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E' l'Iran la chiave di volta per la stabilizzazione del Paese?

Last Update: 12/2/2010 11:53 AM
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E' l'Iran la chiave di volta per la stabilizzazione del Paese?
di Pamela Schirru

AFGHANISTAN - Risale al 19 ottobre scorso la dichiarazione d’intenti da parte del governo iraniano, in merito al processo di pacificazione e stabilizzazione della regione afgana. Lo confermano le parole dell’inviato speciale iraniano, Mohammed Alì Ghanezadeh, che ha parlato di “approccio regionale per la stabilizzazione dell’Afghanistan”, appellandosi al sostegno di tutti i Paesi della comunità internazionale. L’intervento del rappresentante della Repubblica Islamica dell’Iran al tavolo delle trattative non è di certo passato inosservato. La sua presenza ha difatti costituito una “novità” volutamente introdotta dal Ministro degli Affari Esteri italiano nonché “padrone di casa”, Franco Frattini. Una scelta non casuale, dettata soprattutto dalla consapevolezza che il problema afgano debba essere affrontato non isolatamente, ma alla luce di un contesto più ampio, ovvero regionale.
Per comprendere che significato assume in tale circostanza l’espressione “approccio regionale” offerto dall’Iran all’Afghanistan, occorre partire da un’analisi geografica prima che politica. L’Iran confina a est con il territorio afgano. I confini naturali sono ben delineati dalla catena montuosa formata dai monti Elburz che si estendono in larghezza per 130 km, terminando laddove comincia il territorio afgano. Un complesso montuoso divide pertanto la Repubblica Islamica dell’Iran dal suo martoriato vicino, ma questo non ha impedito all’Afghanistan di ricoprire sempre più spesso il ruolo di “corridoio di transito” verso l’Iran, e viceversa. Una vicinanza geografica che ha determinato spesso reciproche conseguenze sul versante socio – politico. Innanzitutto, ogni fase di instabilità vissuta dall’Afghanistan è stata motivo di preoccupazione per l’Iran che condivide con essa 900 km di frontiera. Non ultima la cosiddetta guerra al terrorismo. Negli ultimi nove anni, l’Iran ha giocato un ruolo per così dire ambiguo nella crisi afgana, alternando iniziative di cooperazione (seppur indiretta) ad azioni di sabotaggio. A tal proposito, non bisogna dimenticare le dichiarazioni rilasciate nell’agosto del 2009 dall’ambasciatore iraniano, Fada Hossein Maleki, in visita ufficiale a Kabul: “L’Iran – ha dichiarato il diplomatico – è pronta a cooperare per la stabilità dell’Afghanistan”, ma ad una condizione ha aggiunto: “ solo se Usa e Occidente adotteranno un approccio univoco con Teheran”.

Già nel 2008, il neo eletto presidente americano Barack Obama aveva ventilato un coinvolgimento dell’Iran nel processo di stabilizzazione della regione afgana sconvolta dal conflitto. Tra i punti principali della strategia regionale delineata dalla nuova amministrazione Usa figurava il pieno sostegno al dialogo tra il governo di Hamid Karzai e l’ala moderata dei Talebani, attraverso il coinvolgimento del governo iraniano. Il tentativo da parte degli Usa di aprire le porte all’Iran e consentire a quest’ultima di prender posizione in merito all’intricata “questione afgana” è stata vista e interpretata come una vera e propria “rivoluzione copernicana in politica estera”. L’Occidente non poteva socchiudere gli occhi e fare finta di nulla davanti all’influsso, seppur indiretto, esercitato dalla Repubblica Islamica dell’Iran sul territorio afgano. Non poteva nemmeno schivare l’intricata rete di legami politici, economici e perfino religiosi tessuta da Teheran in Afghanistan. L’Iran ha investito ingenti capitali in territorio afgano nei più disparati settori, dal commercio alle infrastrutture. Investimenti definiti “vitali” dalla politica locale afgana, necessari per imprimere un impulso seppur debole ad un’economia asfittica. Al vantaggio economico reciproco ha corrisposto necessariamente anche un vantaggio “politico” soprattutto per Teheran. I rapporti tra Iran e Afghanistan hanno iniziato a migliorare proprio nel pieno della crisi afgana, durante l’invasione del territorio da parte degli americani. Il conseguente abbattimento del regime Taliban ha permesso al governo di Teheran di introdursi gradualmente nel dialogo volto a stabilizzare il Paese, potenziando in tal senso la sua influenza regionale.

Gli Stati Uniti non potevano di certo restare inermi dinanzi al crescente influsso esercitato dal governo iraniano sulla regione afgana. Barack Obama – in virtù della nuova direzione imboccata dalla politica estera statunitense – ha tentato di richiamare l’attenzione del governo iraniano sui problemi che affliggono l’Afghanistan. Gli interessi in gioco sul territorio afgano, tanto per Teheran quanto per Washington sono molteplici. Entrambi intendono ostacolare il pericolo di un possibile insediamento a Kabul di un governo guidato da estremisti sunniti, nonché fermare o rallentare il traffico di droga dall’Afghanistan verso il resto del mondo (il Paese guidato da Karzai è il primo produttore di oppio nel mondo). Soprattutto per Teheran, la nascita e la creazione di un governo stabile in territorio afgano significherebbe porre finalmente un veto al flusso migratorio irregolare, cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni.

Alcuni analisti ritengono che Teheran e Washington possano trovare un punto di contatto e di incontro proprio in Afghanistan. Non si esclude che un giorno questo possa realmente avvenire. Ma la teoria molto spesso si discosta dalla prassi, e sul versante pratico le cose stanno diversamente. Se, per un verso, gli Usa aprono un varco all’Iran in seno alla comunità internazionale, reputando la sua presenza (spesso ingombrante) utile per mettere a punto la “regional – strategy”, dall’altra non bisogna dimenticare come la stessa comunità internazionale non abbia sempre intrattenuto con l’Iran rapporti amichevoli (il contenzioso sul programma nucleare ne è un esempio significativo). Oltre al dibattito sul nucleare, non bisogna dimenticare che “l’approccio regionale” pensato dall’Iran non è visto di buon occhio dalla vicina Arabia Saudita, che teme di assistere ad un espansione crescente della Repubblica Islamica dell’Iran al di là dei confini nazionali. Nella partita afgana i giocatori sono numerosi e agguerriti, e trovare un bilanciamento di interessi non sarà facile. Gli afgani, intanto, aspettano uno spiraglio di pace, dilaniati da terrorismo e pulsioni eterodirette.

fonte: geopolitica.info






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