzazione collettiva degli Stati Sudamericani.

Nella campagna elettorale per la presidenza, la questione dei neri aveva rivestito una grande importanza e il loro voto, confluito sulla scheda democratica, era stato decisivo per aprire al candidato della "Nuova Frontiera" le porte della Casa Bianca. Con l'andare del tempo, comunque, Kennedy non riesce a mantenere le sue promesse e in alcune zone del Paese si verificano delle vere e proprie discriminazioni razziali e gravi episodi di razzismo. I neri si ribellano e danno vita a grandi rivolte guidati da Martin Luther King.

Duecentocinquantamila neri e bianchi, organizzati in un'imponente corteo, marciano su Washington per rivendicare i diritti legislativi ed appoggiare le decisioni di Kennedy. Il Presidente, comunque, pronuncia dei discorsi nei quali invita al rispetto e alla tolleranza tra bianchi e neri. La situazione sembra risolversi e decide di partire per un viaggio a Dallas, dove viene accolto con applausi e grida di incitamento, si leva soltanto qualche fischio. Improvvisamente, però, mentre saluta la folla dalla sua auto scoperta, viene assassinato a distanza con alcuni colpi di fucile. A tutt'oggi, malgrado sia stato arrestato l'esecutore materiale dell'assassinio (il tristemente noto Lee Oswald), nessuno sa ancora con precisione chi siano stati i suoi probabili mandanti occulti.
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4/22/2008 9:05 PM
 
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4/22/2008 9:07 PM
 
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La politica di JFK


John, nel 1945, dopo la guerra, lavorò per diversi mesi come giornalista per il giornale Hearst, occupandosi della Conferenza di San Francisco che sancì la nascita delle Nazioni Unite.
Ma la carriera di giornalista non durò a lungo: il padre Joseph non volle rinunciare al sogno di vedere un suo figlio intraprendere la carriera politica e fece grande opera di persuasione nei confronti di Jack.
L’occasione si presentò quando James M. Curley rinunciò al suo seggio alla Camera dei Rappresentanti per diventare Sindaco di Boston.


4/22/2008 9:07 PM
 
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La Camera dei Rappresentanti

Nei primi mesi del 1946 JFK annunciò la sua candidatura, fra le file del partito democratico, alle primarie di Giugno.
Preparò un’elaborata e aggressiva campagna elettorale contro altri nove candidati. Uno dei suoi rivali lo soprannominò “Il povero piccolo bambino ricco”, altri lo considerarono un candidato con scarse possibilità di vittoria. Ma la sua incessante campagna, supportata da una forte organizzazione formata più da seguaci personali, che da dipendenti regolari del partito democratico, gli fece ottenere, alle primarie, un ottimo successo e la sua elezione a Novembre fu considerata una pura formalità.
Venne rieletto sia nel 1948 che nel 1950, vantando un elettorato misto.
John basò la sua politica interna sul Fair Deal dell’Amministrazione del Presidente Harry Truman, battendosi per un risanamento dei bassifondi e per un’edilizia popolare a costi contenuti.
Come membro della Commissione Educazione e Lavoro, scrisse un rapporto moderato in linea con gli oppositori della legge sindacale conservatrice Taft-Hartley.
In tema di politica estera, JFK appoggiò la linea adottata da Truman, ma fu molto critico nei suoi confronti, per non aver arginato l’avanzata del comunismo in Cina.


4/22/2008 9:08 PM
 
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Il Senatore John Kennedy

Nell’Aprile del 1952 Kennedy annunciò la sua candidatura al Senato contro il Repubblicano Henry Cabot Lodge Jr., affidando la sua campagna elettorale al fratello Robert.
Lo slogan adottato “Kennedy farà di più per il Massachusetts” e il carisma dei due fratelli Kennedy non sarebbero, però, bastati a far vincere John contro l'agguerrito e favorito Lodge.
Inaspettatamente, però, la rivista "Boston Post", che fino a quel momento aveva contrastato il giovane Kennedy, cambiò rotta appoggiando la candidatura di JFK. Ben presto si scoprì il motivo di tale repentina inversione: papà Joe aveva accordato al direttore del giornale un sostanzioso prestito.
Kennedy ottenne 1.211.984 voti contro i 1.141.247 per Cabot Lodge: un margine non notevole. Il 3 gennaio 1953 John Fitzgerald Kennedy prestò giuramento come Senatore degli Stati Uniti.

