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Perché l'Italia unita ha prodotto meno cultura di altre epoche

Last Update: 9/26/2008 5:31 PM
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Perché l'Italia unita ha prodotto meno cultura di altre epoche

La critica all'inno di Mameli e al Risorgimento più in generale parte da diverse considerazioni.
La risposta di Danielle è interessante. L'inno di Mameli è bruttino, sembra la musica della banda del paese. La Marsigliese credo sia un gran bell'inno anche se musicalmente mi affascinano di più quello tedesco (il ''Kaiserquartet'' di Haydn, un musicista alla morte del quale Napoleone diede l'ordine dell'onore delle armi, mica pizza e fichi. Le parole furono aggiunte e mi risulta che non siano più ''Deutschland uber alles'') e quello russo, ma i gusti son gusti. Testualmente la Marsigliese ha parti politicamente commoventi (''Libertè, libertè cherie'') ma anche parti feroci, per non dire vere istigazioni all'omicidio (era un canto di guerra). La Rivoluzione ha tentato di cancellare l'anima della Francia non solo con la ghigliottina, ma con alcune risibili proposte (quella sul calendario su tutte. Non dimenticare comunque anche atti vandalici a Notre Dame). Io continuo a credere che però se i tedeschi hanno scomodato Haydn noi italiani, che comunque abbiamo alle spalle una grande tradizione musicale, potevamo trovare di meglio. Il ''Nabucco'' ha sicuramente un gande fascino simbolico, ma credo che per un inno nazionale sia meglio che i riferimenti geografici, qualora ci siano, debbano riferirsi alla nazione che vuole rappresentare.
Cara Danielle lo so che Verdi e il cattolicissimo Manzoni e Rossini, in maniera più defilata quest'ultimo, appartengono al periodo risorgimentale. Però come si fa luce sulle magagne della Resistenza, per anni caricata di retorica, bisogna anche che si faccia luce sulle magagne del Risorgimento. E il fattore della ''piemontesizzazione'' va tenuto in conto. Tenendo conto anche che, come ci ricorda lo storico inglese Mack Smith che comunque non ha particolari antipatie per il Risorgimento, Vittorio Emanuele II (che resta comunque il più ''statista'' fra i Savoia re d'Italia) ebbe, dopo la morte di Cavour, delle pericolose derive autoritarie. Non si deve tacere il fatto che Garibaldi e Bixio non furono certo degli eroi senza macchia e senza paura, che anzi spesso operarono repressioni indiscriminate e che segnatamente Garibaldi, durante la sua dittatura, utilizzò la camorra.
Sia Danielle che Luca parlano del potere temporale dei Papi. Condannando l'atto di Monti e Tognetti (che per me resta ingiustificabile in quanto provocò la morte di innocenti) siamo tutti ben felici che i Papi abbiano perso il potere temporale. Se si legge con attenzione ciò che ho scritto, dico chiaramente che l'apertura dei ghetti e la perdita del potere temporale furono un bene anche per la stessa Chiesa, poichè ha potuto recuperare un ruolo anche più credibile e spianare la strada ai ''mea culpa'' wojtyliani. Inoltre i motto ''date a Cesare quel che è di Cesare'' è più rispettato in tal modo. Se l'anticlericalismo fu condiviso, la religiosità ebbe diverse sfaccettature nei protagonisti del Risorgimento: spiriti altamente religiosi furono Mazzini (seppure in senso non convenzionale) e Manzoni, l'anticlericalismo di Garibaldi è invece estremista e a tratti un po' patetico.
Ma il punto è un altro (il capitolo Napoleone accennato da Luca è un altro deipiù controversi: se da un lato il Bonaparte diede un codice moderno, e mitigò gli aspetti più fanatici della Rivoluzione, dall'altro è difficile dimenticare gli orrori delle coscrizioni e della campagna di Russia).
