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L'inno di Mameli può essere emblematico dell'Italia?

Last Update: 9/25/2008 6:44 PM
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L'inno di Mameli può essere emblematico dell'Italia?

Il ''Canto degli italiani'' non così amato dagli italiani, non solo per motivi estetici ma anche a causa dell'appartenenza massonica del suo autore. Emblema della nostra Italia dalle mille anime livellate a forza dal Risorgimento
autore:
Andrea Sartori (Insegnante)


I leghisti ce l'hanno con l'inno di Mameli, ma non sono i soli. Il ''canto degli italiani'' non piace neanche ad alcuni cattolici che vedono in esso un peana della massoneria risorgimentale volta a cancellare le radici cristiane d'Italia. Il problema è in realtà assai più complesso e non si tratta solo del dichiarato anticattolicesimo risorgimentale, ma di una riflessione più profonda che esamini ciò che quell'inno rappresenta e se può essere realmente rappresentativo di tutte le anime dell'Italia.
La discussione parte da una lettera del signor Giovanni Lazzaretti apparsa su ''Avvenire'' del 9 settembre. Il signore in questione sostiene che l'inno va spiegato a scuola, sostenendo che il ''Canto degli italiani'' sia un testo di chiara ispirazione massonica, come il suo autore. Che il giovane Goffredo Mameli fosse massone è pacifico, così come furono notori massoni altri Padri della Patria, segnatamente Cavour e Garibaldi. Ma leggendo la lettera di Lazzaretti credo che si spinga un po' oltre nella lettura massonica dell'inno. Ad esempio quando scrive che ''i fratelli d'Italia a cui si rivolge sono i fratelli di loggia, e non il cattolico popolo italiano del XIX secolo'' a parer mio calca un po' la mano. Credo che Mameli si riferisse agli italiani in genere. Anche l'interpretazione dell' ''elmo di Scipio'' come un invito al ritorno a Roma antica ripudiando il cristianesimo mi pare, in questo caso, un'interpretazione forzata: il ''mito di Roma'' fu fortissimo anche in pieno cristianesimo, come dimostrano i richiami alle radici romane (che sono una parte importante della nostra eredità culturale) anche da parte di personaggi dei quali sarebbe perlomeno improprio mettere in dubbio la cristianità, quali Carlo Magno, Dante, Petrarca. Forse qui Mameli rivendica semplicemente il suo ''repubblicanesimo'' richiamandosi all'eroe repubblicano Scipione. Dove mi sento di dare pienamente ragione a Lazzaretti è quando sostiene che ''le vie del Signore'' evocate in una strofa successiva all'unica che la quasi totalità degli italiani conosce si riferiscono a un Dio ben poco cristiano. Credo che davvero qui Mameli avesse in mente il ''Grande Architetto dell'Universo''.
Il problema dell'inno riporta a galla il più profondo problema del Risorgimento, il primo episodio fondante dell'Italia unita prima della Resistenza e, come la Resistenza, episodio caricato di retorica ma non privo di aspetti oscuri. Uno dei quali riguarda appunto la dichiarata massoneria di alcuni suoi protagonisti. Ma non è l'unico.
Ricordiamo che quest'estate fece scalpore l'antigaribaldinismo del sindaco di Capo d'Orlando, che prese addirittura a picconate una targa commemorativa dell' Eroe dei Due Mondi. Il gesto fu un atto di vandalismo ingiustificabile, ma il rancore ha una radice che l'Italia unita ha cercato di ignorare. La Sicilia non fu ''liberata'' dai Borboni, bensì ''conquistata'' dal Regno di Sardegna. I Savoia imposero il loro dominio con le baionette e con dei plebisciti che la Storia ha dimostrato essere ''bulgari''. Lo stesso Garibaldi si comportò in varie occasioni più da bandito che da ''liberatore''. La strage di Bronte perpetrata da Nino Bixio è stata raccontata da un grande siciliano quale Giovanni Verga nella sua novella ''Libertà''. Garibaldi quando ricoprì la carica di dittatore di Napoli si appoggiò anche alla camorra, organizzata dal ministro voltagabbana dei Borbone don Liborio Romano. Dall'altra parte i mazziniani repubblicani si macchiarono di atti che oggi definiremmo ''terrorismo'' (anche se va detto che Mazzini deplorò spesso tali episodi) come l'attentato di Felice Orsini a Napoleone III o gli attentati di Monti e Tognetti nella Roma Pontificia (l'esplosione nella caserma degli zuavi uccise ventitrè zuavi francesi e quattro popolani romani. Ora, Pio IX condannò a morte i due terroristi e un Papa che condanna a morte non può essere