Partecipò alla Commissione Lavoro e Previdenza e insieme al fratello Robert entrò a far parte, anche, della commissione Operazioni di Governo, presieduta dal Senatore del Wisconsin Joseph McCarthy.
Iniziò il cosiddetto periodo della “caccia alle streghe”. McCarthy si fece promotore di una violenta campagna anti-comunista, che investì, fra l'altro note persone del mondo del cinema e della cultura: un nome fra tutti Charlie Chaplin.
Bob, dimessosi dalla Commissione per screzi con il capo consigliere Roy Cohn, fu tra gli iniziatori di una censura contro McCarthy. Nel Dicembre del 1954 quando il Senato votò la censura contro il Senatore del Wisconsin, JFK era ricoverato in ospedale per subire un intervento ai dischi spinali.
La sua posizione nei confronti del Senatore McCarthy fu, da molti, dichiarata ambigua e la sua forzata assenza al voto contro Joseph non aiutò a far cambiare idea a parte dell’opinione pubblica.



4/22/2008 9:09 PM
 
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l primo intervento alla schiena non diede esito positivo. JFK rischiò di morire e gli venne, perfino, somministrata l’estrema unzione. Il secondo intervento, invece, avvenuto nel Febbraio del 55, diede i risultati sperati e Jack iniziò una lunga convalescenza.
Fu in quel periodo che scrisse il libro “Profiles in Courage” che gli fece ottenere il Premio Pulitzer due anni dopo.
“Profiles in Courage” è un saggio dedicato a otto esponenti politici americani che dimostrarono coraggio sostenendo tesi impopolari presso il proprio elettorato.
La stampa, in particolar modo il giornalista Drew Pearson, fu subito avversa nei confronti dell’opera di Kennedy, arrivando a sostenere che il vero autore del libro fosse Theodore Sorensen.
La reazione di John non tardò ad arrivare. Cominciò a raccogliere prove oggettive della paternità del saggio e minacciò di portare Pearson in tribunale. Ma la polemica si spense abbastanza velocemente, senza dover far ricorso ai giudici.

Nel Maggio 1955, ripresosi quasi completamente dall’intervento, ritornò in Senato ed affrontò con grande energia ogni progetto politico all’ordine del giorno.
Alle accuse fatte da esponenti del suo stesso partito di non essere un “vero liberale”, Kennedy rispose, provocatoriamente, di non esserlo affatto. Di fatto, però, in più di un'occasione, si comportò da liberale, battendosi soprattutto per i diritti civili.
A Jackson non ebbe alcun problema a sostenere pienamente la decisione presa dalla Corte Suprema nel 1954, circa l’abolizione della segregazione razziale nelle scuole pubbliche.

Nel 56 si batté, praticamente da solo, per non far approvare il disegno di legge del Senatore Democratico conservatore Karl Mundt, il cui obiettivo era modificare in senso proporzionale il sistema maggioritario. Ci riuscì! Qualche anno dopo, durante la corsa per la Presidenza, avrebbe goduto in prima persona dei vantaggi del vecchio sistema elettorale, sconfiggendo Nixon per pochi voti.

