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Energia Solare: Il futuro energetico del pianeta è nel Sole?

Last Update: 10/27/2008 12:49 AM
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Incentivi per chi scommette sul "solare"
Un decreto delle Attività produttive concede un bonus sul surplus prodotto e venduto alla rete elettrica

di Nicoletta Cottone



ROMA. Il “solare” apre le porte a famiglie, condomini e imprese. Via, dunque, agli incentivi per chi scommette sul fotovoltaico. È in arrivo sulla Gazzetta Ufficiale un decreto del ministero delle Attività produttive, di concerto con l’Ambiente, per l’incentivazione dell’energia elettrica di origine solare prodotta con impianti fotovoltaici. Si tratta, in pratica, di incentivi in conto energia, che arriveranno con l’energia prodotta in surplus, venduta alla rete elettrica a tariffe incentivate, pari a tre volte la tariffa media delle forniture di energia elettrica. La tariffa è differenziata in base alla potenza dell’impianto, che dovrà, dunque, essere in esercizio e sottoposto a manutenzione.
«Un decreto complesso – sottolinea Claudio Scajola, ministro delle Attività produttive – che arriva in ritardo, ma è molto significativo in un Paese che ha bisogno di energia». Una produzione di energia a bassissimo impatto ambientale, può aiutare a risolvere una questione, quella dell'energia, che secondo Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente, «é il problema di
questo inizio secolo».
In passato gli incentivi venivano dati in forma di finanziamento per gli impianti, come i 10mila tetti fotovoltaici che hanno visto coinvolte per lo più amministrazioni locali.
Gli incentivi
Per un impianto da 20 kilowatt di una famiglia o di un piccolo condominio il decreto prevede che i consumatori continuino a d avere la possibilità, per esempio di notte, di acquistare energia dalla rete, ma anche di vendere quella prodotta in eccesso. Tutto viene registrato su un contatore e a fine anno si effettua il conguaglio: l’energia acquistata dalla rete costa 15 centesimi al kilowatt, tasse comprese, su quella venduta alla rete c’è un incentivo di 45 centesimi al kilowatt, più il prezzo pagato dalla rete. Il problema è rappresentato dal costo base dell’impianto fotovoltaico che ha un costo di circa 7mila euro e produce in media 1.100 kWh l’anno.
L’Autorità per l’energia elettrica e il gas è chiamata a determinare le modalità per la copertura degli incentivi tramite un prelievo sulle tariffe elettriche (circa 0,014 centesimi di euro per ogni kWh) e a individuare l’organismo erogatore dell’incentivo (Cassa conguaglio per il settore elettrico), con le relative modalità tecniche.
Saranno previsti quattro bandi l’anno: per i piccoli basterà una semplice domanda con il progetto preliminare, per i grandi è prevista una gara per innescare un processo di competitività tecnologica.
Il beneficio riguarda l’installazione di 100 MW di impianti fotovoltaici, di cui il 60% per impianti piccoli e medi, la restante parte per quelli grandi, che hanno una potenza massima installabile di 1 MW. Una volta concesso l’incentivo il soggetto è tenuto ad avviare i lavori di realizzazione dell’impianto fotovoltaico entro 6 mesi dalla comunicazione (12 per gli impianti oltre 50 kW) e concluderli entro 12 mesi (24 oltre 50 kW). Altri 6 mesi sono, poi, a disposizione per la messa a punto e il collaudo dell’impianto.
Gli obiettivi
L’obiettivo è quello di raggiungere i 300 MW nel 2015, contro gli attuali 20 MW, di cui solo la metà funzionante. Trascurabile l’impatto sul territorio, visto che saranno interessati circa 40 ettari in tutta Italia, poco più di due ettari a Regione. «L'Italia - conclude Scajola - é ancora troppo dipendente dal petrolio e occorre arrivare ad aver un mix energetico che abbia un minor costo e maggior sicurezza. La nostra necessità é quella di sviluppare la ricerca nell'energia solare anche nell'ottica del protocollo di Kyoto, per arrivare ad avere un'energia più pulita».
Scajola ha sottolineato che ha iniziato a occuparsi anche del nucleare, cominciando a costruire accordi per la costruzione di centrali di nuova generazione all’estero, per una partecipazione dell’Italia. Proprio su questi temi il ministro proporrà una Conferenza nazionale sull’energia. In arrivo anche una serie di decreti sulle energie alternative.









