Attuality and Society
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<<...nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l'importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti... così sei un vincente!>>
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uomo=cazzo donna=figa... o no?

Last Update: 1/17/2009 3:05 AM
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un problema da aprire
http://www.youtube.com/watch?v=IGLODjOF010
(perdonatemi ma non è concesso l'embed per questo video... comunque è tutto citato qui sotto)

“Mi ha fatto la corte per due mesi. Messaggini, fiori, voleva anche presentarmi a sua madre. Siamo usciti insieme... tre volte. E alla quarta dove mi porta? Nella villa dei sozzoni! Ma per chi mi aveva presa secondo te? Perchè dimmi, ho l'aspetto di una troia io?”

“No”

“Ipocrita schifoso! Faceva tutto il perbenino. Ma io mica sono nata ieri. Li capisco gli uomini, eh. Anzi, forse ho esagerato un po' con questo vestito. Ma comunque: siamo grandi e vaccinati? E allora sii chiaro!”

“Ma infatti! Sii chiaro.”

Voglio dire, abbi il coraggio! Vuoi solo scopare? Io ti chiedo, vuoi solo scopare?

(…)

“Guarda, se prima degli uomini non mi fidavo, dopo questa sera ti assicuro che mi faccio suora

E comunque... la verità è che voi uomini siete solo un groviglio di istinti bestiali. eh. Un insieme di impulsi animaleschi dettati da quel calamaro che avete in mezzo alle gambe. Vi pensate di essere furbi, invece avete l'intelligenza di un branco di tonni. Siete peggio, siete... siete dei molluschi. Delle vongole, delle triglie.”

“Siamo un cacciucco.”

(dal film Ti amo in tutte le lingue del mondo)

Ebbene, credo che sia ora di ridistribuire le colpe. Stiamo parlando di una situazione per cui è d’obbligo che cadano delle teste. Pur rimanendo attaccate al collo, si intende, ma comunque che si abbassino.

Sì perché ultimamente sembra che l’umanità di ciascuno di noi sia sempre più spesso offuscata da un certo “accessorio” di cui ciascuno di noi, salvo imprevisti, è dotato: l’organo genitale.

La cosa tragica, infatti, in questo panorama, è che l’uomo di oggi, quando affronta la donna di oggi, è colto in fallo (è il caso di dirlo) in partenza dal fatto di essere e possedere un sesso maschile, e la tentazione dominante tra le giovani fanciulle del terzo millennio è di configurare il maschio solo in questa dimensione. La mia chiaramente è una generalizzazione, e chiaramente bisognerebbe considerare caso per caso, ma il fatto che questo pregiudizio esista penso sia innegabile.

Se poi invertiamo i ruoli e vediamo la donna di oggi di fronte all’uomo di oggi, cantiamo la disfatta di Troia, perché questo pregiudizio, o se preferite questa “inflessione culturale”, è ancora più innegabilmente evidente, tant’è che, oggi più che mai nella storia dell’uomo occidentale il concetto di “donna” è strettamente imparentato, proprio a livello di vocabolario, con il sesso femminile. D’altronde, ditemi chi di voi è ancora così “all’antica” da dire:”che bella ragazza”, sappiamo tutti come questa frase sia caduta in disuso in favore di ben altre espressioni, tutte comunque ricavate da un’infinita (e in continua espansione) catena di sinonimi tutti riferiti al sesso femminile, ormai universalmente riconosciuto come una sineddoche, cioè un termine che, in questo caso, esprime una parte di qualcosa ma che intende invece indicare la totalità di quella cosa.

Ho voluto imbastire questa riflessione (e spero mi si perdoni per il rigore presumibilmente accademico che sto cercando di mantenere) in quanto qualche giorno fa sono stato assalito da un incubo. Mentre ero alla Fiorentino a far le compere di Natale ho avuto l’ennesimo malore: una ragazzina, visibilmente più giovane, anche se nemmeno più di tanto, del sottoscritto, che con la sua sola presenza era in grado di scatenare nel sottoscritto vi lascio immaginare cosa. Di lì, tuttavia, mi sono sentito, direi finalmente, costretto a pormi una domanda: ma scusate, sono io che son pedofilo o è la suddetta signorina ad essersi vestita in un modo discutibile?

Credo che molti tra noi giovani, noi nati alla fine degli anni ’80 e inizio ’90, si sono posti almeno una volta questa domanda, forse ritenendola tuttavia troppo stupida perché ci si potesse anche solo tentare una riflessione seria in merito. Tuttavia la domanda è legittima, ve lo posso assicurare.

Il testo che vi ho citato all’inizio mi è sembrato perfetto per circoscrivere il cuore del problema. Chi è, nel contesto verificatosi l’altro giorno a Fiorentino, il porco? È davvero colpa mia se vedere una ragazza le cui linee sono evidenziate in ogni parte non mi lascia indifferente?

Signori, caliamo il sipario sull’ipocrisia del nostro tempo, e rendiamoci conto che il corpo di una donna è scolpito dalla mano del Creatore perché piaccia all’uomo (non basta forse sfogliare il Cantico dei Cantici per averne un riscontro letterario, per non dire scientifico?). E non è affatto un dato culturale che le curve di una donna non lascino indifferenti il maschio, è un fattore semplicemente biologico! Non stiamo parlando di psiche, di volontà, di inconscio, ma di ormoni, di sangue, di sensi!

Io che vivo a Bologna, una città tristemente nota, tra le altre cose, per gli stupri, avrei anche una cosa da aggiungere: se queste studentesse indifese vogliono evitare di dare nell’occhio di qualche malintenzionato, si vedano bene allo specchio e realizzino come sono uscite di casa, perché spesso e volentieri non c’è niente del loro vestiario che non comunichi erotismo!