Nel 57 John entrò a far parte della potente commissione “Relazioni Estere", impegnandosi sia in tema di programmi militari, che in aiuti economici a favore delle aree sottosviluppate.
Criticò energicamente il Dipartimento di Stato, reo di nominare come Ambasciatori, uomini la cui esperienza nel mondo politico si limitava soltanto a finanziare le campagne elettorali.
In tema di politica estera, Jack arrivò a polemizzare, perfino, con il segretario di stato John Foster Dulles, circa la questione nord-africana.
La polemica riguardava, in particolar modo, il conflitto in Algeria, colonia francese, fra gli indipendentisti e il governo di Parigi.
Kennedy chiese a gran voce che il congresso degli Stati Uniti autorizzasse il Presidente e il segretario di stato ad appoggiare, attraverso l'ONU e i paesi africani confinanti, una soluzione che potesse riconoscere l'indipendenza dell'Algeria.
La sua presa di posizione piacque alle minoranze etniche americane e alla stampa, molto meno a Dulles e agli ambienti politici francesi.

Nei due anni seguenti dedicò gran parte del tempo e delle energie alla Commissione Lavoro, ma, nonostante il disegno di Legge Landrum-Griffin, incorporasse alcune sue proposte di riforma, non si ritenne mai soddisfatto del risultato finale.

Jack fu rieletto Senatore, ancora una volta, nel 1958, ma il suo obiettivo, ormai, era la Casa Bianca.
4/22/2008 9:10 PM
 
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4/22/2008 9:12 PM
 
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Kennedy vs. Nixon
La campagna elettorale per le Presidenziali




La campagna elettorale di John Fitzgerald Kennedy iniziò ufficialmente il 2 Gennaio 1960, ma ufficiosamente nel 1957, quando il futuro Presidente degli Stati Uniti si spostò in ogni parte del paese per 150 volte.
L'"Evening Post" scrisse "Quando si vede un senatore che fa tanti discorsi fuori del suo stato, occorre fare due ipotesi: che abbia bisogno di denaro,o che miri a un incarico ben più alto". Jack non aveva bisogno di denaro!

Nel 59 si formò la squadra che avrebbe aiutato John a vincere le primarie: Bob Kennedy, Ted Sorensen (assistente di John al Senato), Kenneth O'Donnell e Lawrence O'Brien (esperto di politica).
Furono molti gli ostacoli che John dovette affrontare: per molti leader di partito era troppo giovane e inesperto per la Presidenza e i giornalisti cominciarono a chiedersi quante chances avrebbe avuto un candidato cattolico per vincere le Presidenziali in un paese a maggioranza protestante.
Nonostante le critiche e i dubbi riuscì a vincere le primarie, anche se non a larga maggioranza.

Il 10 Luglio 1960, al Memorial Coliseum di Los Angeles, si aprì la convention.
I delegati erano 1520: per ottenere la nomina, occorreva la maggioranza assoluta, ovvero 761 voti.
John Fitzgerald Kennedy vinse al primo scrutinio con 806 voti contro i 409 di Lyndon Johnson, gli 86 di Stuart Symington e i 79 di Adlai Stevenson.

John Fizgerald Kennedy accettò la nomination. Memorabili le sue parole:

"...I tempi sono troppo gravi, la sfida troppo urgente, la posta in gioco troppo alta per permettere che si scatenino le abituali passioni del dibattito politico. Non siamo qui a maledire le tenebre, ma ad accendere la candela che ci guidi attraverso quelle tenebre a un avvenire sicuro e tranquillo.... ... ci troviamo oggi ai margini di una nuova frontiera, una frontiera degli anni 60, una frontiera di ignote opportunità e pericoli, una frontiera di irrealizzate speranze e minacce. ... La nuova frontiera cui mi riferisco non è costituita da una serie di promesse, ma da una serie di impegni. Non esprime ciò che io voglio offrire agli americani, bensì ciò che io chiedo a loro..."

Prima che la convention finisse, Kennedy chiese a Lyndon Johnson la sua disponibilità a presentarsi come suo candidato di lista per la vicepresidenza. La richiesta stupì gran parte dell'elettorato: John non provava simpatia per Lyndon, ma da buon politico, aveva capito che doveva ricucire lo strappo che si era creato all'interno dell'elettorato democratico, soprattutto negli stati del sud, dove era molto forte la resistenza contro un candidato presidenziale cattolico.
Johnson, contro ogni previsione, soprattutto da parte dello staff Kennedy, accettò.