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4/2/2007 7:43 PM
 
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Protocollo Enel-Enea per il nuovo impianto siciliano di energia rinnovabile
Funzionerà grazie alla tecnologia messa a punto dal premio Nobel Carlo Rubbia

Solare termodinamico, l'Italia ci prova
firmata l'intesa per la centrale di Priolo

Investimento di 40 milioni per un progetto pilota in funzione dal 2009
Produrrà circa 5 megawatt integrandosi con l'attuale struttura a ciclo combinato a gas




Un'elaborazione al computer di come sarà il campo solare di Priolo

ROMA - Nessuno è profeta in patria, ma a volte viene concessa una seconda possibilità. Così se il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia nel 2005 ha dovuto polemicamente lasciare la guida dell'Enea ed emigrare in Spagna per trovare chi credesse nelle sue idee sul solare termodinamico, ora qualcuno in Italia sembra essersi pentito ed è pronto a scommettere sulle intuizioni del grande scienziato.

Dopo la falsa partenza di un paio di anni fa, conclusa con la "fuga" di Rubbia sull'altra riva del Mediterraneo, questa mattina Enel ed Enea hanno firmato solennemente alla presenza del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio il protocollo di intesa per la realizzazione di "Archimede", il primo impianto solare termodinamico italiano e il primo al mondo ed essere integrato con una centrale a ciclo combinato a gas.

L'investimento complessivo per rendere operativo il progetto, che sorgerà a Priolo Gargallo (Siracusa) all'interno dell'impianto Enel già esistente, è di oltre 40 milioni di euro. Una volta completato l'iter autorizzativo, entro il 2009 è prevista l'entrata in esercizio del progetto pilota da 5 megawatt, una quantità di energia in grado di soddisfare il fabbisogno annuale di 4.500 famiglie con un risparmio di circa 2.400 tonnellate equivalenti di petrolio l'anno, con un taglio di emissioni di anidride carbonica per circa 7.300 tonnellate.

L'Italia, ha commentato soddisfatto il ministro Pecoraro, "ha scelto la svolta sul solare", con un progetto "importante per far ripartire la nostra tecnologia". "L'Enel - ha proseguito - ha fatto una cosa buona. Gli utili vanno investiti nell'innovazione: quindi sempre più sole e meno cose scure come il carbone". "Con la realizzazione di "Archimede" - ha aggiunto il presidente dell'Enea Luigi Paganetto - si passa dalla fase di laboratorio alla fase industriale. La scelta di realizzare subito un modulo da 5 MW risponde all'esigenza di avere immediatamente un impianto in funzione".

"Archimede" come detto utilizzerà la tecnologia termodinamica, più efficiente rispetto a quella più diffusa e conosciuta del fotovoltaico, in quanto è in grado di produrre energia elettrica anche di notte o quando il cielo è coperto. Il sole viene sfruttato infatti in maniera indiretta. Dei vasti campi di specchi concavi (a Priolo sarà utilizzata una superficie di circa 300 x 280 metri) concentrano i raggi solari utilizzandoli per scaldare fino alla temperatura di 550 gradi un fluido a base di sali messo a punto attraverso gli esperimenti coordinati da Rubbia.

Il calore ottenuto servirà a generare vapore ad alta pressione che, convogliato nelle turbine dell'adiacente impianto a ciclo combinato della centrale Enel, incrementerà la produzione di energia elettrica dell'impianto, riducendo la necessità di bruciare combustibili fossili. Il materiale che verrà usato a Priolo, oltre a mantenere il calore a lungo permettendo alla centrale di funzionare anche di notte o con il cielo coperto, così come gli olii utilizzati nelle centrali solari termodinamiche già in funzione, ha anche le importanti e innovative qualità di essere totalmente innocuo per l'ambiente in caso di fuoriuscite accidentali e di non essere infiammabile.

"Questo - ha commentato Rubbia - è ancora un impianto dimostrativo. Gli anni che si sono persi sono pesanti nel senso che il resto del mondo è andato avanti. E' ovvio che noi qui stiamo parlando di maratona, non so cosa succederà fra 5, 10, 15 anni anche se sono convinto che questo tipo di tecnologia diventerà dominante nel campo delle rinnovabili".