Parlo dei famosissimi pantaloni a vita bassa, parlo di vestiti che sono sempre più aderenti, parlo di gonne praticamente dimenticate a casa, parlo di mode che cinquant’anni fa avrebbero fatto urlare allo scandalo, anche se in un ambiente tendenzialmente perbenista. Parlo di un terzo millennio che sta facendo del sesso un costante messaggio subliminale presente in qualsiasi contesto pubblico, sfruttando le mode come strumento di appiattimento dei costumi e accusando con toni perbenistici certi inevitabili appetiti maschili (che comunque non rimangono giustificabili quando vengono condotti all’estremo, come tristemente accade ahinoi sempre più spesso).

Scrivo queste poche righe ad ora tarda, e mi sento nella condizione di dover tirare delle conclusioni. D’altronde credo di aver già terrorizzato abbastanza gli animi in chi mi ha letto. Ad essere sincero, è proprio al lettore di queste righe che delegherei il compito di tirare delle conclusioni, se non altro aprendo un dibattito che sta giocando la parte dell’eterno assente, ma su cui sarebbe bene cancellare ogni censura, perché, non so voi, ma per me la questione è tanto inquietante quanto delicata.

Non credo di essere in grado di proporre io stesso delle soluzioni, ma una cosa mi sento di dire alle giovani donne del 2000: spesso il vostro abbigliamento trasmette intrinsecamente un messaggio, il sesso. Mi rendo conto che non avete disegnato voi quegli abiti, ma fatico a credervi se mi dite che non siete state voi a sceglierli. Pensate pure ciò che meglio credete, ma voglio tuttavia invitarvi alla coerenza, valore tanto dimenticato (anch’esso all’antica?) nel nostro tempo. Una persona infatti mi ha detto che nel momento in cui comunicate, con qualsiasi linguaggio, un certo messaggio, le vie di mezzo non si pongono: o affrontate le conseguenze di ciò che comunicate, cosa che dubito vogliate, oppure evitate di comunicare quel messaggio.

Capisco che non ne abbiate troppa voglia, e che sarebbe moralismo, ed è moralismo, essere intransigenti su questo punto. Ma la società sessista di oggi, ve lo posso garantire, non è la migliore società in cui ciascuno di noi potesse chiedere di vivere, sarebbe ipocrisia negarlo. E il primo passo perché cambi qualcosa è che nessuno si dica innocente e ciascuno si prenda le proprie responsabilità. Anche perché, nella nostra società sessista, il sesso è una costante, ma la parola amore non può esserne solo un sinonimo.

Se sarà il caso tornerò sull’argomento. Lascio a voi la parola e ai posteri l’ardua sentenza.

see ya

rising dark sun

http://spazioaparte.splinder.com






see ya
rising dark sun

http://plato87.splinder.com/

Da adesso in poi ci proverò
a farti avere il meglio che ho
il peggio lo troverai da te
ma vale la pena vivere
mi chiederai:"Sì ma perchè?"
so solo che ti dirò:"Vale la pena, vedrai!"
Da adesso in poi.
(Luciano Ligabue)










Ligabue point
Voglio un mondo comico
Voglio un mondo che faccia ridere
Un cielo comodo
Che qualcuno si affacci a rispondere
Voglio svegliarmi quando voglio
Da tutti i miei sogni
Voglio trovarti sempre qui
Ogni volta che io ne ho bisogno.
(in questo punto della canzone ho forse sentito "ti amo"? Io ce lo metto)
Voglio il tempo libero
Sì ma libero proprio ogni attimo
E alzare il minimo
Con la vita che mi fa il solletico
Voglio restare sempre sveglio
Con tutti i miei sogni
Voglio tornare vergine
Ogni volta che io ce ne ho voglia
Voglio volere tutto così
Voglio portarti in un posto che
Tu proprio non puoi conoscere
Voglio volere qualcosa per me
Qualcosa che sia per me
Voglio volere
Io voglio un mondo allaltezza dei sogni che ho
Voglio volere
Voglio decidere io se mi basta o se no
Voglio volere
Voglio godermela tutta fin quando si può
Si può(?) (che c sia un punto interrogativo qui? Io ce lo metto)
E voglio un mondo comico
Che se ne frega se sembra ridicolo

Un mondo facile
Che paga lui vuol fare lo splendido
Voglio non dire mai è tardi
Oppure peccato
Voglio che ogni attimo
Sia sempre meglio di quello passato
(Voglio volere)

Tu che conosci il cielo
Saluta Dio per me
Digli che sto bene
Considerando che
Che non conosco il cielo
Però conosco te
Mi va di ringraziare
Puoi farlo tu per me?
E intanto sono in viaggio
Digli pure che io sono in viaggio
Non lo so dove vado ma viaggio
E gli porterò i miei souvenir
Tutti quanti i miei souvenir (tutte queste parole già valgono un uomo)
Tu che conosci il cielo
E poi conosci me
Le sai le mie paure
Mi sa che sai il perché
Che non conosco il cielo
Farò come potrò
Starò con tanta gente
Per stare solo un po
Facendolo il mio viaggio
Cerco il mio pomeriggio di Maggio
Non lo so come vado ma viaggio
E gli porterò i miei souvenir
Tutti quanti i miei souvenir
(Tu che conosci il cielo)

Io non so se sono cotto, certi giorni non mi basta ciò che vedo e sento e tocco, però so che non so stare fermo, e so che cerco, so che tante volte trovo e perdo qui, tra corpi solidi.
Se il cielo è vuoto o il cielo è pieno, il giorno che ci guarderemo si saprà.
(Il cielo è vuoto o il cielo è pieno)
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