4/22/2008 9:13 PM
 
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I mille giorni



“…concittadini americani, non chiedete che cosa potrà fare per voi il vostro paese, chiedetevi che cosa potrete fare voi per il vostro paese… Concittadini del mondo, non chiedete che cosa farà per voi l’America, ma che cosa potremo fare insieme per la libertà dell’uomo"

Dal discorso d'insediamento alla Casa Bianca

4/22/2008 9:14 PM
 
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John Kennedy il 20 gennaio 1961, alle 12.51, prestò giuramento. Rivolse il suo breve ma intenso discorso alla nuova generazione di americani e alle nazioni del mondo, chiedendo loro di unirsi nello sforzo comune contro i nemici dell’uomo: tirannia, povertà, malattie e guerra.

Dall’inizio l’amministrazione Kennedy portò grandi cambiamenti all'interno della stessa Casa Bianca.
In diretto contrasto con la convenzionalità militare di Eisenhower, il giovane Presidente dimostrò una certa insofferenza per la formalità: un biografo, a tal proposito, ricordò che spesso, membri dello staff Kennedy, ricevevano telefonate direttamente da John, anziché dalla sua segretaria.

Jacqueline, con il suo consueto buon gusto, trasformò quasi tutte le stanze della resienza presidenziale, arredandole con nuovi componenti e pezzi d’arte. Il suo amore per le arti, la portò spesso ad organizzare serate culturali invitando regolarmente artisti, scrittori, musicistin e vincitori di premi Nobel.
Questa "Camelot" dell’era moderna divenne molto popolare fra i giovani idealisti.
4/22/2008 9:16 PM
 
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La Baia dei Porci



L’amministrazione Eisenhower aveva lasciato in eredità al giovane Presidente parecchi temi spinosi in materia di politica estera: primo fra tutti Cuba.

Fra i numerosi progetti escogitati dalla CIA per far cadere il regime comunista di Fidel Castro, c’era quello di far sbarcare circa 1500 esuli cubani nella località Playa Giròn, conosciuta dagli occidentali come Baia dei Porci, mentre aerei in partenza dal Nicaragua avrebbero neutralizzato l’aviazione cubana.
Kennedy venne a conoscenza di tale progetto verso Novembre del 1960, prima del suo insediamento ufficiale alla Casa Bianca.
La CIA, per convincere un diffidente Kennedy, presentò un quadro fin troppo ottimistico: parlò di ottimo addestramento degli esuli ed era sicurissima di poter contare sull’appoggio della popolazione cubana.

Lo staff di Kennedy si spaccò in due sull’autorizzazione allo sbarco: Schlesinger si disse contrario all’operazione, mentre McNamara favorevole. John non condivideva l’idea dello sbarco, ma avrebbe preferito un’”infiltrazione” silenziosa.
Il dibattito continuò per giorni, fino a quando l’8 Aprile 1961 Kennedy prese la decisione: l’invasione, così come concepita dall’intelligence americana, avrebbe avuto luogo.

Il 10 Aprile i cubani furono trasferiti, per l’imbarco, dalla base in Guatemala a Puerto Cabezas, in Nicaragua.
La strategia, sulla carta, sembrava infallibile: otto aerei B26 avrebbero attaccato tre aeroporti dell’isola prima dello sbarco degli esuli cubani. Secondo gli esperti della CIA sarebbe stato un gioco da ragazzi annientare l’aviazione castrista composta da quindici B-26. Gli stessi esperti, però, non avevano considerato la presenza di ulteriori quattro aviogetti T-33. Un errore ancora più grossolano fu quello di dare per scontato la presenza in zona di guerriglieri pronti a dar manforte agli esuli.
La brigata degli esuli cubani sbarcò il 17 Aprile 1961 e coraggiosamente tenne testa alle forze castriste, infliggendo loro pesanti perdite.
Fidel Castro, dalla stazione radio dell'Avana, diede il seguente annuncio:

"Reparti di truppa, sbarcati per via mare e per via aerea, si accingono ad attaccare diversi punti del territorio nazionale nella parte meridionale della provincia di Las Villas, appoggiati da aerei e da navi da guerra.
I gloriosi soldati dell'esercito rivoluzionario e della polizia nazionale combattono contro il nemico in tutti i punti dove questo è sbarcato, per difendere la patria sacra e la rivoluzione contro un attacco di mercenari, organizzati dal governo imperialista degli Stati Uniti"

Nonostante la tenacia degli esuli, ben presto l’esercito di Castro ebbe il sopravvento.
La CIA e i capi di stato maggiore esortarono Kennedy a far entrare in azione i mezzi aerei e navali, contravvenendo all’impegno preso pubblicamente. Il Presidente, però, non volle cedere.
A Cuba, intanto, si verificò l’opposto di quanto previsto dai Servizi Segreti: la popolazione non insorse a favore degli Stati Uniti, ma sostenne, con manifestazioni e cortei, il regime Castrista.

L’unica lamentela di Kennedy, in quelle ore, fu nei confronti di Dulles, il direttore della CIA e si pentì apertamente di non averne affidato l’incarico al fratello Robert:
“Il posto di Bobby è alla CIA. E’ uno schifoso sistema per fare esperienza, ma in tutta questa storia una cosa l’ho imparata, che dovremmo occuparci della CIA: finora nessuno l’ha fatto”

Il compito più gravoso per il neo-Presidente, a quel punto, era chiedere pubblicamente scusa alla comunità cubana negli Stati Uniti per l’esito disastroso della missione.
Accettò di incontrare alla Casa Bianca una delegazione di esuli, capitanata dal Comandante Tazewell Shepard.
In quell’occasione Kennedy si disse profondamente amareggiato per il completo insuccesso dell’operazione militare e tentò, in parte, di giustificare l’operato del suo Governo.
John era sinceramente rattristato per la tragedia alla Baia dei Porci, ma gli esuli lasciarono la Casa Bianca con l’assoluta certezza di essere stati abbandonati dagli Stati Uniti.

Nonostante l’insoddisfazione dei cubani e il catastrofico inizio in tema di politica estera, paradossalmente, la popolarità di Kennedy aumentò e di fronte ai primi risultati del nuovo sondaggio commentò “Mi è favorevole l’82% della popolazione. Dicono che sia un limite mai raggiunto prima. Proprio come Eisenhower: peggio faccio, più popolare divento”.
JFK diede incarico al suo staff di creare una commissione per comprendere le ragioni del fallimento dello sbarco a Cuba: occorrevano drastici cambiamenti.

4/22/2008 9:17 PM
 
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L'assassinio e gli sviluppi successivi
Il presidente Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963 alle 12:30, ora locale, mentre era in visita ufficiale alla città. Fu un evento straordinario e devastante per la vita di molti americani. "Dov'eri quando hanno sparato a Kennedy?" fu una domanda posta di frequente negli anni successivi e continuò a risuonare per decenni dopo il fatto.

Lee Harvey Oswald, venne arrestato alle 13:50, quindi alle 19:00 accusato di aver ucciso un poliziotto di Dallas ed alle 23:30 di aver ucciso il presidente nel quadro di una "cospirazione conservatrice" Oswald venne a sua volta ucciso nel seminterrato della stazione di polizia di Dallas da Jack Ruby, il proprietario di un night-club di Dallas noto alle autorità per i suoi legami con la Mafia, prima di venire portato in tribunale. Ruby si difese sostenendo di essere un grande patriottico e di essere rimasto turbato dalla morte di JFK. Cinque giorni dopo la morte di Oswald, il presidente Lyndon B. Johnson creò la Commissione Warren, presieduta dal giudice Earl Warren, per indagare sull'omicidio.