Per quanto soddifatto dell'importante passo avanti compiuto, il premio Nobel non ha nascosto però la sua perplessità sulla tabella di marcia fissata da Enel ed Enea. "Ho l'impressione - ha detto Rubbia - che i tempi tecnici presentati oggi siano troppo lunghi. Abbiamo l'esempio americano che ci dice che in 12 mesi si può fare una centrale da 64 MW che costa quattro volte la centrale in Italia di 5 MW".

(26 marzo 2007)






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Sole e Termodinamico

Vorrei dire, anche se non ci pensiamo (perchè forse non viene spontaneo), che l'idroelettrico e l'eolico sono indirettamente metodi di produzione dell'eneergia che esistono grazie al sole, quindi sempre energia solare.

Il Termodinamico

Carlo Rubbia ha inventato le "centrali solari nucleari", nucleari nel senso che producono una grande quantità di energia rispetto alle centrali fotovoltaiche tradizionali. Il termodinamico.

Voglio precisare che esiste anche in Italia (a Priolo) una di queste centrali, la prima che Rubia è riuscito a realizzare (progetto Archimede), ma da quando è stato "segato" (in circostanze poco chiare) dall'ENEA non si sa più che fine abbia fatto la centrale, se funziona ancora o se è spenta. E' stata cancellata dal sito dell'ENEA.

Il termodinamico consiste nella concentrazione dei raggi solari, tramite specchi, in un unico punto ove passa un fluido termovettore (che trasporta il calore molto facilmente) che raggiunge i 550°C di temperatura. Non costa molto perchè è un semplice fertilizzante. Il liquido così riscaldato produce vapore che fa girare le turbine per produrre l'elettricità.

Oltre a procurare un vantaggio ambienta ha anche un vantaggio economico, che invece è inferiore nelle centrali solari tradizionali.
Infatti considerando il risparmio sul combustibile (petrolio non acquistato) in 6 anni ci si ripagherebbe l'intero investimento e se consideriamo che la centrale può durare 30 anni, lascio trarre a voi le conclusioni.

Insomma il vantaggio economico è evidente, dobbiamo considerare che non si producono ne rifiuti, ne emissioni!?








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Il futuro energetico del pianeta è nel Sole
Rubbia: "Ne' petrolio ne' carbone soltanto il Sole puo' darci energia". La fiaccola olimpica è stata accesa come da tradizione con i raggi solari utilizzando uno specchio concavo. Non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie. E poi l´uranio scarseggia

1 aprile 2008 - Giovanni Valentini
Fonte: Repubblica - 30 marzo 2008

- Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d´eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l´Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s´è ritirato a studiare e lavorare, dopo l´indegna estromissione dalla presidenza dell´Enea, il nostro ente nazionale per l´energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, «con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell´Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione». Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l´energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell´Ambiente e d´intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell´intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell´Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l´Agenzia internazionale per l´energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull´andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l´outlook della IEA e l´effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall´Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l´oro nero s´è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. «Il messaggio dell´Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all´industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media».

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell´Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall´Agenzia. E anche qui, «i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell´EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici». C´è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell´andamento del prezzo e c´è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all´uranio, il combustibile per l´energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall´Energy Watch Group, si documenta che fino all´epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell´energia?

«Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l´uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l´oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra».

Eppure, dagli Stati Uniti all´Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c´è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?

«Sa quando è stato costruito l´ultimo reattore in America? Nel 1979, trent´anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l´arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l´uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie».

Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?

«Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo».

In che cosa consiste?

«Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile».

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?

«E´ già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia».

Ora c´è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s´è detta favorevole...

«Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell´umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l´anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso».

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l´uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l´alternativa?

«Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell´elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità».

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...

«E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l´energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l´uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l´energia necessaria all´intero pianeta. E un´area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell´Italia, un´area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma».

Il sole, però, non c´è sempre e invece l´energia occorre di giorno e di notte, d´estate e d´inverno.

«D´accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l´energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l´acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente».

Se è così semplice, perché allora non si fa?

«Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com´è accaduto del resto per il computer vent´anni fa».






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