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Benedetto XVI sui trapianti degli organi: "Serve più certezza su morte avvenuta"

Last Update: 11/8/2008 11:23 AM
11/8/2008 11:23 AM
 
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Il Papa ha incontrato i partecipanti a un convegno sulla donazione d'organi. "E' un atto d'amore. Del valore di questo gesto dovrebbe essere ben cosciente il ricevente"

CITTÀ DEL VATICANO - Gli organi umani da trapiantare possono essere prelevati solo "ex cadavere" e la scienza deve ulteriormente progredire sull'accertamento della morte, in modo che non rimanga "il minimo sospetto di arbitrio": è quanto ha affermato oggi Benedetto XVI, ricevendo in udienza i partecipanti a un congresso sulla donazione di organi promosso dalla pontificia accademia per la vita.

Le parole del Pontefice arrivano qualche settimana dopo le polemiche scaturite da un editoriale dell'Osservatore romano che metteva in discussione il criterio per determinare la morte di una persona ritenuto oggi scientificamente valido. Vale a dire quella della "morte cerebrale", sancito nel rapporto di Harvard che 40 anni fa modificò la definizione di morte, da allora non più basata sull'arresto cardiocircolatorio ma sull'encefalogramma piatto.

Per la donazione degli organi, ha detto oggi il Pontefice, "il consenso informato è condizione previa di libertà, perché il trapianto abbia la caratteristica di un dono e non sia interpretato come un atto coercitivo o di sfruttamento". ''E' utile ricordare - ha proseguito - che i singoli organi vitali non possono essere prelevati che ex cadavere, il quale peraltro possiede pure una sua dignità che va rispettata''.

"La scienza, in questi anni - ha detto il Papa - ha compiuto ulteriori progressi nell'accertare la morte del paziente. E' bene quindi che i risultati ottenuti raggiungano il consenso dell'intera comunità scientifica così da favorire la ricerca di soluzioni che diano certezza a tutti. In un ambito come questo, infatti - ha detto ancora il pontefice - non può esserci il minimo sospetto di arbitrio e dove la certezza non fosse raggiunta deve prevalere il principio di precauzione".

"E' utile per questo - ha suggerito Ratzinger - che si incrementi la ricerca e la riflessione interdisciplinare in modo tale che la stessa opinione pubblica sia messa dinanzi alla più trasparente verità sulle implicanze antropologiche, sociali, etiche e giuridiche della pratica del trapianto". "In questi casi, comunque - ha concluso - deve valere sempre come criterio principale il rispetto per la vita del donatore, così che il prelievo di organi sia consentito solo in presenza della sua morte reale".

Benedetto XVI si è poi soffermato sulla questione della disponibilità di organi vitali da trapianto, "un problema drammaticamente pratico" come dimostra "la lunga lista d'attesa di tanti malati le cui uniche possibilità di sopravvivenza sono legate alle esigue offerte che non corrispondono ai bisogni oggettivi. I trapianti di tessuti e di organi rappresentano - ha proseguito - una grande conquista della scienza medica e sono certamente un segno di speranza per tante persone che versano in gravi e a volte estreme situazioni cliniche".

E dunque "l'atto d'amore che viene espresso con il dono dei propri organi vitali permane come una genuina testimonianza di carità che sa guardare al di là della morte perché vinca sempre la vita. Del valore di questo gesto dovrebbe essere ben cosciente il ricevente; egli è destinatario di un dono che va oltre il beneficio terapeutico. Ciò che riceve, infatti, prima ancora di un organo è una testimonianza di amore che deve suscitare una risposta altrettanto generosa, così da incrementare la cultura del dono e della gratuità". In questa ottica, "la via maestra da seguire, fino a quando la scienza giunga a scoprire eventuali forme nuove e più progredite di terapia, dovrà essere - ha concluso Benedetto XVI - la formazione e la diffusione di una cultura della solidarietà che si apra a tutti e non escluda nessuno".



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