Nel 1993, il libro Case Closed: Lee Harvey Oswald and the Assassination of JFK del giornalista investigativo Gerald Posner, analizzò le prove su cui si basano le principali teorie cospirative, concludendo che nulla di quanto si sa fino ad ora dimostra l'esistenza di un complotto. Il libro tuttavia è stato duramente criticato per avere omesso o addirittura interpretato soggettivamente fatti ed elementi tesi ad escludere il complotto che di fatto rimarrebbe l'ipotesi più accreditata nonostante la teoria dell'assassino solitario sostenuta dalle inchiesta ufficiali. Nel novembre del 2002 venne tolto il segreto alle cartelle cliniche di Kennedy, rivelando che i suoi problemi fisici erano più seri di quanto si pensasse in precedenza. Oltre a soffrire un dolore costante per la frattura di alcune vertebre, soffriva di disturbi digestivi della malattia di Addison. Kennedy veniva sottoposto ad iniezioni di procaina prima di ogni evento pubblico per poter apparire in salute. La spina dorsale di Kennedy era affetta da un'osteoporosi aggravata dalle iniezioni di corticosteroidi; questo lo constringeva ad usare un busto per alleviare il peso del corpo sulle vertebre inferiori. È stato ipotizzato che lo indossasse anche il giorno in cui venne ucciso - dopo essere stato colpito una prima volta il suo corpo sarebbe dovuto scivolare in una posizione in cui l'automobile gli avrebbe offerto una maggiore protezione, ma il busto mantenne il suo corpo in posizione eretta dando all'assassino il tempo di sparare il colpo fatale alla testa.


Negli ultimi tempi è venuta alla luce la cosiddetta "pista italiana" delle indagini riguardanti l'omicidio del presidente americano.Tali indagini nascono dalle rilevazioni fatte sull'arma utilizzata dal killer: si tratterebbe infatti di un fucile Carcano modello 91/38 matricola C2766. Questo fatto non è nuovo poiché fu proprio la commissione Warren a svolgere queste indagini.Il rapporto Warren infatti stabilì che il C2766 era prodotto in Italia presso la Règia fabbrica d'Armi di Terni e che era unico al mondo – e cioè quello acquistato da Oswald – grazie ad un documento fornito dal Sifar, il servizio segreto militare italiano dell'epoca. Si presume infatti che vi sia un collegamento tra l'omicido del presidente americano Kennedy e l' Agenzia della Cia stanziata in Italia e facente capo a William K. Harvey, responsabile inoltre dell'Executive Action, il comitato nato a Langley che studiava e metteva in pratica piani per eliminare leader stranieri come Trujillo, Lumumba e Fidel Castro. Harvey utilizzò spesso esponenti della Mafia italo-americana per attuare questi progetti delittuosi: venne licenziato da Kennedy e trasferito a Roma pochi mesi prima del delitto, nella primavera-estate del 1963. (fonte: Ansa 2007)

Un'altra pista da molti denunciata sarebbe quella legata al decreto utilizzato da Kennedy, decreto che diede al governo la possibilità di stampare moneta, togliendo questo monopolio alla Federal Reserve. Molti vedono questo omicidio come un avvertimento per i futuri presidenti sull'utilizzo di quel decreto, che non venne mai cancellato, ma che non fu mai più utilizzato da nessun presidente, ristabilendo il pieno monopolio della Federal Reserve nella creazione della moneta.

Il ritratto di Kennedy compare sulle monete da mezzo dollaro statunitense.

Kennedy fu sepolto nel Cimitero Nazionale di Arlington ed il 14 marzo del 1967 il suo corpo fu traslato nel luogo della sua sepoltura permanente, sempre nel Cimitero Nazionale di Arlington.(Virginia).


[Edited by Frida07 4/22/2008 9:18 PM]
4/22/2008 9:18 PM
 
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