Il Risorgiment ha avuto le sue magagne. E purtroppo è stato anche una grande incompiuta. Quello che accadde a Italia unita lo sappiamo: dopo la piemotesizzazione forzata abbiamo avuto la smania coloniale che ci portò le disfatte di Dogali e Adua (quest'ultima causata da un ex garibaldino, Crispi, che fu anche fautore di una politica che prefigurò in più punti il fascismo), oltre che ad un'incapacità di fronteggiare diversi problemi dell'Italia. Certo, ci sono state note positive, come la lotta all'analfabetismo, e giustamente non bisogna buttare il bambino con l'acqua sporca, discorso che vale anche per la Resistenza. Però è giusto vederne tutti gli aspetti. E giudicando serenamente, pur con gli aspetti positivi, il Risorgimento mi pare una grande incompiuta.
Danielle mi espone l'anticlericalismo di quelle che io considero le vere glorie d'Italia. Dante, che lottò con Bonifacio VIII e Galileo (Micheangelo no. Devo fare qualche precisazione: a Milano ci venne Leonardo, mandato dal Magnifico, ma Michelangelo risiedette e morì a Roma lavorando sotto almeno sei papi e lasciandoci quel po po' di roba che va considerato come un merito culturale indiscutibile e altissimo della Chiesa. Il mecenatismo è una cosa che purtroppo è andata perduta). Dante fu cristiano e, pur odiando Bonifacio VIII, condannò lo schiaffo di Anagni. Galileo rimase sincero cattolico. Il suo caso fu un grave errore di Urbano VIII (che pure era un valente astronomo), tenendo inoltre conto che l'opera di Galileo colpiva la fisica aristotelica più che la Bibbia. Ma Aristotele era accettato dal tomismo. Gli uomini di Chiesa furono, in quell'occasione, molto miopi e sciocchi.
Però io vedo che Paolo Migneco è quello che ha colto in pieno la mia provocazione: un inno guerriero quando la nostra gloria è rappresentata da ben alre cose? Quali sono state le glorie militari dell'Italia unita? Adua, Dogali, il fascismo.... direi che ne possiamo fare a meno. Ed è altrettanto vero che alcuni stati d'Italia, come le repubbliche marinare o la Firenze dei primi Medici ebbero una considerazione in Europa che l'Italia dal 1861 a oggi non ha mai avuto. E inoltre noi abbiamo glorie più grandi di quella militare: quella artistica (per la quale dobbiamo un sentito grazie anche alla Chiesa, piaccia o meno). Un francese mi può parlare di Napoleone, io gli parlo di Michelangelo: che non fece soffrire nessuno, anzi, donò gioia. Leonardo da Vinci o Dante o San Francesco mi valgono più di mille Garibaldi. Io sento le mie radici più nel Rinascimento che nel Risorgimento. Perchè la gloria principale del Rinascimento non furono le armi, ma la cultura. L aprovocazione riguardo l'inno di Mameli vuole andare più a fondo. Ci siamo uniti, ma non siamo riusciti ad ottenere il rispetto. L'Italia unita ha prodotto meno, in fatto di cultura e politica (i più grandi statisti e pensatori politici, da Machiavelli al Magnifico ''ago della bilancia'' sono di altra epoca. Eccezion fatta per Cavour e De Gasperi l'Italia ha dato solo dei demagoghi, come già sostenne Churchill dinanzi a Montanelli, e delle degenerazioni del machiavellismo, che è ben altra cosa: Machiavelli parlava di ''milizie cittadine'' noi ci siamo dati ai potenti di turno: la Germania nazista, la Russia comunista, il fondamentalismo islamico, eccetera) dell'Italia divisa. La cultura poi è drammaticamente crollata: un Paese che era all' avanguardia in questo campo si è trovata a rincorrere francesi, inglesi e tedeschi. E questo è un fattore che deve farci riflettere. Non si tratta di rimpiangere il passato o di invocare una secessione, ma di ripensare totalmente il modo di fare politica nel nostro Paese.






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io non sono d'accordo..







... Per diecimila anni tenemmo il fuoco acceso, il nostro spirito vive in una danza senza tempo.. I nostri corpi sono i nostri sacri altari, noi non abbiamo fede nel divino.. Noi lo sperimentiamo con la pratica... Veniamo chiamate... Streghe..

"...Raccontaci delle segrete schiere del male, o Cimone..."
"Guai a pronunciare forte i loro nomi, che profanerebbero labbra mortali, perchè uscirono da scellerate tenebre per assalire i cieli, ma furono respinte dalla rabbia degli angeli...."





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