giustificato, e la breccia di Porta Pia portò molte eredità positive, come l'abolizione dei ghetti, e fu provvidenziale per la stessa Chiesa, che riacquistò il suo ruolo eminentemente profetico. Però l'atto di Monti e Tognetti, esaltato dalla retorica risorigimentale, è stato terrorismo puro), oppure diversi omicidi politici di sacerdoti o saccheggi di chiese durante la Repubblica Romana nel 1849, esperienza in che vide tra i suoi attori lo stesso Mameli. Episodio, quest'ultimo in linea con il profondo anticristianesimo dei protagonisti del Risorgimento che portò anche all'esasperato anticlericalismo garibaldino e alla legge presentata da Cavour e Rattazzi nel 1854 e approvata nel 1855 volta a privare di personalità giuridica gli appartenenti agli ordini contemplativi e mendicanti che gettò sulla strada 5.489 uomini e donne appartenenti agli ordini religiosi.
Il ''Canto degli italiani'' può rappresentare tutte le varie anime dell'Italia? La situazione dell'inno di Mameli ricorda, più in piccolo, la vicenda della ''Marsigliese'', inno nato in un periodo ancora più controverso e sicuramente più ferocemente anticristiano (e più feroce tout court) del nostro Risorgimento: la Rivoluzione Francese, che cercò di cancellare, a furia di ghigliottina, l'anima dlla Francia ''figlia prediletta della Chiesa'', della Francia di Pascal e Giovanna d'Arco. Qualche anno fa la ''Marsigliese'' finì sul banco degli imputati per il suo tono da grand guignol (''qu'un sang impur\abreuve nos sillons'' che il sangue impuro abbeveri i nostri solchi). Toccheremo noi l' inno di Mameli.
Francamente a me l'inno non piace. Lo trovo brutto rispetto alla stessa ''Marsigliese'' per non parlare dei maestosi inni tedesco e inglese o del solenne inno russo. E ne trovo il testo datato (''Già l'aquila d'Austria\le penne ha perdute'' a parte l'immagine ridicola, cantarlo oggi suona anacronistico). Purtroppo neanche il bellissimo coro del ''Nabucco'' di Verdi mi convince: ''Del Giordano le rive saluta\ di Sionne le torri atterrate'' andrebbe meglio, a causa dei riferimenti geografici, per Israele. Io proporrei l'altrettanto bello ''Tutto cangia, il ciel s'abbella'' di Rossini (per i meno giovani, la musica era la vecchia sigla d'apertura dei programmi RAI), testo neutro e musica meravigliosa. Cavoli, ne abbiamo di glorie musicali in Italia, proprio al mediocre tandem Mameli-Novaro dovevamo affidarci, quando l'inno tedesco è su musica di un signore di nome Haydn?
Comunque, al di là delle considerazioni estetiche, sta di fatto che l'inno si richiama al Risorgimento. Che è un periodo controverso. E che, mi si permetta, non è stato il periodo più glorioso della Storia italiana. Perchè purtroppo l'Italia non ''s'è desta'' anzi, è piombata nell'essere l'Italietta. Guardate la storia d'Italia dal 1861 ad oggi e vedrete poche grandi personalità in campo culturale (ad esempio Pirandello) e praticamente nessuna in campo storico. Con scorno dei vari Garibaldi la Chiesa ha un prestigio mondiale che il governo italiano laico non è quasi mai riuscito ad ottenere. E' triste constatare che l'Italia fu grande quando non era ancora Italia. Se l'Italia non fu quasi mai rispettata, molto rispetto ottennero la Firenze di Lorenzo il Magnifico ''ago della bilancia d'Italia'', le repubbliche marinare, segnatamente Genova e Venezia. La cultura italiana in quegli anni fece miracoli anche grazie a queste signorie o repubbliche dando geni come Dante, Leonardo, Michelangelo, Galileo, Vivaldi, che l'Europa ci ammirò ed invidiò. Anche la Chiesa ebbe un'importanza decisiva nella formazione della nostra cultura e la Cappella Sistina o le Stanze di Raffaello ne sono una prova tangibile. Un'unificazione non fatta da un'élite e che avesse realmente tenuto conto del popolo italiano sarebbe stata auspicabile, invece la ''piemontesizzazione'' portò al tentativo di schiacciare molte culture locali, e schiacciare anche una radice cristiana che comunque è stata fondamentale per l'Italia. E ho il timore che la ''bruxellesizzazione'' non sarà molto diversa. Già abbiamo visto l'anticristianesimo e i ''plebisciti'' partiti da Bruxelles. Ma abbiamo anche visto che non per questo l'Europa è più rispettata di prima. Anzi. Perchè cercare di livellare diverse anime sotto un artificioso pensiero unico è un'esperienza che non può mai funzionare.






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